Perché Black Mirror È La Serie Da Iniziare A Guardare Immediatamente

Black Mirror è una serie televisiva antologica creata da quel genio di Charlie Brooker, inizialmente per la britannica Channel 4 ed ora in streaming globale su Netflix. La serie distopica sci-fi è incentrata sulla tecnologia e le sue imprevedibili conseguenze nella società ed è ambientata in un presente-futuro alternativo. A renderla ancora più accattivante ci sono poi l’ironia e il black humor.

19 episodi di durata variabile spalmati su 4 stagioni sono il must-see per tutti i nerd e serial-lover là fuori. E dovrebbe essere così anche per voi, quindi eccovi cinque ottimi motivi per iniziare subito il bingewatching:

5. È tutto uno schermo nero

Già a partire dal titolo della serie veniamo subito inseriti in questo mondo tecnologico; Black Mirror in inglese significa “specchio nero” in riferimento ai display spenti dei nostri televisori, computer, tablet, smartphone e chi più ne ha più ne metta. Siamo circondati da schermi neri, appunto, che sono capaci di veicolare qualsiasi tipo di immagine e contenuto una volta accesi.

La serie esplora la tecnologia e tutta quella grande varietà di problemi o implicazioni ad essa correlati o conseguenti. L’odio sui social media, i pericoli di guerre hight tech, la realtà aumentata e videogame, l’evoluzione della politica, le nuove implicazioni nell’industria dell’intrattenimento e della pornografica sono tutti argomenti ampiamente affrontati in Black Mirror. La sfida del creatore è però quella di farci osservare le persone coinvolte e non la tecnologia utilizzata, come per dirci che quello schermo nero è solo un mezzo attraverso cui l’umanità regola le sue interazioni, e non il contrario.

4. Mini film

Black Mirror è una serie antologica, non c’è quindi serialità tra gli episodi, nessun legame narrativo che lega le vicende nella serie. Ogni puntata ha un suo inizio e una sua fine più o meno aperta o interpretabile, un suo cast originale (anche se si notano sporadici ritorni di attori, ma non di personaggi) e una propria story-line. Ogni episodio funziona a se, ambientato nel presente, futuro prossimo o futuro inoltrato. Il gran numero di easter egg avvistabili nei vari episodi fa intuire di come ogni episodio appartenga alla medesima linea temporale di un mondo alternativo che è al 99% identico a quello nostro.

3. Multi genere

Giallo, horror, romanzo satirico, thriller psicologico, love story sono tutti generi diversi che costituiscono la serie. Seppur tutti gli episodi sono scritti dagli sceneggiatori con la medesima struttura narrativa, ogni puntata ha un suo genere e una sua sfumatura. Il ben costruito black humor britannico è alternato a momenti di suspense e di escalation, permettendo alla serie di non avere mai un singolo momento morto.

2. Niente è come sembra

Siamo abituati a vedere contenuti già dotati di un senso specifico, facilmente comprensibili e, quando non lo sono, facciamo cosa solita ignorare tutto quello che è dissonante o contradditorio ai nostri occhi. Black Mirror, invece, agisce un po’ seguendo quelle regole che resero il Cinema Moderno di metà anni 50 così rivoluzionario: la scena che si apre allo spettatore non è chiara fino in fondo, ci sono elementi che sembrano strani, insensati o sproporzionati, senza apparente correlazione con il resto della trama. La struttura degli episodi ci obbliga a non dare mai nulla per scontato e di aspettare per il plot twist finale: quando abbiamo la spiegazione e realizziamo nella sua interezza cosa abbiamo appena visto.

Ogni buco nella trama, ogni ripetizione, ogni apparente errore, ogni fatto inspiegabile è inserito appositamente dai creatori per rispondere alla domanda “Cosa succederebbe se?” che lega il fine di ogni singola puntata.

Direttamente dall’opening della serie, lo schermo nero che si rompe dividendosi in crepe, alla pura struttura della serie, Black Mirror ci spinge, quindi, a non ignorare quella crepe, ma a guardarci dentro fino in fondo.

1. La spettacolarizzazione del futuro

Il presente-futuro alternativo in cui la serie è ambientata spesso invade il presente nostro: più di una volta Black Mirror ha anticipato particolari somiglianti a eventi poi davvero successi. *Spoiler alert* è il caso dello scandalo del maiale del primo ministro britannico Cameron anticipato dal primo episodio della prima stagione “National anthem”, i social ratings a misura di società visti nell’episodio della 3 stagione “Nosedive” studiati per applicarli in Cina come misure di sicurezza o l’elezione della barzelletta Trump preannunciata nel “Waldo moment” della seconda stagione. La serie prende così tanto lo spettatore perché in grado di fare del futuro uno spettacolo.

Spettacolo è tutto quello riguardante tv, videogiochi, internet e realtà. C’è però un solo genere di spettacolo che ci persuade dalla realtà quotidiana, quello che fruiamo attraverso gli schermi. Black Mirror è invaso da schermi di ogni tipo, a partire da quello che si vede nell’opening title.

Guy Debord, scrittore e filosofo francese, scrive in “società dello spettacolo” di come la moltitudine di immagini a cui siamo soggetti quotidianamente influisce sul nostro modo di relazionarci con gli altri e il mondo intorno a noi. Pensiamo, ad esempio, a come cambia il modo di relazionarci coi nostri amici quando le dinamiche sono mediate dai social: abbiamo relazioni con i nostri amici attraverso Facebook e Instagram, ovvero attraverso immagini.

Perché tutto questo? Debord, già nel 1967, scriveva di come l’industrializzazione stesse invadendo non solo il mondo delle immagini, ma anche noi stessi. La società fa il resto; il “ciò che possiedo” ha più peso sociale rispetto al “ciò che sono”.

Così come anticipato da Debord, anche nella creatura di Brooker vediamo realtà in cui l’industria ha preso il controllo su diversi settori economici (intrattenimento, salute, sicurezza globale): è una spettacolarizzazione non costruita su mondi fantascientifici lontani ma inserita in una realtà molto vicina alla nostra, e tocca tutti noi

Convinti? Questa è la mia lista personale dei 5 episodi da recuperare immediatamente: 

2×02 white bear, 3×01 nosedive, 3×03 shut up and dance, 3×06 hated in the nation, 4×03 crocodile

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Matteo Carlino

Nato a Genova 21 anni fa, studio Scienze della Comunicazione in UniTo e sono Rappresentante universitario di PRime Torino, una no-profit universitaria di comunicazione e organizzazione eventi. Amo vivere la città di notte, scattare foto storte e tutto quello che riguarda schermi retroilluminati. Il binge watching di serie tv è la mia religione.
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