Nel pomeriggio dello scorso due aprile settanta cittadini di origine Rom sono stati trasferiti a Torre Maura, nella periferia est della capitale. Ne è scaturita una pellicola degna dello spirito dei maestri del nostro cinema.

Gli elementi ci sono tutti  nel perfetto equilibrio tra ilarità e amarezza: binomio che fonda il genere cinematografico italiano per eccellenza, che ritrae in definitiva il DNA stesso del nostro bel paese.

L’arrivo dei settanta Rom è un fulmine a ciel sereno: a quanto pare nessuno ne sapeva niente. Sembra che l’amministrazione centrale si sia dimenticata di avvisare il municipio interessato, ma che ci vuoi fare? Ormai il coniglio è fuori dal cilindro, e come diceva un tale: “The show must go on”.

E andiamo avanti allora. La gente scende in piazza inferocita ed in spirito da presa della Bastiglia erge barricate di cassonetti incendiati. Perché?

Perché Torre Maura è parte di quella periferia italiana degradata e dimenticata dove le cose sembrano solo peggiorare. La municipalità difatti è stata un ampio bacino elettorale per i pentastellati, condizione derivante da un forte appello di aiuto. I cittadini chiedevano e chiedono una riqualificazione dei servizi e degli standard di vita, in un quartiere in cui “non passa più neanche il bus”.

Gli abitanti di Torre Maura scendono dunque per strada perché vedono in questo trasferimento improvviso l’ultimo smacco ad una situazione già disperata che è rimasta una voce nel silenzio. Ci ricorda qualcosa? Bè sì: ricorda tanto la situazione di degrado di Ostia, in cui il vuoto lasciato dalle istituzioni ha fatto buon gioco a Casapound.

Ecco dunque il lupus in fabula: attirati dall’occasione come api dal miele, arrivano i militanti di Forza Nuova e Casapound. L’occasione è troppo ghiotta per non provare a cavalcare la tigre, e così fanno.

Il risultato è che le famiglie vengono di fatto prese in ostaggio, e cominciano a volare i soliti insulti razzisti a cui ci stiamo purtroppo abituando. In uno spettacolo indegno per un paese democratico, testimone dell’incapacità delle istituzioni di gestire la faccenda, c’è qualche perla. Il Messaggero fra le bestialità pronunciate riporta anche questa: «Portatele ai terremotati le pagnotte, anche loro hanno fame».

Certo, non fa una piega. Alcuni bravi cittadini, non si sa bene in base a quale criterio, hanno pensato di risolvere la faccenda con quattro sacchetti di pane del supermercato. In base ad un altro non ben precisato criterio è stato poi intimato loro di abbandonare le masserizie per terra, o di portarle ai terremotati.

E come si poteva non mettere in mezzo l’evergreen dei terremotati? Sarebbe stato un peccato mortale.

Così sventolano cartelli e si fronteggiano due forze antiche come il mondo e forse più, i buoni e i cattivi. I primi armati di baguette a mo’ di spada, i cattivi di un bel trito di stereotipi da accompagnare al candido pane.

Così il bel gesto apre ad uno scontro finora inedito sui teleschermi: Rom contro terremotati. C’è da aspettarsi uno speciale Mediaset sul tema.

Nel frattempo arriva un ragazzetto imberbe, deus ex machina, che spiega la trama di tutta la faccenda. Le dichiarazioni del piccolo Simone sono subito diventate virali perché sono la spiegazione dell’ovvio, tant’è che sono riuscite a zittire il premio Nobel con cui era a convegno.

Ciò che è riuscito a esplicitare un ragazzo del liceo con una chiarezza disarmante, al contrario non lo possono capire a quanto pare politici navigati: in breve “state sfruttando i problemi della gente per i vostri fini di visibilità”.

E infatti son tutti lì a discutere di fascismo e antifascismo, c’è da chiedersi se si possa stare una settimana senza sentire in replica il dibattito epico su tutti i media. In particolare la fa da padrona la scoperta dell’acqua calda: i movimenti di estrema destra hanno sfruttato l’occasione per prendere qualche voto in più, un caso di opportunismo politico.

Tutti a scandalizzarsi e a strapparsi i capelli dalla testa… Sorpresa: i politici scoprono la politica, onestamente non se ne può più.

E via di cortei e contro-cortei, fascisti contro ANPI, Rom contro terremotati, e chi più ne ha più ne metta.

Chi guadagna da questo circo? Non certo gli abitanti di Torre Maura per cui domattina lontano dagli onori della cronaca ricomincerà la vita alle prese coi problemi quotidiani; non certo i Rom a cui è stato riservato un trattamento indegno; e certamente non i cittadini italiani.

Che Stato è uno Stato che non riesce a gestire il trasferimento di settanta persone senza causare un simile bailamme? Evidentemente uno Stato sclerotizzato in problemi irrisolti da ben più di due cicli di governo comunale. Uno Stato in cui nel silenzio delle istituzioni si infiltrano voci pericolose, che trovano buon gioco nella disillusione di chi si sente abbandonato dalle istituzioni. In definitiva uno Stato in cui la disperazione delle fasce più deboli della popolazione si sfoga sugli ultimi degli ultimi.

Se si vuole ridere dunque l’ennesimo episodio della saga buoni contro cattivi è a disposizione, ma riflettendo si tratta di un riso amaro e in definitiva poco allegro: da certi episodi perdiamo tutti. La faccenda da terra dei cachi mette in luce un malessere sociale profondo, mentre di cure invece non si vede neanche l’ombra.


A cura di Corso Pecchioli

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Corso Pecchioli

Corso Pecchioli

Sono nato a Firenze nel 1993. In ritardo per vivere l'età dell'oro dei tamarri degli anni '90, e scarsamente portato per inclinazione a vivere in simbiosi con cellulare e cuffie. Così passo gran parte del mio tempo con il naso piantato sui libri, davanti al sacco da boxe, di fronte ad una birra o allo schermo del cinema; d'estate in motocicletta. Avendo tuttavia costantemente cura, per vocazione, di divulgare critiche urbi et orbi ed ironia al vetriolo.
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Sono nato a Firenze nel 1993. In ritardo per vivere l'età dell'oro dei tamarri degli anni '90, e scarsamente portato per inclinazione a vivere in simbiosi con cellulare e cuffie. Così passo gran parte del mio tempo con il naso piantato sui libri, davanti al sacco da boxe, di fronte ad una birra o allo schermo del cinema; d'estate in motocicletta. Avendo tuttavia costantemente cura, per vocazione, di divulgare critiche urbi et orbi ed ironia al vetriolo.
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