Come nasce Kia?

Kia nasce da un percorso “accidentale”. Nel corso degli anni ho sempre cercato una qualche forma artistica che potesse aiutarmi ad esprimermi. Letteralmente, le ho provate tutte. L’unica cosa che non mi rendeva impaziente, frettolosa ma, al contrario, scrupolosa nel ricercare un senso e una forma, era il visual digitale. Kia è un prototipo di me stessa, evoluto nel corso degli anni che, con diversi errori, ha trovato un mezzo per comunicare.

Il mio percorso è iniziato casualmente tramite la fotografia; un giorno però ho provato a cambiare la realtà catturata aggiungendo elementi miei… una visione dello scatto irreale, ma mia. Adesso, quasi mai quello che faccio parte dalla realtà, semmai da un concetto.

Ci sono degli artisti o dei movimenti artistici del passato o del presente che ti hanno ispirato particolarmente? Delle opere?

Sono sempre ispirata da tutto ciò che non conosco e che mi incuriosisce. Ho certamente dei punti fermi, nonostante cerchi di fare sempre qualcosa di diverso, sia come stile che come tematiche, ma ammetto di seguire anche flussi e periodi.

Il genere “Pulp”delle vecchie Wild o Weird Stories nel più grande genere Science-Fiction e la Pop art. Uno dei più evidenti motivatori è l’artista inglese Banksy e la sua critica sociale, sempre apparentemente leggera e sarcastica. Mi riconosco molto in questo tipo di approccio: ragionare su temi o pubblicare opere apparentemente irriverenti ma che nascondono una critica non a ciò che si vede bensì al concetto che sta alla base.

Steam Factory by Kia

 

Per scoprire il vero messaggio mi faccio spesso questa domanda: cosa c’è dietro a quello che si vede? Adoro la corrente surrealista, Caravaggio, i fumetti, la psicologia evoluzionistica o tradizionale (ad esempio Paul Ekman), la filosofia, la letteratura, gli scritti di Orwell, Igor Sibaldi, Raymond Carver, Calvino. Il cinema e la genialità di registi come Quentin Tarantino, Guy Ritchie o Nolan. Mi immergo nel mondo di serie tv e anime giapponesi. In generale la scienza e il mondo geek. Non ci sono opere in particolare, ma correnti o autori particolari. Tutto ciò che stimola il mio interesse è fonte di ispirazione e varia tantissimo sia negli ambiti che nei messaggi che trasmettono. Questo mi permette di fare sempre qualcosa di nuovo, rimanendo fedele al mio stile.

Ci sono dei momenti della giornata in cui riesci a lavorare meglio?

Per abitudine lavoro meglio la mattina presto, quando il mondo tace e smette di fare rumore.

Su Instagram godi di un discreto seguito. Che legame c’è tra i tuoi lavori e la possibilità che qualcuno li possa vedere sui social?

I SNS sono certamente una soluzione efficace per chi, come me, non ha le conoscenze o i mezzi appropriati per iniziare un percorso professionale. Grazie a piccoli hashtag posso raggiungere persone in ogni parte del mondo ed è un medium grazie al quale si riesce a diventare fruitori e comunicatori attivi al tempo stesso.

Cosa pensi, sinceramente, della fruizione che hanno i tuoi lavori e i “prodotti artistici” anche di altri su social come Instagram. Pensi che perdano valore o al contrario pensi che la possibilità di raggiungere più persone sia una fortuna per chi fa arte?

Instagram per me è stato un trampolino di lancio. Per ora lo considero solo un mezzo per un fine. Molti artisti contemporanei come Patrick Rubinstein, già famosi, hanno iniziato ad usare i social solo in un secondo tempo.

Kia - Specchio

 

Io, essendo ancora un milite ignoto di questo mondo, ho subito il processo inverso: usare Instagram per farmi conoscere e poi, si spera, fare della mia passione un lavoro. Non utilizzo altro. Ho iniziato con Instagram che mi ha permesso di avere piccole soddisfazioni a livello personale come, ad esempio, la possibilità di avere contatti per mostre o pubblicazioni. Piccoli contratti a stagione e la visibilità che mi ha portata ad essere contattata per partecipare come leader grafico nel progetto torinese TedxUniTO per due anni.

Riesci a instaurare dei legami con chi ti segue che vadano oltre al semplice like?

Certamente, il social permette commenti o messaggi privati e si riesce a mantenere un rapporto con chi ti segue. La recente possibilità di creare “stories” fa si che possa mostrare chi sono io, al di fuori della pubblicazione grafica.

Qual è il social che preferisci?

Instagram è il mio secondo indirizzo di residenza 🙂

Il tuo primo post su instagram risale al 2012. Com’è cambiato Instagram in questi 6 anni. È cambiato in meglio o in peggio? E i suoi utenti come li trovi rispetto a quelli del 2012?

Instagram è nato con un concetto molto semplice e basilare: una galleria fotografica. Esistevano già altri social ma, avendone capito il seguito e le potenzialità, non solo gli sviluppatori ma soprattutto gli users hanno cambiato approccio e si sono evoluti. Non so dire se sia cambiato in meglio o in peggio. Io sono cresciuta con l’app come molti altri e mi sono evoluta al passo con loro. Un cambiamento sicuramente c’è stato in ambedue i sensi. Gli utenti sono “uno nessuno e centomila” oramai. Come ogni SNS la pubblicità divaga, gli “influencer” spopolano e molti vogliono solo mostrare un pezzo della propria vita pubblicando come post la propria quotidianità o sponsorizzando le proprie skills.

Kia - Wash

 

“Il medium è il messaggio” come disse McLuhan e tutto sta nel come lo si usa. Il suo sviluppo ha dato anche a me la possiblità di avere nuovi strumenti per espandere la mia visibilità e, nonostante non segua il filone del #foodporn #followforfollow, #selfie, non vuol dire che valgano meno di quello che faccio io. Non è il mio approccio, non è Facebook, ma vale tutto in egual misura. Non utilizzando il pc, ma il mio fedele e sgangherato iPad, sono stata molto fortunata perchè ho trovato un luogo dove le abilità informatiche non sono fondamentali; vivo il mondo in un certo modo e lo pubblico con un click. Credo sia meraviglioso.

Kia è cambiata in meglio o in peggio? 

Nel dubbio, sempre in peggio 🙂 Mi sono evoluta da Kia a Kia 2.0. seguendo gli aggiornamenti software e cerando di essere sempre più scrupolosa nella ricerca non solo estetica, ma di senso. Non è solo il primo impatto, ma sono i particolari che non si vedono il vero scopo e il senso di quello che faccio. Sono cresciuta personalmente nonostante sia il frutto di “mezzi” limitati con illimitate idee.

La più grande soddisfazione di Kia in questi anni?

Aver partecipato alla realizzazione del Tedx a Torino. Nonostante i miei limiti tecnici, ci sono state persone che hanno creduto in me, proponendomi di prender parte a qualcosa di meraviglioso. A livello artistico ce ne sono state in America, dove ho partecipato ad una serie di mostre in miscellanea vincendo contest e riconoscimenti. Le pubblicazioni sia online che in volumi e il contratto di 3 anni con Arthink Editions per il lancio di una collezione di opere tra cui la mia. Le recensioni da parte di un critico di LensCulture che mi hanno motivata e mi hanno fatto credere di potercela fare. L’arte è arte quando qualcuno dice che lo è; fino ad allora nessun professionista del settore mi aveva definito artista. Attualmente vendo come “fashion designer” per Society6, un sito online californiano.

Hai avuto anche delle piccole delusioni?

Tantissime, ma sono le regole del gioco. Molti “no” detti, molte opere non idonee, molti contest non vinti, molte opportunità non colte. Le strade sono così, soprattutto se non si sa come muoversi o se non si hanno i mezzi per iniziare in modo autonomo.  Il mio più grande dispiacere è non essere mai riuscita ad essere considerata nel mio Paese. Ma abbiamo una concezione diversa, al contrario dell’estero, dove la digital art o visual design è considerato al pari della pittura. É addirittura reputato il NUOVO MEZZO che sta al passo con gli sviluppi tecnologici e con il cambiamento della società.

Kia - Memories

 

Se fossi un pittore/pittrice famoso/a del presente o del passato, chi vorresti essere e perchè?

Salvador Dalì is my spirit animal. Lo ammiro perchè ha esplorato OGNI campo comunicativo: design, cortometraggi, pittura, fotografia, grafica (ricordiamoci la Chupa Chups!), scultura e sceneggatura. Inoltre tratta temi molto in linea col mio pensiero. Sperimentare è il miglior modo per non essere limitati.

Colore preferito?

Giallo dorato.

Com’è il tuo rapporto con Torino? C’è qualcosa che ami particolarmente di questa città? E se non vivessi qui, dove ti piacerebbe vivere?

Amo visceralmente la mia città. Torino è storia, è cultura, è un perfetto esempio europeo di stili diversi che si fondono tra loro. Una cosa che dico a tutti è “Torino si guarda con il naso all’insù”. Ogni angolo della città è un piacere per gli occhi e parla di storia. Dico sempre di essere fortunata a vivere nella città più bella d’Italia e, se mai dovessi lasciare Torino, punterei all’estero per trovare di meglio. Sono affascinata dall’Oriente anche se, per motivi di opportunità, la mia prima scelta sarebbe la California, Stato che mi ha sempre dato, concretamente, dei riscontri, facendomi credere che il sogno americano esista ancora.

Kia, descriveresti per noi la tua VERA giornata ideale in 3 righe?

Vorrei svegliarmi ogni settimana in un luogo diverso, rilassandomi comodamente con il mio iPad, senza fretta. Dedicarmi allo sport per poi leggere e la sera svagarmi.

Ultima domanda: quali aggettivi useresti per descrivere le tue opere ?

Ironiche, Frenetiche.

Kia - Frenetico passeggiare

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Pierdomenico Bortune

Pierdomenico Bortune

"Il racconto è presente in tutti i tempi, in tutti i luoghi, in tutte le società; il racconto comincia con la storia stessa dell'umanità; non esiste, non è mai esistito in alcun luogo un popolo senza racconti." R. Barthes 
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"Il racconto è presente in tutti i tempi, in tutti i luoghi, in tutte le società; il racconto comincia con la storia stessa dell'umanità; non esiste, non è mai esistito in alcun luogo un popolo senza racconti." R. Barthes 
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