Si è conclusa domenica scorsa l’edizione numero 106 del Tour de France, la stessa in cui si è celebrato il centenario della maglia gialla. Il simbolo del primato, per la prima volta, si è posto sulle spalle di un corridore colombiano: Egan Bernal, del team Ineos. Ecco allora le pagelle dei protagonisti che, in queste tre settimane, ci hanno tenuto incollati davanti alla TV.

Alcuni dei principali protagonisti dell’ultimo Tour de France, a partire da Egan Bernal

 

Voto 10 ovviamente a Egan Bernal, il vincitore più giovane del dopoguerra che, alla prima da capitano, si è portato a casa la corsa più bella, prestigiosa e difficile al mondo. Pur con una squadra un po’ in affanno rispetto agli standard, il corridore della Ineos non ha sbagliato un colpo, rimanendo lucido anche oltre quota 2000 metri. L’impero britannico del Team Ineos sembrava quasi sul punto di crollare, quando questo giovanotto timido e cortese ha deciso che era giunto il momento di prendersi quel destino che sembrava forse troppo grande, ma che invece lo ha consacrato nella storia di questo sport. Chi ben comincia…

Voto 10 anche al moschettiere Julian Alaphilippe. Ci ha divertito e si è divertito mettendo sulla strada tutto quello che aveva e anche di più, facendo sognare un’intera nazione prima con i numeri da fuoriclasse e poi con una difesa con le unghie e con i denti. Il corridore francese ci ha messo quel suo cuore da guascone come D’Artagnan nella crono di Pau, mentre sulle Alpi, come un vero eroe romantico, non voleva arrendersi di fronte a forze più grandi di lui. “A volte quando si perde si vince”. Chapeau.

Julian Alaphilippe

 

Voto 9 per il redivivo Steven Kruijswijk e la Jumbo-Visma. L’olandese conquista il primo podio in un grande giro dopo il capitombolo sulle nevi del Colle dell’Agnello al Giro 2016. Solido in salita, è stato coadiuvato alla perfezione dai suoi due uomini, George Bennett e Laurens De Plus. Il successo è dunque ascrivibile all’intero team, vincitore sia della cronometro riservata alle squadre, che di tre tappe. I meriti, in questo caso, vanno alla sorpresa Teunissen (prima maglia gialla di questo Tour), l’acclamato Groenewegen e la promessa Van Aert. Unica nota stonata, l’espulsione di Tony Martin a seguito di una scaramuccia con Luke Rowe. Non a caso “A tutti i poeti manca un verso…”.

Voto 8 a Thibaut Pinot. Dopo i Pirenei e lo splendido assolo sul Tourmalet, nonostante abbia pagato dazio fra i ventagli d’Occitania, stavolta sembrava davvero il favorito. E invece, ancora una volta, ha dovuto alzare bandiera bianca proprio sul più bello. Quando tutta la Francia era in attesa dell’affondo decisivo, il ciclista della Groupama-FDJ è stato costretto ad abbandonare la corsa a causa di un problema muscolare. La straziante immagine delle sue lacrime rimarrà un simbolo del Tour 2019.

Valutazione analoga per Geraint Thomas: pur non brillantissimo, acciuffa comunque la piazza d’onore. Spesso criticato per la condotta in corsa nei confronti di Bernal (insomma, non poteva certo portarlo in carrozza fino a Parigi!), il vincitore del Tour 2018 giunto a Parigi onora il ventiduenne colombiano, in quello che può essere considerato come un passaggio di consegne.

Giudizio invariato anche nei riguardi di Thomas De Gendt e a Caleb Ewan. Se la carriera del belga fosse un film, il titolo sarebbe sicuramente La grande fuga oppure Fuga per la vittoria. Si porta a casa una delle vittorie più belle, mettendo ancora una volta “nel sacco” tutto il gruppo. Ormai è un habitué di questi numeri, come al Giro 2012, dove vinse sullo Stelvio rischiando di far saltare la corsa e prendendosi un incredibile terzo posto finale. Infaticabile, ha pure tentato, invano, di far conquistare la maglia a pois al suo amico Tim Wellens. Caleb Ewan, uno dei più piccoli del gruppo, è stato invece il re incontrastato delle volate, con tre sigilli alla prima partecipazione francese conditi dalla ciliegina finale sui Campi Elisi, una delle vittorie più prestigiose nella carriera di ogni velocista.

Voto 7 per gli italiani Nibali, Aru, Viviani, Ciccone e Trentin. Lo Squalo, pur controvoglia, ha voluto lasciare il segno all’ultima tappa alpina, tornando alla vittoria dopo la Sanremo 2018. Il vincitore del Tour 2014 ha dimostrato ancora una volta come i veri campioni sappiano pescare il jolly dal mazzo anche all’ultimo momento. Molto bene anche Aru, 14° posto finale al rientro dopo l’operazione. Il corridore della UAE Emirates ha scavalcato il capitano del suo team, Daniel Martin, non mollando mai in salita il gruppo dei migliori. Elia Viviani, invece, ha centrato la prima vittoria in Francia a Nancy, entrando così nel club di coloro che hanno vinto almeno una tappa in tutti e tre i grandi giri. Oltre a ciò, il corridore della Deceuninck-Quick Step non ha fatto mancare il suo apporto ad Alaphilippe nel tentativo di tenere vivo il sogno giallo, tirando in testa al gruppo. Una lieta sorpresa è stata Giulio Ciccone, due giorni in maglia gialla e la consapevolezza di poter lottare un giorno per il podio finale; peccato per una caduta che gli ha impedito di tentare l’assalto alla classifica scalatori, già vinta peraltro al Giro. Infine, Matteo Trentin. Il ragazzo di Borgo Valsugana prima ha dovuto cedere il passo a Simon Yates nella fuga pirenaica, ma poi si è rifatto alla grande a Gap, con un assolo finale da manuale del ciclismo.

Matteo Trentin

 

Voto 7 anche per Mikel Landa, che ancora una volta si guadagna sul campo i gradi di capitano. Alcuni lo hanno criticato per l’inaffidabilità, ma cosa doveva fare di più dopo aver fatto classifica anche al Giro? Ci auguriamo vivamente che il prossimo possa essere schierato da subito come uomo di punta, visto anche il probabile addio di Quintana.

Voto 6 per Peter Sagan. Sarebbe un 7, come le maglie verdi conquistate (record assoluto). Ma come non aspettarsi qualcosa di più di una tappa vinta e qualche impennata per i fan da un fenomeno come lui? L’impressione è che abbia vinto la classifica a punti perché in salita “tiene botta” più e meglio rispetto agli altri velocisti. Si sarà risparmiato in vista del mondiale nello Yorkshire? Vedremo.

Voto 5 a Nairo Quintana. Il suo è stato un Tour sonnolento con il solo sussulto nella tappa del Galibier. Partito con ambizioni di vittoria, in salita si è quasi sempre staccato dai migliori, concludendo dietro al compagno di squadra Landa. Il prossimo anno cambierà squadra, accasandosi probabilmente all’Arkea-Samsic. Visti i flop delle ultime stagioni, può ancora essere considerato un corridore da grandi giri?

Nairo Quintana

 

Voto 4 a Romain Bardet. Discorso simile a Quintana: nonostante sulla carta questo percorso fosse su misura per lui, già nei Vosgi si era capito che in salita sarebbero stati dolori. È uscito quasi subito di classifica per provare a vincere qualche tappa, ma niente da fare. Si è consolato con la vittoria della maglia a pois (che i francesi forse amano più della maglia gialla) pur senza vincere nemmeno un Gran Premio della Montagna. Anche qui l’impressione è che sia già un corridore in fase calante.

Voto 3 alla sfortuna di Jacob Fuglsang. Sembrava davvero l’anno buono dopo le vittorie di Liegi e Delfinato, ma invece questo Tour gli ha riservato solo amarezze. Prima la caduta nella prima tappa di Bruxelles con conseguente ferita sul volto, poi il ritiro all’inizio della terza settimana, ancora una volta per una caduta. Pare che alcuni amatori lo abbiano visto a Lourdes pochi giorni dopo.

Voto 2 alla Bahrain-Merida. Obbligano Nibali a venire in Francia contro la sua volontà (avrebbe preferito fare la Vuelta e puntare alla vittoria) e poi, non contenti, si perdono per strada Rohan Dennis. Il ciclista australiano, anch’egli in polemica con la squadra, si ritira e si fa portare al traguardo da un tifoso (il tutto all’insaputa dei direttori). Professionisti cercasi.

Voto 1 a chi scrive le pagelle, che alla vigilia non aveva nemmeno pronosticato Steven Kruijswijk. Meglio darsi all’ippica.

Voto 0 ai giornalisti che non parlano del Tour più bello e combattuto del XXI secolo, “menandola” ancora con le vacanze dei calciatori, i viaggi delle loro mogli o fidanzate, la Bobo Summer Cup (con ex giocatori che continuano a rilasciare incessantemente le solite dichiarazioni) e via dicendo.

Questi sono i nostri voti ai protagonisti del Tour de France. Voi che ne pensate?


A cura di Guido Venturini

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Tomorrow nasce nel 2016 nell'Università degli studi di Torino, dall'idea di un gruppo di amici. Il nostro obiettivo è dare spazio alle opinioni di giovani studenti e professionisti sull'attualità internazionale e nazionale.
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