Negli anni, il propagarsi di determinate teorie populiste nazionalistiche sembra aver seguito un percorso ben definito. Prima, le situazioni di disagio vissute dalle popolazioni colpite dalla crisi economica, Grecia, Italia, Spagna. Dopodiché, rafforzate, tali teorie si sono diffuse in altri Paesi a causa della crisi politica, dello stallo istituzionale e dei forti cambiamenti sullo scenario internazionale. Non a caso le spinte nazionalistiche di Grecia e Italia si sono adoperate per la modifica delle politiche economiche.

Tuttavia, per le popolazioni dell’Europa dell’Est la situazione è diversa. La Polonia è un Paese che è passato da un’economia inefficiente al liberismo e al capitalismo. Dalla repressione della religione cattolica a vedere un proprio cittadino sedere in Vaticano e diventare uno tra Papi più acclamati. Un Paese la cui popolazione è passata dall’essere definita Untermensch, subumana, a vedere i propri diritti garantiti e tutelati nell’utopia europea. Tutto ciò in poco più di vent’anni. Il resto d’Europa ha avuto più tempo per adattarsi gradualmente al nuovo ordine. La Polonia, mentre gli altri muovevano i primi passi nel mondo comunitario, rimaneva isolata e repressa sotto una dittatura feroce. Per quanto non si possano condividere né giustificare certe ideologie e politiche dissennate, non si può che trovarvi un nesso con la storia passata.

Democrazia, Nazionalismo e Identità

Per contenere la politica di potenza e i nazionalismi, l’UE ha creato una società talmente plurale da rendere difficile per l’individuo l’identificarvisi. Così, egli si rifugia nel microcosmo della comunità concreta (coloro che riconosce come suoi simili) e si “barrica” al suo interno. L’individuo infatti riconosce come minaccia alla propria identità e unicità la società plurale e multiculturale stessa, creando il conflitto tra “noi” e “loro”. In realtà, il “loro” non è un’entità definibile con criteri standard, bensì tutto ciò che esula dal “noi”.

Al contrario della repressione autocratica, la democrazia invita alla formazione di idee contrastanti al fine di coniugarle e tradurle nel bene comune dello Stato. Essa permette a tutti i soggetti che non siano, almeno in principio, apertamente contrari all’ordine costituito, di raggiungerne i vertici grazie al consenso popolare, permettendo così anche a chi non interessa preservare la democrazia l’accesso al governo. Quando è il nazionalismo a prendere piede, come nello sport, il popolo si trasforma in una tifoseria che inneggia al proprio Paese e desidera vederlo vincitore contro gli altri, non solo in ambito militare, ma anche culturale.

A questo proposito la Polonia, insieme all’Ungheria, potrebbe rappresentare uno dei rischi più grandi per la stabilità dell’UE liberale. La sua democrazia probabilmente troppo giovane e basata su pilastri instabili non è stata in grado, per ora, di integrarsi in Europa come è in parte successo a livello economico. I benefici derivanti dalla membership hanno attratto moltissimo i Paesi dell’ex blocco orientale. Tuttavia, una volta membri del demos (identità comune derivante da un territorio, storia e lingua comuni) europeo, i polacchi hanno avuto paura di non poter conservare, di nuovo, il proprio ethnos (l’identità intesa come etnia, religione e tradizioni). La democrazia liberale è stata associata dalla retorica del partito di governo PiS a quella del regime autocratico sovietico che impediva loro di esprimere la propria identità, cultura e religione. Il consenso popolare dato a questo tipo di visione, sembra confermare come questo fosse il timore della popolazione stessa, consciamente o inconsciamente.

Come si crea il consenso: chi sono “loro”?

La pluralità della cultura europea è stata associata alla decadenza e alla corruzione, mentre l’identità polacca elevata ad esempio. Complici un’omogeneità etnica e religiosa praticamente totale, il partito di governo ha facilmente sviluppato il concetto di “loro”. Da una parte, “loro” sono gli esponenti sovietici che internamente si sono infiltrati tra i ranghi del potere giudiziario e hanno corrotto subdolamente lo Stato (riforma giudiziaria). Dall’altra, le democrazie europee liberali, decadenti e corrotte che dall’esterno tentano di “contaminare” l’identità polacca e diluirne l’essenza.

Operatori materiali di tali ingerenze sono i partiti della destra liberale e Donald Tusk, accusati anche di aver complottato con i russi per creare il vuoto di potere a seguito del disastro aereo di Smolensk (2010).

La Germania è il nemico storico che cerca di imporre la propria volontà, Bruxelles solo il suo “braccio armato”.

L’Islam viene identificato con il terrorismo e il rifiuto di accettare migranti viene giustificato e confermato, almeno secondo la narrazione del partito di governo, dall’assenza di attentati terroristici in Polonia. Al contrario, la “corrotta” Europa dell’Ovest ha permesso la diluizione del proprio ethnos accettando “loro” nel “noi”, e ora soffre sotto gli attentati terroristici di matrice islamista.

Il nazionalismo non fa distinzione tra un “loro” radicale e un “loro” moderato, il nemico è sempre monolitico, diverso sotto ogni punto di vista ed è impossibile conviverci pacificamente.

Una volta creato un nemico, o più d’uno, riabilitato il passato glorificandone solo gli aspetti positivi e nascondendo o negando quelli negativi, omogeneizzato il più possibile il pensiero della società tramite i valori tradizionali o religiosi, il nazionalismo non può avere rivali nella competizione elettorale.

Nulla è cambiato, o quasi.

A giudicare dalla distribuzione dei risultati elettorali, la Polonia sembra ancora culturalmente divisa tra ex dominazione prussiana e nazista ed ex dominazione russo-imperiale e sovietica.

Ad Ovest, la cultura tedesca-liberale appare più facilmente diffusasi tra la popolazione spingendola a preferire governanti afferenti alla destra liberale. Ad Est, la tradizione e il rifiuto del comunismo ha spinto gli elettori a fidarsi maggiormente dei cristiano-conservatori nazionalisti. Le politiche di esaltazione dell’identità polacca in quanto tale, sembrano volte al tentativo di riunificare questa spaccatura sotto il glorioso passato comune alle due parti del Paese. Le politiche sociali assistenzialistiche si rivolgono maggiormente alla parte più povera e rurale, per colmare il gap verticale.

La Chiesa ha da sempre ricoperto un ruolo importante e fondamentale sia nella politica che tra la popolazione, fungendo oggi da raccordo tra governo e popolo. La religione si è fusa con la tradizione eroica, fino alla creazione di una mitologia dello Stato identificato come un Cristo salvatore.

Dio. Patria. Famiglia.

Nulla di nuovo insomma, abbiamo già visto una simile metodologia in passato: in Italia, in Germania. L’esaltazione della nazionalità fine a sé stessa non è una novità.
Ad essere nuova, questa volta, è la situazione internazionale. Nel 1922 e nel 1933 c’erano ancora il Concerto europeo e la politica di potenza. Oggi ci sono l’UE, la diplomazia e lo stato di diritto.

Ma sarà sufficiente?


A cura di: Letizia Biscarini

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Letizia Biscarini

LM in Relazioni Internazionali all'Università di Firenze. Sono un'attivista, una viaggiatrice, amo la fotografia e la politica, imparare una lingua nuova e vedere qualcosa che non ho mai visto. Sogno un futuro migliore e una realtà più equa. Non mi intendo di sport, ma faccio finta, il mio caffè deve essere ristretto, bollente e rigorosamente nero senza zucchero, la panna nella carbonara è un crimine contro l'umanità e citare film e fumetti dovrebbe essere riconosciuto sport olimpico.
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Letizia Biscarini

LM in Relazioni Internazionali all'Università di Firenze. Sono un'attivista, una viaggiatrice, amo la fotografia e la politica, imparare una lingua nuova e vedere qualcosa che non ho mai visto. Sogno un futuro migliore e una realtà più equa. Non mi intendo di sport, ma faccio finta, il mio caffè deve essere ristretto, bollente e rigorosamente nero senza zucchero, la panna nella carbonara è un crimine contro l'umanità e citare film e fumetti dovrebbe essere riconosciuto sport olimpico.
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