Quando un genitore cade, il fragore è quello di un incendio che divora una foresta. E’ questo rombo che pervade Wildlife, il film dell’americano esordiente Paul Dano che ha vinto la 36esima edizione del Torino Film Festival.

Ciò che lo ha fatto emergere tra le tredici opere in concorso, secondo la giuria, è stata la sua grande forza narrativa, e la bravura dei tre attori principali, ovvero Jake Gyllenhaal, Carey Mulligan e l’esordiente Ed Oxenbould.

In “Wildlife”, già film d’apertura della sezione Semaine de la critique all’ultimo Festival di Cannes, i tre attori sono i membri della famiglia Brinson, che vive in una cittadina del Montana negli anni Sessanta. Qui, le montagne incombono su un gruppo sparuto di case e il sogno americano è come la linea dell’orizzonte, che si intravede sempre, ma non si afferra mai.

Il peso del successo promesso e mai raggiunto grava sul capofamiglia Jerry, che perde il lavoro di raccattapalle, e sulla giovane moglie Jeanette, che per assecondare i continui spostamenti del marito ha lasciato il posto di supplente e si occupa del figlio Joe. E’ attraverso gli occhi di quest’ultimo che viene mostrato la crisi del matrimonio di Jerry e Jeanette, entrambi incapaci di accettare le debolezze dell’altro.

Non è una crisi violenta, quanto piuttosto una lenta distruzione, che mina alle fondamenta il mondo di Joe. Se prima le minacce venivano dal mondo esterno, la routine familiare diventa una vita selvaggia, nella quale  mamma e papà, i suoi eroi, perdono i loro superpoteri e commettono errori ai quali bisogna rimediare.

Gli incendi che minacciano High Falls, la cittadina dove vivono i Brinson, diventano la forma concreta della devastazione emotiva che Joe fronteggia. Troppo timido ed educato per avere una reazione violenta, impara rapidamente a spegnere le fiamme provocate da una madre insoddisfatta e un padre assente.

Come molti film di esordienti, Wildlife si dilunga troppo in  alcuni punti; un difetto che toglie intensità a una narrazione delicata e incisiva della perdita dell’innocenza, ma che lascia inalterato  il fragore della caduta di chi si pensava essere invincibile.


A cura di Barbara Polin

 

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Barbara Polin

Classe 1995, studentessa di Scienze Internazionali, coltivo il mio benessere con lunghe immersioni di cinema e libri. Scrivo perchè la realtà è frammentata, e la Wanderlust per le parole mi anima a ricomporla in un mosaico.
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