“Dall’andamento delle consultazioni di questi giorni emerge con evidenza che il confronto tra i partiti politici per dar vita in Parlamento a una maggioranza che sostenga un Governo non ha fatto progressi. Ho fatto presente alle varie forze politiche la necessità per il nostro paese di avere un Governo nella pienezza delle sue funzioni.

Le attese dei nostri cittadini, i contrasti nel commercio internazionale, le scadenze importanti e imminenti nell’Unione europea, l’acuirsi delle tensioni internazionali in aree non lontane dall’Italia, richiedono con urgenza che si sviluppi e si concluda positivamente un confronto tra i partiti per raggiungere quell’obiettivo: quello di avere un Governo nella pienezza delle sue funzioni.

Attenderò alcuni giorni, trascorsi i quali valuterò in che modo procedere per uscire dallo stallo che si registra”.

Queste sono state le parole ferme del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in conclusione del secondo giro di consultazioni, tenutosi venerdì mattina al Quirinale. Consultazioni che, come Mattarella ha duramente sottolineato, non hanno prodotto risultati, dal momento che a non produrre alcun risultato era stato per primo il (non) dialogo tra i partiti politici durante la passata settimana. Per sottolineare l’urgenza della situazione, il Presidente ha inoltre ricordato le incombenze nazionali ed internazionali, soprattutto nelle prossimità di casa nostra, con le tensioni in Siria, gli scontri che non accennano a diminuire a Gaza e i timori per ripercussioni in Libia dopo il ricovero a Parigi del generale libico Haftar, che controlla la Cirenaica – ricca regione libica al confine con l’Egitto.

Mattarella ha poi concluso con un termine che ha fatto scalpore anche tra i più emeriti quirinalisti: stallo. Espressione giornalistica, mai usata prima d’ora da un Presidente della Repubblica; il che evidenzia l’urgenza e la serietà con cui Mattarella ha voluto far giungere il suo messaggio ai cittadini. Quel valuterò, infine, nasconde una minaccia velata: decidete voi – partiti – o deciderò io. In tal caso, è probabile che il Presidente decida di affidare un pre-incarico a un personaggio politico di primo piano (Salvini o Di Maio) o di secondo (Giorgetti, capogruppo della Lega alla Camera dei Deputati) oppure, più probabilmente, un incarico esplorativo per valutare la reale presenza di una maggioranza parlamentare al Presidente del Senato o della Camera, Casellati o Fico.

Ma cos’era successo il giorno prima? Questo. Un siparietto tragicomico con al centro il leader della Lega Salvini, ma con protagonista assoluto Silvio Berlusconi. Quest’ultimo, appena uscito dalle consultazioni in compagnia di Giorgia Meloni e Matteo Salvini, ha preso la parola per introdurre il comunicato scritto dai tre leader del centrodestra – anche se alcune fonti ritengono che fosse già stato preparato dallo stesso Berlusconi la sera prima – e invitando il leader della coalizione Salvini a darne una “lettura attenta alle singole parole” perché proprio sulle parole avevano discusso abbastanza. Almeno questa volta saranno tutti e tre d’accordo! – è stato il pensiero di molti.

Peccato che, dopo aver sentito Salvini fare un esplicito invito al Movimento 5 Stelle per un atto di responsabilità finalizzato a dare un Governo al Paese, al termine dell’intervento Berlusconi abbia letteralmente spinto via dalla scena i due alleati e preso il microfono, lanciando un attacco indiretto ma chiarissimo proprio ai 5 Stelle, di fatto dichiarandoli antidemocratici. 5 Stelle che, ovviamente, hanno rinnovato il loro veto su Berlusconi in vista di un qualsiasi accordo di Governo con il centrodestra.

E adesso? Poche considerazioni.

Berlusconi si è di fatto comportato come il marito che sparge tracce del tradimento per essere lasciato. È palese il fatto che in realtà l’alleanza con i 5stelle non la voglia; al di là di ogni comunicato. Guardando il suo show, viene anche da chiedersi quanto ormai faccia sul serio e quanto non stia invece giocando, divertendosi ad esasperare Salvini e Meloni.

Strategicamente, è indubbio che abbia più senso un’alleanza col Movimento 5 Stelle, dal momento che è risultato di gran lunga il primo partito e lasciarlo fuori da una compagine di Governo potrebbe essere rischioso; alle prossime elezioni, infatti – specie se anticipate – esso vedrebbe così nuovamente crescere i propri consensi. Al contempo, un’alleanza con il PD, che ha governato per 5 anni ed è stato punito dall’elettorato, andrebbe esattamente nella medesima direzione: far accrescere i voti per il M5S. Oltre all’intesa su alcuni punti di programma tra Lega e 5 Stelle, questo è anche il motivo per cui Salvini si oppone all’opzione centrodestra-PD, tanto caldeggiata invece da Berlusconi. E, nel farlo, il leader della Lega dimostra anche una certa coerenza: mai col PD, non a caso, lo ha sempre detto, mentre mai coi 5 stelle no; soprattutto da dopo le elezioni.

Tanto più che, oggigiorno, la fedeltà dell’elettorato – almeno per la Lega – viene mantenuta soprattutto mostrandosi coerenti verso i programmi, prima che verso le alleanze. Questo discorso non vale invece totalmente per i 5 Stelle, per i quali sussiste il fattore coerenza con alleanze oltre che con i programmi. Non a caso, essi hanno posto due veti: uno su Di Maio premier, l’altro sull’assenza di Berlusconi – e non necessariamente di Forza Italia – dalla coalizione di Governo.

In conclusione, se anche Salvini decidesse di staccarsi da Forza Italia, la Lega non conoscerebbe un calo dei consensi per aver “tradito la coalizione”, ma a 3 condizioni:

  • Che sia una decisione che segue un’evidente e prolungata ostinazione di Berlusconi a non voler scendere a compromessi coi 5 Stelle per dare un Governo al Paese – e sinora questa prima condizione si sta verificando
  • Che l’alleanza di Governo messa in piedi sia stabile, cioè non si fondi su pochi e risicati numeri in Parlamento, altrimenti lo spettro di una caduta con voto anticipato potrebbe presentarsi. A tal fine, la cosa migliore sarebbe che Salvini convincesse la Meloni a seguirlo nel caso di rottura con Berlusconi. Oltretutto, per non essere esclusi dal Governo e da eventuali posti di potere, è possibile che anche qualcuno di Forza Italia decida di seguirli.
  • Che nel programma di Governo compaiano tutti i principali punti con i quali Lega e M5S hanno vinto le elezioni, almeno in parte – altrimenti l’elettorato potrebbe davvero punirli.

a cura di Samuele Nannoni


Immagine di copertina: Berlusconi_occhiali Credit by: http://stradeonline.it Licenza: CC BY2.0

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Samuele Nannoni

Sono nato a Firenze, dove vivo tutt'ora. Appassionato di viaggi, lingue e politica, mi sono laureato alla triennale di Scienze Politiche a Firenze e alla magistrale di Scienze Internazionali e Diplomatiche a Forlì - Università di Bologna. Sono una persona solare e positiva, ottimista il più delle volte. Amo la natura e gli animali; non sopporto il politically correct. Mi piace andare controcorrente, scavare a fondo nelle questioni, mantenendo vivo il più possibile il mio spirito critico. Sono omosessuale; quindi, per definizione, diverso dalla maggioranza. Ne vado fiero, ma non sopporto chi ideologizza la propria identità sessuale. Non sono battezzato e mi definisco agnostico; so di non sapere e di non riuscire a comprendere. Tuttavia, nutro per le principali religioni del pianeta una vastissima curiosità, che ho esplicitato durante il mio percorso di studi accademici. Sono il fondatore e direttore di ODERAL - Organizzazione per la Democrazia Rappresentativa Aleatoria (www.oderal.org); l'unica Organizzazione italiana dedicata allo studio e alla promozione del sorteggio come pratica democratica da affiancare alle elezioni per la selezione di organi collegiali, ovvero Assemblee legislative.
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Samuele Nannoni

Sono nato a Firenze, dove vivo tutt'ora. Appassionato di viaggi, lingue e politica, mi sono laureato alla triennale di Scienze Politiche a Firenze e alla magistrale di Scienze Internazionali e Diplomatiche a Forlì - Università di Bologna. Sono una persona solare e positiva, ottimista il più delle volte. Amo la natura e gli animali; non sopporto il politically correct. Mi piace andare controcorrente, scavare a fondo nelle questioni, mantenendo vivo il più possibile il mio spirito critico. Sono omosessuale; quindi, per definizione, diverso dalla maggioranza. Ne vado fiero, ma non sopporto chi ideologizza la propria identità sessuale. Non sono battezzato e mi definisco agnostico; so di non sapere e di non riuscire a comprendere. Tuttavia, nutro per le principali religioni del pianeta una vastissima curiosità, che ho esplicitato durante il mio percorso di studi accademici. Sono il fondatore e direttore di ODERAL - Organizzazione per la Democrazia Rappresentativa Aleatoria (www.oderal.org); l'unica Organizzazione italiana dedicata allo studio e alla promozione del sorteggio come pratica democratica da affiancare alle elezioni per la selezione di organi collegiali, ovvero Assemblee legislative.
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