Domani scatterà da Bruxelles l’edizione numero 106 del Tour de France, la corsa ciclistica più importante del mondo. A detta di molti, l’evento sportivo di riferimento dopo i mondiali di calcio e i giochi olimpici.

Tour 2019 significa anche 100 anni di maglia gialla, il simbolo del primato che ha assorbito sudore, lacrime di gioia e anche di delusione. In molti l’hanno indossata, dalle leggende ai campioni, passando per tanti onesti “lavoratori della bici”. Tutti l’hanno sognata, alcuni l’hanno anche rifiutata per protesta o per rispetto verso avversari costretti al ritiro, mentre qualcuno, purtroppo, l’ha disonorata. Sembra un paradosso, ma uno dei corridori francesi ancora oggi fra i più amati, Raymond Poulidor, non è mai riuscito ad indossarla. Una maledizione che lo ha perseguitato ma che l’ha reso, di fatto, immortale.

Raymond Poulidor – Tour 1976

 

Occhi puntati su Thomas e Bernal

Venendo all’attualità, mai come quest’anno sembrano esserci diversi pretendenti per salire sul podio finale sugli Champs Elysée, dinanzi all’Arco di Trionfo. Prima di tutti ci sono loro, Geraint Thomas e Egan Bernal del Team Ineos, ex Team Sky. Dovevano essere sacrificati in nome della “ragion di stato” che rispondeva al quinto Tour di Chris Froome. Tuttavia, il ciclista britannico è stato costretto a dare forfait a seguito di una brutta caduta al Delfinato.

Thomas, gallese di 33 anni, ha vinto l’anno scorso dopo anni di sfortune e adesso, data l’età, difficilmente abdicherà, soprattutto a fronte dell’assenza di Froome. Per Thomas inoltre questo Tour rappresenta una delle ultime occasioni della carriera, considerando che anche lui ha rischiato di alzare bandiera bianca ancor prima di partire per via di una caduta. Egan Bernal, invece, di anni ne ha 22 ed è nato a Zipaquirá, in Colombia. Scoperto da Gianni Savio, il giovane ciclista sudamericano ha mostrato un’eccellente condizione sulle salite del Giro di Svizzera ed è già considerato uno degli scalatori più forti del mondo. Nel suo caso, i maggiori rischi sono ascrivibili all’inesperienza e a possibili “peccati” di gioventù. Ad ogni modo, Dave Brailsford, general manager della squadra, ha assicurato che i due partono alla pari. Le gerarchie, come sempre, le deciderà la strada.

 

Non solo Team Ineos per la maglia gialla: possibili sorprese ed outsider

Fra i due litiganti potrebbero godere i francesi Thibaut Pinot e Romain Bardet, ex “ragazzini terribili” che avrebbero dovuto riportare il Tour “a casa” dopo anni di dominio straniero (l’ultimo fu Bernanrd Hinault, anno 1985). Per loro “o si fa la Francia, o si muore”. Questa Grand Boucle sulla carta è stata disegnata per loro: pochi kilometri a cronometro e tanta salita. Pinot, non a caso, non ha mai nascosto di amare di più il Giro, una lesa maestà per i cugini d’oltralpe. Tuttavia, un Tour così può capitare una volta nella vita. Perché non provarci? Nel suo caso, l’unico vero tallone d’Achille è la discesa. Discorso simile per Bardet, che sogna il colpaccio dopo essere salito diverse volte sul podio. Il corridore del team AG2R punta inoltre a riscattare la non esaltante prestazione dell’ultima edizione.

ll Team francese al Tour del 2015

Poi c’è Vincenzo Nibali, che per quest’anno aveva puntato alla maglia rosa, ma a furia di “bisticciare” con Roglic, si è dovuto accontentare della piazza d’onore. Il vincitore del Tour del 2014 aveva dichiarato di venire in Francia per prendersi qualche vittoria di tappa e cercare di vincere la maglia a pois, la classifica riservata agli scalatori. Poi però sua maestà Froome e Dumoulin, secondo nel 2018, hanno dato forfait e lo Squalo, si sa, percepisce il sangue della preda a kilometri di distanza. Anche per lui la carta d’identità comincia a essere logora, 34 anni. Nonostante ciò, crediamo e speriamo che sotto sotto ci proverà. E’ ipotizzabile che inizialmente cerchi di non spendere troppo, per testare poi la condizione alle prime salite. Lì vedremo se lo Squalo dello Stretto potrà sedersi o meno al tavolo dei favoriti.

Parigi incorona Vincenzo Nibali come Re del Tour 2014

Altra corazzata da tenere d’occhio è il Team Movistar che schiera un tridente da capogiro: Quintana, Landa e Valverde. Don Alejandro, forte della sua tanto agognata maglia iridata, probabilmente non farà classifica e si concentrerà sui successi parziali. Quintana parte coi gradi di capitano viste le tante salite, benché nelle ultime stagioni sembra abbia perso un po’ di smalto. Al di là della sua fama di attendista, se vorrà vestirsi di giallo a Parigi dovrà correre all’attacco senza troppi convenevoli. Infine, “salvate il soldato Landa”: prima gregario di Aru, poi di Froome, ora di Quintana e Carapaz (al Giro). Ci sono squadre che pagherebbero a peso d’oro per avere uno così, cosa aspettano a promuoverlo ufficiale?

Non mancheranno poi numerosi outsider con pretese quanto meno di podio. Il danese Fuglsang, per esempio, sembra in forma come non mai ed è già arrivato nella top ten al Tour. Richie Porte, tasmaniano, si augura che non sia la solita dea bendata a mettergli i bastoni fra le ruote. Anche i gemelli Yates, compagni alla Mitchelton-Scott, hanno tutte le credenziali per disputare un ottimo Tour.

 

Giovani talenti e vecchie glorie da tenere d’occhio

Fra quelli che invece non avranno ambizioni di classifica ma punteranno a fare man bassa dei successi parziali si segnalano il solito Sagan, il nostro Elia Viviani, chiamato a riscattarsi dopo un Giro opaco, il moschettiere Alaphilippe, che tra una smorfia e l’altra (sempre a favor di camera) ci tiene a fare bene davanti al suo pubblico, e, dulcis in fundo, attenzione a Wout Van Aert, talento belga di 24 anni del ciclocross che sta letteralmente esplodendo. Secondo molti, insieme a Mathieu van der Poel, 24 anni, e a Remco Evenepoel, 19 anni, è un predestinato delle due ruote. Tutti e tre provengono dalle Fiandre, quel “fazzoletto di terra” tra Belgio e Olanda identificato da molti come il Santo Graal del ciclismo.

Non manca l’escluso eccellente: Mark Cavendish. Il velocista britannico dell’isola di Man, vincitore di 30 tappe alla Grand Boucle (secondo in assoluto dietro Merckx, 34 successi) non è stato selezionato dalla sua squadra, il Team Dimension Data, a causa delle sue non eccellenti condizioni fisiche. Cannonball, se vorrà, potrà rifarsi al mondiale per velocisti che si correrà nello Yorkishire a fine settembre.

Last but not least, il ritorno alle corse di Fabio Aru dopo l’operazione all’arteria iliaca. In realtà il 29enne di San Gavino Monreale è già rientrato, ma qui al Tour ci auguriamo di vederlo là davanti coi migliori, almeno in qualche tappa. Aru per ovvie ragioni ha corso poco in questa stagione, pertanto sarebbe sufficiente rivederlo pedalare con serenità, dandoci appuntamento alla Vuelta a fine agosto. Che piaccia o no, dopo Nibali, le speranze italiane per i grandi giri sono riposte in lui.

Sarà un Tour in cui si mescoleranno giovanotti e “vecchi volponi”, ci sarà chi sogna la prima volta, chi vuole sfruttare l’ultima occasione e chi forse, a prescindere dall’età, è arrivato all’ultima spiaggia. Tuttavia, sarà soltanto uno a scrivere il proprio nome negli annali. Secondo voi chi ci riuscirà?


A cura di Guido Venturini

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TOmorrow nasce nel 2016 nell'Università degli studi di Torino, dall'idea di un gruppo di amici. Il nostro obiettivo è dare spazio alle opinioni di giovani studenti e professionisti sull'attualità internazionale e nazionale.
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