Il 15 febbraio la GAM di Torino ha inaugurato “Pittura Spazio Scultura”, un’esposizione “temporanea” con la curatela di Elena Volpato. Il termine temporanea si trova ad essere virgolettato perché la mostra è sì circoscritta ad un arco di tempo limitato, ma si tratta di un tempo piuttosto lungo, dal momento che rimarrà in programma per circa due anni fino al 4 ottobre 2020.

La mostra

Con questa mostra la GAM ha infatti inaugurato una nuova stagione espositiva con un preciso scopo; quello di creare esposizioni di arte contemporanea della durata biennale per poter far conoscere al pubblico la grandezza e l’importanza delle collezioni del museo. La provenienza museale è anche una sorta di conditio sine qua non di questa novità. Infatti, tutte le 25 opere di questa prima mostra sono di proprietà della GAM e per la maggior parte acquisite durante la direzione di Pier Giovanni Castagnoli tra il 1998 ed il 2008.

Pittura Spazio Scultura fa dunque da apri pista a questo nuovo allestimento di collezioni contemporanee del museo. E in questo caso specifico Elena Volpato ha voluto dare importanza ai due decenni di arte, esclusivamente di matrice italiana, tra gli anni sessanta e ottanta.

Marco Gastini, Macchie 1969-1970

Il tema della mostra segue principalmente l’idea di mettere in luce alcuni aspetti considerevoli – ma anche meno diffusi e talvolta poco considerati – di alcune specifiche ricerche artistiche di quei due decenni.

Gli artisti, la storia

A metà degli anni sessanta, alcuni artisti italiani avevano sentito l’esigenza di porsi domande sul significato della scultura, della pittura e del disegno, e su quale fosse il modo di poter superare i limiti che questi linguaggi avevano da sempre imposto. Questo accadeva mentre invece la grande maggioranza degli esponenti dell’arte italiana seguiva la corrente che sovvertiva quei linguaggi artistici più tradizionali, recidendo ogni legame con la storia dell’arte nota fino ad allora.

Le opere in mostra provengono dalla mano di artisti che hanno invece indagato a fondo le tradizioni ed i loro limiti, senza però chiudere con il passato. Quest’ultimo rimaneva invece un qualcosa da cui farsi ispirare, da coinvolgere nella propria arte per capirne i limiti e poterli solo in in questo modo superare.

Marisa Merz, Living Sculpture, 1966

Questo è il vero legame che tiene uniti in maniera silenziosa artisti che ad una prima lettura potrebbero sembrare non avere niente in comune e che, infatti, non facevano parte di una corrente artistica unica. Tra questi alcuni erano legati all’arte povera, altri invece intrecciavano rapporti con la pittura analitica o con quella concettuale. Questi solo alcuni dei nomi che è possibile incontrare lungo il percorso della mostra: Alighiero Boetti, Mario Merz, Marisa Merz, Claudio Olivieri, Marco Gastini, Giorgio Griffa, Giuseppe Spagnulo, Giovanni Anselmo e Luigi Mainolfi.

Il filo conduttore della riflessione sui linguaggi tradizionali e sul tentativo di superarli senza abbandonarli ma inglobandoli, è perciò quello che fa dialogare in maniera del tutto naturale queste 25 opere tanto diverse tra di loro. L’open space che le ospiterà fino al 2020 rende inoltre enorme giustizia a questo dialogo silenzioso, che però allo stesso tempo grida a gran voce un vivo desiderio di superamento, differenziazione e apertura.


A cura di Martina Bastianelli

Per informazioni sulla mostra visitare il sito dedicato

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Martina Bastianelli

Martina Bastianelli

Nasco a Torino nel 1987. Sono laureata magistrale in Metodologie per la Conservazione ed il Restauro dei Beni Culturali e ho conseguito il diploma da Tecnico Collaboratore Restauratore. Sono in tutto e per tutto un'amante ed una servitrice dell'arte e del bello, sin da quando all'età di otto anni, costrinsi la mia famiglia a passare sei ore dentro il Louvre. Ho abbandonato la mia torinesità- ma mai del tutto- negli ultimi dieci anni della mia vita muovendomi lungo il Nord- Italia e non solo- per motivi di studio e lavoro, ma principalmente perché sono una romantica e ho sempre seguito il motto “va dove ti porta il cuore”. Gli esiti di queste peregrinazioni sono stati piuttosto variopinti e mai scontati, ma ciò di cui ho la certezza è che ne è sempre valsa la pena, perché ho potuto vivere esperienze tra le più belle. Attualmente vivo a Cigliano in provincia di Vercelli dopo svariate tappe, tra le quali Genova, Copenhagen, Cremona e Milano. Al momento non posso definire con una singola etichetta la mia figura lavorativa, perché mi occupo di tantissime e svariate attività, alcune nel mio specifico settore, altre totalmente estranee a quest'ultimo. Collaboro da un po' di tempo con il Castello di Masino, bene FAI, presso cui svolgo diverse mansioni, lavoro talvolta per una galleria d'arte e faccio la manutenzione delle opere in occasione di mostre. Allo stesso tempo lavoro anche per un'agenzia di eventi, collaboro talvolta con una casa d'aste e, ciliegina sulla torta, sono anche impiegata nella gestione dell'attività agricola di famiglia. Ma nonostante questa grande varietà di attività, non smetto mai di stare a contatto con il mondo della cultura: amo oltremodo l'arte, conservarla e divulgarla, inoltre amo la musica e la sua virale diffusione quale ulteriore forma d'arte e... last but not least amo oltremodo scrivere. Perciò, dopo altre due esperienze nel mondo delle testate web- WhyNot Mag e Onda Musicale- eccomi pronta a parlarvi di arte in tutte le sue forme e smaniosa di farvi apprezzare più da vicino la magia di questo mondo. Se è vero che come diceva Dostoevskij ” l'arte salverà il mondo!”.....
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Martina Bastianelli

Nasco a Torino nel 1987. Sono laureata magistrale in Metodologie per la Conservazione ed il Restauro dei Beni Culturali e ho conseguito il diploma da Tecnico Collaboratore Restauratore. Sono in tutto e per tutto un'amante ed una servitrice dell'arte e del bello, sin da quando all'età di otto anni, costrinsi la mia famiglia a passare sei ore dentro il Louvre. Ho abbandonato la mia torinesità- ma mai del tutto- negli ultimi dieci anni della mia vita muovendomi lungo il Nord- Italia e non solo- per motivi di studio e lavoro, ma principalmente perché sono una romantica e ho sempre seguito il motto “va dove ti porta il cuore”. Gli esiti di queste peregrinazioni sono stati piuttosto variopinti e mai scontati, ma ciò di cui ho la certezza è che ne è sempre valsa la pena, perché ho potuto vivere esperienze tra le più belle. Attualmente vivo a Cigliano in provincia di Vercelli dopo svariate tappe, tra le quali Genova, Copenhagen, Cremona e Milano. Al momento non posso definire con una singola etichetta la mia figura lavorativa, perché mi occupo di tantissime e svariate attività, alcune nel mio specifico settore, altre totalmente estranee a quest'ultimo. Collaboro da un po' di tempo con il Castello di Masino, bene FAI, presso cui svolgo diverse mansioni, lavoro talvolta per una galleria d'arte e faccio la manutenzione delle opere in occasione di mostre. Allo stesso tempo lavoro anche per un'agenzia di eventi, collaboro talvolta con una casa d'aste e, ciliegina sulla torta, sono anche impiegata nella gestione dell'attività agricola di famiglia. Ma nonostante questa grande varietà di attività, non smetto mai di stare a contatto con il mondo della cultura: amo oltremodo l'arte, conservarla e divulgarla, inoltre amo la musica e la sua virale diffusione quale ulteriore forma d'arte e... last but not least amo oltremodo scrivere. Perciò, dopo altre due esperienze nel mondo delle testate web- WhyNot Mag e Onda Musicale- eccomi pronta a parlarvi di arte in tutte le sue forme e smaniosa di farvi apprezzare più da vicino la magia di questo mondo. Se è vero che come diceva Dostoevskij ” l'arte salverà il mondo!”.....
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