Stavo guardando la serie tv “Black Sails” quando qualcosa mi è saltato all’occhio. Ad un certo punto il capitano Vane chiede al capitano Flint la sua nave in cambio di qualcos’altro (no spoiler). Ms Guthrie risponde che quella nave non è di Flint, ma della sua ciurma e che quindi lui non poteva cederla.

Chiunque abbia visto Pirati dei Caraibi si ricorderà l’eterna disputa tra Barbossa e Jack Sparrow (Capitan Jack Sparrow, pardon) sul possesso della Perla Nera. Nessuno ha mai obbiettato se Jack potesse o meno cedere la Perla. Così sono andata a controllare.

 

L’inciviltà degli uomini liberi e la civiltà degli schiavisti

Secondo David Cordingly (Storia della pirateria, Mondadori, 1995), sulle navi pirata vigeva quella che oggi chiameremmo democrazia libertaria. La nave apparteneva alla ciurma che decideva anche le destinazioni e gli obbiettivi ed eleggeva capitano e quartiermastro. “All’inizio di una spedizione, o durante l’elezione di un nuovo capitano, veniva elaborata una serie di articoli che tutti gli occupanti della nave dovevano sottoscrivere e che regolavano la distribuzione del bottino, l’entità dell’indennizzo per i feriti in battaglia, la vita di bordo in generale, nonché le punizioni per chi non le avesse rispettate”. Il quartiermastro era giudice e boia. Conduceva gli attacchi e prendeva possesso delle navi catturate. Limitava i poteri del capitano (insindacabili in battaglia) come un “magistrato civile a bordo di una nave pirata”.

Fino alla fine del XVIII secolo (periodo in cui è ambientata la serie), la forma di governo più diffusa era la monarchia: l’aristocrazia e il clero erano i principali detentori del potere, qualche ricco borghese poteva sperare di contare qualcosa, ma l’uomo comune di certo non era compreso nel quadro. Per non parlare degli schiavi (che i pirati non avevano). Per citare di nuovo Black Sails, “Questa è la civiltà” (guardate la serie e capirete perché io ho rabbrividito). Questa era la società che definiva i pirati dei mostri senza legge, incivili e da ricondurre sulla retta via o da impiccare.

 

Chi è il popolo?

Lasciando perdere la questione economica, ossia come effettivamente i pirati si guadagnassero da vivere (non che sfruttare il lavoro di uno schiavo strappato dalla propria terra e deportato altrove per profitto sia meglio di una scorribanda sulla costa eh!), concentriamoci sulla questione politica.

La nostra democrazia, il governo del popolo, ci hanno insegnato, si basa sugli ideali della Rivoluzione francese e americana. La separazione dei poteri, il suffragio universale (progressivamente ampliatosi – grazie Ms Pankhurst e Dr King) ci hanno condotto a quella che crediamo sia la migliore forma di governo possibile, sebbene non perfetta. Ma se questo modello si è evoluto da quella società “civile” che sia prima che dopo le rivoluzioni permetteva solamente a ricchi uomini bianchi e (almeno dichiaratamente) cisessuale il privilegio di detenere il potere, credete sia davvero democrazia? Certo, negli anni abbiamo conquistato maggiori diritti (anche a costo della vita – Martin Luther King Jr., per citarne uno), ma se sei povero oggi, i tuoi diritti valgono davvero? E se detenessi il privilegio di far girare il mondo a tuo favore, ci rinunceresti?

 

Quanto conta in realtà il popolo?

L’affluenza alle urne cala di anno in anno e, numeri alla mano, è una minoranza a scegliere per il destino di tutti. Tipo la Brexit; fatevi due calcoli e scoprirete che poco più del 12% della popolazione britannica ha in realtà scelto il Leave. Ma quanto vale il nostro voto davvero? Se consideriamo, ad esempio, il Parlamento Europeo, meno di zero: uno dei maggiori problemi dell’Unione Europea è proprio la sua mancanza di democraticità. Non solo il PE ha poteri estremamente limitati, ma può essere senza troppi problemi prevaricato dal Consiglio Europeo (composto dai vostri capi di stato o di governo, i quali, indovinate un po’, nominano anche i commissari, ovvero i “ministri” del “governo europeo”; la Commissione. Il prossimo che vi dice che l’Europa decide per voi ricordatevi quindi che l’Europa sono i vostri politici nazionali). Non mi addentrerò nell sistema americano perché non ho intenzione di scrivere un libro – per ora.

 

E allora i pirati?

Appurato che a governare, nelle democrazie, sono i nostri rappresentanti, che c’entrano i pirati? Ecco, il fatto è che a governare sono sì i nostri rappresentanti, ma il potere lo detengono ancora i ricchi. Possibilmente uomini.
Ricchi di soldi, ricchi di informazioni, ricchi di materie prime, possono far fare capriole all’indietro a noi e ai nostri rappresentanti. Gli shock petroliferi degli anni ’70 se ne sono fregati del nostro voto, così come Google, Facebook, Monsanto e Huawei. A loro importa che la politica crei un terreno a loro favorevole e che possibilmente non si impicci troppo (coff, coff, neoliberismo…). Nixon abbatté lo stato sociale (sempre che negli USA fosse mai esistito) spalancando le porte alle assicurazioni private, dicendo che gli ospedali pubblici e l’insulina a 3$ sono roba da comunisti. Nuovamente, non tratterò qui dei Clinton, di Bush e il petrolio, di Trump e la NRA perché sarebbe come sparare sulla Croce Rossa.

La morale è la seguente: tu, povero sfigato, non conti nulla. Perché la nostra democrazia è in realtà basata su una filosofia di libertà e diritti, ma non per tutti. Le classi sociali esistono ancora e sono sempre più chiuse, sempre più distanti l’una dall’altra, tanto che qualcuno ha cominciato a parlare di “ascensore sociale rotto”.

Quindi, che fine ha fatto la democrazia? Non dovevamo ghigliottinare i potenti e ridare il potere al popolo?

La mia opinione è che dovevamo impiccare Rousseau ed eleggere Barbanera presidente!


A cura di Letizia Biscarini

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Letizia Biscarini

LM in Relazioni Internazionali all'Università di Firenze. Sono un'attivista, una viaggiatrice, amo la fotografia e la politica, imparare una lingua nuova e vedere qualcosa che non ho mai visto. Sogno un futuro migliore e una realtà più equa. Non mi intendo di sport, ma faccio finta, il mio caffè deve essere ristretto, bollente e rigorosamente nero senza zucchero, la panna nella carbonara è un crimine contro l'umanità e citare film e fumetti dovrebbe essere riconosciuto sport olimpico.
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Letizia Biscarini

LM in Relazioni Internazionali all'Università di Firenze. Sono un'attivista, una viaggiatrice, amo la fotografia e la politica, imparare una lingua nuova e vedere qualcosa che non ho mai visto. Sogno un futuro migliore e una realtà più equa. Non mi intendo di sport, ma faccio finta, il mio caffè deve essere ristretto, bollente e rigorosamente nero senza zucchero, la panna nella carbonara è un crimine contro l'umanità e citare film e fumetti dovrebbe essere riconosciuto sport olimpico.
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