Faremo una legge elettorale che consenta la sera stessa delle elezioni di sapere chi ha vinto“. Così si rivolgeva agli italiani l’ex primo ministro ora segretario Pd Matteo Renzi. I progetti del leader del Pd però si sono infranti contro il muro di ‘No’ ricevuto in occasione del referendum costituzionale dello scorso quattro dicembre.

Nonostante la batosta referendaria, gli equilibri politici di governo non hanno subìto grandi scossoni. Sono proprio il Pd e l’ex premier, seppur oggi defilatosi dal piccolo schermo, gli sponsor principali del ddl sulla legge elettorale che ha agitato il clima politico attorno a Montecitorio.

Il 12 ottobre, il governo Gentiloni, con una forzatura democratica, ha imposto ai deputati il voto di fiducia sul “Rosatellum bis”, in modo da bypassare l’ostacolo Camera, evitando discussioni su eventuali emendamenti e soprattutto eludendo il rischio del voto segreto dei franchi tiratori.

Si tenga presente come il concepimento di una legge elettorale sia prerogativa del Parlamento e non dell’esecutivo, pertanto il ‘ricatto’ sulla legge elettorale imposto ai parlamentari da una maggioranza spuria, non politica, (Pd, FI, LN, AP) risulta illegittimo secondo i regolamenti di Camera (Art. 116) e Senato (Art.161) oltre che incostituzionale (Art. 72 ).

Nonostante ciò, sostenitori e oppositori del Rosatellum 2.0 citano, a seconda della convenienza, i precedenti infelici in cui storicamente si è fatto uso in maniera inopportuna del voto di fiducia su ddl riguardanti leggi elettorali, come quello berlusconiano che nel 2005 introdusse il Porcellum, o il più recente del 2015 quando il premier Renzi forzò con la fiducia l’approvazione dell’Italicum.  La Corte Costituzionale ha poi giudicato l’incostituzionalità dei sistemi elettorali proposti da FI e Pd rispettivamente con le sentenze 1/2014 e 35/2017.

In attesa dello stesso iter istituzionale in programma al Senato, emergono perplessità e criticità sul sistema elettorale che con ogni probabilità fornirà le regole del gioco per le politiche del prossimo marzo.

Dal nome del capogruppo Pd alla Camera Ettore Rosato ha origine l’ennesimo latinismo che contraddistingue le numerose leggi elettorali italiane. Il Rosatellum 2.0 si presenta come un sistema misto, un po’ maggioritario e un po’ più proporzionale. La legge elettorale in questione si caratterizza per il rovesciamento del Mattarellum dotato di un premio di maggioranza.

All’elettorato italiano che si recherà alle urne si paleserà un Parlamento in cui il 64% dei seggi saranno assegnati con metodo proporzionale in listini bloccati, mentre il 36% dei parlamentari saranno eletti con metodo maggioritario in collegi uninominali.

Tra le novità introdotte vi sono: la soglia di accesso ai partiti per la parte proporzionale al 3% in entrambe le Camere che diventa del 10% per le coalizioni; l’imposizione di quote rosa nelle liste bloccate non superiore al 60-40 %; la possibilità per le coalizioni di sostenere gli stessi candidati in collegi uninominali diversi, fino ad un massimo di cinque invece nei proporzionali.

Ciò che in realtà dovrebbe preoccupare e non poco i sostenitori del Rosatellum sono altri aspetti critici della legge tra cui lo scorporo del voto, previsto dal Mattarellum, che viene superato in favore del voto unico che prevede l’assegnazione del voto al candidato e agli eventuali partiti che lo sostengono in maniera inscindibile. Viene meno la possibilità di esprimere il voto disgiunto e di conseguenza la possibilità e il diritto dell’elettore di esprimere la propria preferenza.

L’elettore di fatti potrà votare il candidato del collegio uninominale e contestualmente una sola lista tra quelle a lui collegate per la quota proporzionale (collegi plurinominali), dove i nomi dei candidati saranno espressamente indicati sulla scheda elettorale, da un minimo di due a un massimo di quattro.

Con tale sistema, i candidati dei collegi plurinominali sono bloccati, di conseguenza ad essere eletti saranno quelli posizionati nei primi posti dei listini come preventivamente deciso a tavolino dalle segreterie di partito. E pensare che proprio la questione legata ai capilista bloccati sancì la parziale incostituzionalità dell’Italicum. La reiterazione della nostra classe politica non ha limiti.

Dinanzi ad un sistema elettorale in cui per vincere e governare servirà il 51% dei seggi difficilmente raggiungibili da nessuna delle attuali forze politiche, sulla carta persino le coalizioni più auspicabili andranno incontro all’impossibilità di governare il Paese. Dopo il voto, le coalizioni, seppur variabili, cioè non obbligate a condividere lo stesso programma elettorale a livello nazionale bensì solo localmente, non avranno alcun vincolo nel continuare a tenere in piedi le precedenti alleanze, smascherandone le fragilità.

Lo scenario prospettatoci dal Rosatellum non è tra i più confortanti. Con tale sistema non è garantita neppure la formazione della maggioranza necessaria a governare.

La governabilità e stabilità della maggioranza a sostegno del Governo sembrano un miraggio, viene meno la rappresentatività piena in Parlamento per via della sproporzionalità più che proporzionalità del sistema misto; ed infine si persiste nella non osservanza degli articoli 56-58 della Costituzione circa il diritto per l’elettore di esprimere in maniera diretta la propria preferenza.

Inoltre il Presidente emerito della Corte Costituzionale Gustavo Zagrebelsky ci ricorda come l’Italia stia disattendendo il Codice di condotta del Consiglio d’Europa (2003), in cui si afferma che un anno prima delle elezioni non è consentito cambiare le leggi elettorali. Si tratta di una norma di buon senso a tutela di elettori e del sistema istituzionale, puntualmente ignorata.

Siamo alle solite, le forze partitiche tentano di approvare una legge elettorale che non restituisce voce all’elettorato, bensì la sensazione è che si stiano dotando di uno scudo per difendersi dallo stesso. Basti pensare che l’attuale legislatura ha disatteso l’unica priorità richiesta esplicitamente prima da Napolitano poi da Mattarella, di dotare il Paese di una legge elettorale ragionata, oggi si ritrova ad approvare il Rosatellum in fretta e furia.

L’unica certezza è che l’ennesimo Parlamento di ‘nominati’ non eletti non faccia bene all’Italia. Un Parlamento fragile ed ostaggio di un Governo altrettanto debole che con i suoi colpi di fiducia pare stia remando contro l’integrità e il futuro istituzionale del Paese.

A cura di Francesco Di Modugno


Link utili:

ANSA   –    Legge elettorale, l’ABC del Rosatellum 2.0.

La Stampa – Ecco cosa prevede il Rosatellum bis.

La Repubblica – Rosatellum bis: ecco cosa prevede (la scheda).


Immagine di copertina Credit by: Camera dei deputati License: CC BY-ND 2.0

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Francesco Di Modugno

Studente dalle origini pugliesi, al secondo anno di magistrale in Scienze Internazionali presso l'Università degli Studi di Torino. Dopo una laurea triennale in Sviluppo e Cooperazione Internazionale presso l'Alma Mater Studiorum di Bologna, vivo ora la realtà torinese provando a coltivare la passione per la scrittura. Sono affascinato da temi di politica interna e internazionale, con spiccato interesse verso l'area latinoamericana e mediorientale.
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Francesco Di Modugno

Studente dalle origini pugliesi, al secondo anno di magistrale in Scienze Internazionali presso l'Università degli Studi di Torino. Dopo una laurea triennale in Sviluppo e Cooperazione Internazionale presso l'Alma Mater Studiorum di Bologna, vivo ora la realtà torinese provando a coltivare la passione per la scrittura. Sono affascinato da temi di politica interna e internazionale, con spiccato interesse verso l'area latinoamericana e mediorientale.
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