Cosa hanno in comune i migranti accolti in Italia, la comunità rómani e i senzatetto in Ungheria, quella LGBT in Polonia, i migranti al confine con il Texas, gli ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale, Soros, il Rojava, la comune di Rajneeshpuram in Oregon, Theodore J. Kaczynski, Hamas e il fondamentalismo religioso?

Sono tutti dei “nemici della società”. I migranti delle tendopoli vivono in condizioni pietose, sono sporchi, neri e troppi. Non li voglio vicino a casa mia. I rómani e i senzatetto in Ungheria rubano, dormono nelle metro, non si lavano, vivono in condizioni che neanche gli animali. Non li voglio attorno mentre vado al lavoro. Che schifo due uomini che si baciano, non c’è più decenza! Non voglio che i miei figli li vedano!

Certo, il lavaggio del cervello perpetrato da Daesh sui propri adepti o le bombe di Unabomber non sono esattamente la stessa cosa che chiedere l’elemosina in metro. Tuttavia un collegamento c’è, ma non riguarda le caratteristiche di ognuna di queste comunità. Riguarda l’atteggiamento della società nei loro confronti.

Ad oggi, in Italia e in Ungheria assistiamo a violenze al limite del disumano perpetrate da cosiddette “persone perbene”; questo non solo da parte dello Stato nei confronti della comunità migrante, legalmente immigrata o meno, e in generale contro chiunque non appartenga all’etnia caucasica. Così, infatti, il decreto Sicurezza da poco approvato prevede lo sgombero dei centri di accoglienza organizzati da associazioni e volontari, sbattendo per strada centinaia di persone con status legali diversi, ma che in fondo non avranno più nulla da perdere. E pensate un po’, non sono neanche tutti immigrati. Ci sono anche molti italiani, lì in mezzo.

Lo stesso vale per la legge contro i senzatetto in Ungheria, approvata all’inizio dell’autunno 2018. Cosa fa pensare che avere della gente disperata per strada o cacciare fuori qualcuno dal tepore della fermata della metro in pieno inverno, renderà una comunità più sicura? Anziché dare loro una casa, un lavoro, di che vivere e di che contribuire alla società?

Cosa fa credere che, prima o poi, non reagiranno alle angherie subite?

Diversi ma uguali

Cosa hanno di diverso tutte queste esperienze?

Per cominciare, la portata della reazione. La comunità LGBT in Polonia protesta pacificamente per le strade, i migranti in Texas marciano verso il confine, gli ebrei si rinchiudevano nella loro comunità, pensando che sarebbero stati al sicuro tra la loro gente. Soros ha spostato le sue ONG fuori dall’Ungheria e la CEU si vocifera finirà a Vienna molto presto.

Ted Kaczynski no, non ha manifestato pacificamente il suo furore contro ciò che la CIA gli ha fatto quando aveva 16 anni ad Harvard. Non si è semplicemente isolato dal mondo. Ted è diventato Unabomber. I curdi del Rojava non se ne sono andati, non hanno manifestato pacificamente. Hanno imbracciato le armi. Stesso i Rajneeshees. Dopo che i vicini hanno rifiutato una pacifica comunità hippy minacciandoli con le armi e mettendo bombe negli hotel in cui alloggiavano, i seguaci di Osho hanno cominciato a difendersi.

C’è poco da stupirsi se, dopo anni di guerra insensata e invasioni pubblicamente giustificate con un “perché sì”, intere comunità in Medio Oriente si siano radicalizzate e abbiano risposto alle bombe e ai droni americani con la jihad. Certo, non significa che sia giusto.

Significa che la terza legge della dinamica vale anche per la società.

Ad ogni reazione equivale una reazione uguale e contraria.

Schiaccia un popolo, un’etnia, una comunità, cacciali, maltrattali, invadili per i tuoi interessi, confinali al di fuori della tua comunità perché ti sembrano diversi, perché non li capisci, perché non sei in grado di capire il loro punto di vista, cultura e opinione. Perché hai paura che se verrai a conoscenza di e a contatto con la loro identità, potresti perdere la tua. Ti senti minacciato da una paranoia creata dalla tua percezione dell’altro. Non è un essere umano come te, non ha i tuoi stessi diritti.

Se poi però un giorno risponderanno con la stessa violenza che tu hai mostrato loro, ti stupirai, avrai paura e ti chiederai cosa mai hai fatto di male per ricevere questo trattamento. Com’è facile dimenticarsi delle proprie azioni.

Specchietti per le allodole

E dunque non c’è dubbio che il decreto Sicurezza crei un effetto contrario al vero significato del suo nome. Di che sicurezza stiamo parlando? Appare più un “contentino”, un provvedimento di facciata che permetta da una parte di far festeggiare i seguaci di Matteo Salvini, mostrando la tanto attesa ruspa sulle tende dei migranti.

Dall’altra, serve al suo vero scopo, quello di sbattere per strada gente disperata e disposta a tutto, alzando la tensione, la rabbia e l’indignazione. Distoglie l’attenzione da ciò di cui veramente dovremmo parlare, ossia la situazione economica, finanziaria, di previdenza sociale e occupazionale non esattamente rosea dello Stato italiano, e pungola la guerra tra poveri. Fa gioire un disoccupato per lo sgombero di una famiglia fuggita dalle bombe o dalle guerre tribali o da carestia, desertificazione e disastri ambientali (di cui l’Occidente è gran parte responsabile, direttamente o indirettamente), senza che questo cambi la sua situazione. Il disoccupato rimarrà disoccupato, ma “finalmente quei negri si sono beccati la ruspa”. Grazie, Capitano.


A cura di Letizia Biscarini

Immagine di copertina: Licenza Creative Commons CC0

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Letizia Biscarini

LM in Relazioni Internazionali all'Università di Firenze. Sono un'attivista, una viaggiatrice, amo la fotografia e la politica, imparare una lingua nuova e vedere qualcosa che non ho mai visto. Sogno un futuro migliore e una realtà più equa. Non mi intendo di sport, ma faccio finta, il mio caffè deve essere ristretto, bollente e rigorosamente nero senza zucchero, la panna nella carbonara è un crimine contro l'umanità e citare film e fumetti dovrebbe essere riconosciuto sport olimpico.
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