Captivus diaboli, prigioniero del diavolo. Per l’italiano di questo millennio, cattivo: un teologo del Quattrocento potrebbe descrivere così gran parte del popolo di Internet.

Ma se nel Quattrocento c’era il solo Lucifero, oggi i diavoli sono molteplici, tanti quanti le tastiere che spuntano nelle sale d’attesa o in coda al supermercato. Quelle tastiere diventano archi per gli utenti di Internet, che scoccano dei dardi che trapassano dalla vita digitale a quella reale.

Baglioni come Cantone

Non importa se l’obiettivo sia un Baglioni che esprime un’opinione di due frasi, o una Tiziana Cantone colta durante un momento imbarazzante, gli archi scattano e il dardo colpisce. Tuttavia, se i cattivi del Quattrocento sembra non ridessero della propria natura, quelli di questo secolo ne sghignazzano. Il riso segnala la violazione della normalità, e in ogni commento sotto una novità giornalistica esso è più o meno sottinteso, come a voler evidenziare che colui che scrive è consapevole che quel fatto violi le regole della vita quotidiana.

Il sonno della ragione su Internet

A vederla con gli occhi di un possibile teologo, lo scherno e la violenza che trasudano dal popolo di Internet puzzano di demonio. Non quello cristiano, ma piuttosto quello dipinto da Goya nell’acquaforte “Il sonno della ragione genera mostri”: l’intelletto rannicchiato su se stesso lascia spazio a demoni che ci abitano. Essi ci manovrano mentre facciamo ciò che pensiamo ci renda più liberi, ovvero navigare su Internet e informarci.

Le frecce dei nostri demoni interiori

Non c’è un unico demone a possedere gli utenti di Internet, ma tra le tante frecce che vengono scagliate in nome della libertà di espressione è possibile riconoscere i pennacchi più frequenti. La frustrazione per la propria vita quotidiana è uno ricorrente, così come il razzismo che si occulta di indignazione per una presunta discriminazione al contrario. Il divertimento per la debolezza altrui è forse la freccia insidiosa, perché il suo lancio appare giustificato dal peccato altrui, come nel caso della Cantone e del video che l’ha portata al suicidio.

Beato chi non ha bisogno di Twitter..?

In questi ultimi giorni, un prigioniero si è reso conto di essere tale, e si è ritirato dagli spalti, nonostante dalla posizione potesse godere di un’ampia visuale sui propri nemici. Si tratta di Robert Habeck, leader dei Verdi tedeschi e astro nascente della politica nazionale. Reduce da una storica vittoria elettorale nel Land della Turingia e di un vasto sostegno dal mondo dei social media, Habeck ha cancellato i propri account Facebook e Twitter. “Twitter non mi permette di riflettere” ha dichiarato” non c’è mediazione tra tanto odio, malizia, e istigazione. C’è qualcosa che scatta in me e mi fa diventare più rissoso, chiassoso e tagliente”.

Perdere la forza del demone potrebbe rappresentare un errore dal punto di vista politico, e Habeck lo ha riconosciuto. Se questa è una possibilità, ha tuttavia aggiunto, l’errore certo sarebbe quello di rimanere. La sua ritirata dai social media è stata tacciata di vigliaccheria e di futilità, dato che Habeck ha rinunciato a disciplinare con la sua presenza il dibattito politico su  Internet.

Eppure, qualunque demone abitasse Habeck nei suoi interventi online, ora è sparito. La domanda che sorge spontanea è se i politici possano fare a meno dell’odio che la rete della cattiveria crea ogni minuto che passa.


A cura di Barbara Polin

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Barbara Polin

Classe 1995, studentessa di Scienze Internazionali, coltivo il mio benessere con lunghe immersioni di cinema e libri. Scrivo perchè la realtà è frammentata, e la Wanderlust per le parole mi anima a ricomporla in un mosaico.
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