Prima di cominciare, è necessaria una premessa.

Ho sempre disprezzato programmi “spazzatura” come reality show e affini – anche se, da appassionato di film di zombie e fantascienza, riconosco come poco credibili i miei rimproveri – dicendo loro di spegnere la televisione e leggere un libro, o comunque passare a qualcosa di meglio. L’idea di perdere tempo dietro qualcosa di così superficiale era assolutamente inconcepibile e ingiustificato. Perché sprecare così il proprio tempo invece di acculturarsi su qualcosa o di informarsi?

Di recente mi sono accorto che, oltre a risultare antipatico e saccente (più del solito, almeno), ero anche nel torto.

Per prima cosa, non sono nessuno per dire agli altri cosa fare e come impiegare i loro momenti liberi o vuoti della giornata; dopo una giornata intera passata sui libri o al lavoro, tutti hanno bisogno di riposo e di staccare la spina come preferiscono.

Il secondo punto invece deriva da un personale fastidio, che tuttora provo in occasione delle partite di calcio, siano esse della nazionale o della squadra del cuore. Quella sgradevole antifona che si trova spesso sui social in queste occasioni: “se la gente mettesse lo stesso impegno che mette nel calcio nella vita pubblica, l’Italia sarebbe un posto migliore”. E’ una delle cose che più mi rendono sconsolato e scettico.

Mi sono spesso domandato la connessione tra le due cose (la passione per il calcio e l’impegno politico-civile) e come le due cose debbano per forza essere in contrasto tra loro. Il mondo dei Social ha le sue regole e le sue leggi (il più delle volte non scritte) che spesso si faticano a comprendere: a mio parere questa è una di quelle.

Come si può pretendere che la passione e il tifo sfegatato per la propria squadra del cuore possa essere utilizzato in un altro campo – ben più complicato e importante – come quello politico e civile? Purtroppo, questo atteggiamento è stato davvero traslato nel mondo della politica. Oggi possiamo assistere a Partiti la cui base non è più composta da “sostenitori della causa” ma da veri e propri hooligans che fanno di internet il loro terreno di scontro e di caccia.

Quando il fervore politico è accompagnato da lacunose e vaghe conoscenze in più campi, ecco che si arriva al terzo punto della mia riflessione, ossia l’impossibilità di essere degli esperti in ogni settore. Non si può pretendere che tutti siano sempre informati sui cambiamenti geopolitici o sulle variazioni economiche globali, sebbene questi eventi possano avere un effetto concreto sulle nostre vite.

Bisogna quindi distinguere attentamente tra due aspetti: essere informati – possibilmente in maniera corretta – ed essere esperti in materia. Con l’avvento di internet, questa distinzione è diventata piano piano sempre più sottile e oggi si confonde facilmente la propria opinione personale su di un evento con il parere espresso da chi è competente nel settore.

KNOWLEDGE

Due anni fa siamo stati chiamati alle urne per esprimere il nostro voto sulla possibilità di abrogare la norma che estende la durata delle concessioni per estrarre idrocarburi in zone di mare (entro 12 miglia nautiche dalla costa) sino all’esaurimento della vita utile dei rispettivi giacimenti. In quell’occasione, sebbene avesse vinto nettamente il Sì (con l’85% dei voti) il referendum non produsse effetti a causa del mancato raggiungimento del quorum.

In quell’occasione mi trovai a discutere con alcuni amici non tanto sulla posizione da prendere rispetto al quesito referendario quanto sulle capacità dei singoli cittadini di poter comprendere ed esprimere la loro opinione su di un argomento tecnico al punto che persino gli esperti erano in forte contrasto tra loro (nonostante i miei sforzi, a distanza di due anni continuo a capirci poco). La possibilità di leggere dell’argomento e informarsi, secondo le tesi di un mio contestatore (che non è il cugino della senatrice Taverna), fornivano strumenti conoscitivi ampiamente sufficienti ad affrontare le urne.

Questo atteggiamento non è errato in sé. Il problema insorge quando si estende a campi diversi dal politico.

E’ facile infatti, dopo la soglia del “leggere per informarsi e costruirsi un’opinione critica”, passare allo stadio successivo, ossia del “leggere molto di un argomento e sentirsi un esperto”. Mi riferisco in questo caso ai Tuttologi della rete, che si esprimono su argomenti molto variegati, dalla gestione della crisi migratoria al crollo del ponte Morandi, dalle sanzioni all’Ungheria alla Flat Tax.

Il pericolo che corriamo oggi è di fraintendere la possibilità di esprimere la propria opinione liberamente – che resta un caposaldo delle nostre liberal-democrazie occidentali – con il giudizio competente di uno specialista.

Oggi questo fraintendimento è accentuato dall’utilizzo scorretto dei Social Network che amplificano la portata delle nostre opinioni e danno la possibilità di far confluire in un bacino d’utenza allargato e eterogeneo le idee personali. Una società «sovrainformata» risulta molto spesso anche male informata. Se decide poi di sentenziare nel contesto pubblico, contro il parere di esperti e professionisti, può portare a gravi conseguenze sia nel breve che nel medio-lungo periodo.

Concludendo: ben vengano le prese di coscienza e le opinioni sui fatti di cronaca, a patto che ci si limiti a costruire una propria opinione aperta al confronto e di non precludersi la possibilità di aumentare le proprie conoscenze in materia. Magari attraverso la lettura o l’ascolto di esperti nel settore.


A cura di Filippo Fibbia

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Filippo Fibbia

Volevo stupirvi con qualcosa di fantasmagorico su di me, ma al momento non mi viene in mente nulla. Nemmeno una di quelle definizioni superfighe in lingua inglese. Posso però dirvi che un uomo molto saggio è colui che non gioca mai a saltacavallo con unicorno. Non prendetemi troppo sul serio, ma nemmeno troppo poco. Il trucco per rimanere in piedi è sapersi bilanciare senza scendere a compromessi.
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Volevo stupirvi con qualcosa di fantasmagorico su di me, ma al momento non mi viene in mente nulla. Nemmeno una di quelle definizioni superfighe in lingua inglese. Posso però dirvi che un uomo molto saggio è colui che non gioca mai a saltacavallo con unicorno. Non prendetemi troppo sul serio, ma nemmeno troppo poco. Il trucco per rimanere in piedi è sapersi bilanciare senza scendere a compromessi.
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