I partiti vi promettono la Luna. Tanto non saranno loro a governare

Che effetto vi fa una campagna elettorale piena di promesse astronomiche, dalle pensioni milionarie ai sussidi per i cagnolini? Vi sentite presi in giro? Se anche a voi suona fasulla, beh non siete i soli.

Un po’ come quelle truffe televisive, dove al set di pentole aggiungono in omaggio uno stereo, un materasso e Belen nuda. Chi non si farebbe abbindolare? La realtà è però spietata. Lo stereo assomiglia al giradischi del nonno, il materasso è stato (ecologicamente) recuperato in discarica e Belen ha gli inconfondibili tratti plantigradi di Adinolfi. Proprio per questo, anche se non mancano le eccezioni (beata ingenuità!), le promesse di questi giorni sembrano raccogliere pochi entusiasmi tra gli italiani, con un enorme astensionismo già prevedibile.

Viene però da chiedersi: con quale faccia promettono la Luna? Chiunque vinca, quando governerà dovrà tener fede alle proprie promesse irrealizzabili; allora cadrà il velo della propaganda e finirà presto sbugiardato. Non fa una piega, ma il punto sta proprio qui: non vincerà nessuno.

Tramontata la riforma del tanto vituperato referendum costituzionale, il Parlamento ha avuto la splendida idea di approvare il Rosatellum, una legge elettorale che nei fatti impedisce a qualsiasi partito, da solo, di andare al governo. Da una parte come dall’altra è allora partita la grande sagra delle ammucchiate elettorali, anche tra partiti profondamente divisi su tutto (leggi centrodestra). Proprio il Centrodestra di Silvio l’eterno appare l’unico gruppo politico in grado di raccogliere voti sufficienti a consegnargli le chiavi di Montecitorio.

Peccato che Berlusconi sia per legge incandidabile (condanna penale; sciocchezzuole, colpa della Legge comunista) e abbia ben poco in comune con gli alleati. In un recente incontro con la cancelliera Merkel, aveva infatti assicurato che mai sarebbe andato al governo con l’euroscettico Salvini (d’altronde non vanno d’accordo su niente, chiedete a Gallitelli) o con gli estremismi fascisteggianti della Meloni. Un governo a quattro (c’è anche la pia Udc) che duri una legislatura intera appare certo meno probabile dell’investitura a senatore del buon Dudù.

Sugli altri fronti nessuna speranza di governo. I Cinque Stelle continuano a sparare a zero su tutti i partiti, ma appare difficile che possano conquistare il 50% dei seggi da soli. Il centrosinistra ha formato una coalizione abbastanza omogenea, ma i sondaggi sono unanimi nel darlo per spacciato già a due settimane dal voto. Non si guardi a loro per il prossimo esecutivo.

Invitiamo dunque gli elettori a rasserenarsi; se finora le hanno sparate grosse, c’è ancora tutto il tempo per spararne di grossissime. Nessuno ha speranze di vincere, quindi nessuno dovrà rispondere di ciò che promette. Prendetela con distaccata filosofia; che queste elezioni rappresentino un’esperienza, anzi, “un vaccino elettorale” in vista di un probabile ritorno anticipato alle urne. Si imparerà così a distinguere uno spot dalla sua sostanza, un giradischi da uno stereo, Adinolfi da Belen.

Quo vadis, Italia?


A cura di Francesco Merlo

 

Immagine di copertina da NonciclopediaNonCommons

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Francesco Merlo

Cresciuto tra le maestosità fiorentine e le umili tamerici appenniniche, dopo il diploma classico ha approfondito la propria formazione internazionale a Firenze, Torino, Lione, Bruxelles e Londra (SOAS). È oggi Junior Research Fellow per il Torino World Affairs Institute (T.wai), nel programma Violence & Security.
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