Oman, “isola” serena nel caos mediorientale

Mentre in Medio Oriente si accendono le manifestazioni in Iran, infuriano le proteste in Palestina per la decisione di Trump di spostare l’ambasciata americana in Israele (da Tel Aviv alla contesa Gerusalemme), proseguono gli scontri in Yemen e si avviano verso la fine gli scontri delle varie milizie nazionali contro lo Stato Islamico, c’è uno stato di cui nessuno sente mai parlare, che sembra sempre curarsi ben poco – almeno apparentemente – degli affari scottanti della regione; questo stato è l’Oman.

Stato ricco, giovane (il 56% della popolazione ha meno di 25 anni) e pacifico, l’Oman divenne un regno indipendente nel XVII secolo, quando la dinastia degli Al-Bausaidi, cui appartiene anche l’attuale sovrano Qabus, cacciò definitivamente i coloni portoghesi dal paese. Pur essendo ben il quattordicesimo sovrano della famiglia Al-Bausaidi, Qabus è ritenuto il vero fondatore dell’Oman odierno. Nel 1970, con l’aiuto degli inglesi (dai quali era stato educato all’accademia militare di Sandhurst), a soli 29 anni Qabus prese il potere spodestando il padre Sayd Bin Taymur, un reazionario di mentalità conservatrice che aveva condotto una politica fortemente isolazionista e che aveva forzato il figlio agli arresti domiciliari dentro il palazzo reale, temendone le idee riformiste. Da quel momento, il paese assunse il nome di Sultanato dell’Oman e Qabus ne divenne il padrone indiscusso. Oltre che sultano, ancora oggi Qabus detiene il titolo di primo ministro, ministro degli esteri e delle finanze, comandante in capo delle forze armate e governatore della Banca centrale. Ben il 70% degli omaniti, ovvero 4 milioni di persone, lavora nel settore pubblico; cioè, è un dipendente diretto del sultano.

Come spesso accade in Medio Oriente, anche in questo caso ci troviamo senza dubbio di fronte a un caso di “uomo solo al comando”. Si tratta, tuttavia, di un uomo amato ed ammirato dal suo popolo. Sin dal suo insediamento, Qabus ha infatti fatto molto per migliorare la situazione economica del paese, facendolo uscire dal Medioevo in cui ancora si trovava, e per mantenere buoni rapporti con tutti gli stati mediorientali. Basti pensare che, prima del suo arrivo al potere, in Oman esistevano soltanto tre scuole ed un solo ospedale, oltre ad appena dieci chilometri di strade asfaltate. Adesso la scuola è obbligatoria fino ai 18 anni per tutti gli omaniti, gli ospedali sono gratuiti, non esistono tasse e centinaia di chilometri di asfalto lucido attraversano in lungo e in largo il paese, passando per deserti e montagne. Non solo. Essendo un uomo colto e raffinato, amante dei libri e della musica, Qabus ha aperto un conservatorio ed ha fatto costruire l’Opera House, un immenso teatro che ospita le migliori orchestre del mondo. In sintesi, da oltre quarant’anni Qabus gode di una popolarità senza precedenti per il suo paese. Effettivamente, gli omaniti stanno bene; le donne hanno diritti impensabili altrove nel mondo arabo, possono guidare e votano dal 1994. La tolleranza religiosa, inoltre, è a tutti gli effetti una realtà. Nonostante la Legge fondamentale dell’Oman dichiari l’Islam religione di Stato e la sharia principale fonte della legislazione nazionale, al suo interno è anche affermata la libertà di culto, unitamente al divieto di discriminazioni su base confessionale. L’apostasia, inoltre, non è un crimine e non si ha notizia dell’esistenza di detenuti per motivi religiosi.

Proprio la religione rappresenta un ulteriore tratto distintivo dell’Oman. All’incirca il 75% della popolazione è di fede musulmana, ma, contrariamente a quanto siamo abituati a sentire, né il Sunnismo né lo Sciismo rappresentano la corrente di maggioranza nel paese, bensì l’Ibadismo. Un aspetto interessante della dottrina ibadita, praticata pressoché esclusivamente in Oman, è la sua concezione del Corano. Differentemente da quanto ritengono sunniti e sciiti, infatti, per gli ibaditi il Corano non è né eterno né, pertanto, immutabile; queste due caratteristiche appartengono in via esclusiva a Dio ed associarle a qualsiasi altra cosa equivarrebbe a minare il dogma dell’unicità di Dio stesso. Non solo. Così come per il Cristianesimo, anche per l’Ibadismo la salvezza proviene in buona parte dal compimento di opere buone nonché da una corretta etica del lavoro di stampo protestante, il che spinge i fedeli a possedere un forte dovere morale verso le proprie attività lavorative.

Nel 2011 anche in Oman, come in molti altri paesi del Medioriente, vi fu una Primavera. Nessuno ne ha mai parlato, nonostante le centinaia di oppositori rinchiusi nelle carceri. Il motivo di questa mancata attenzione da parte dei media occidentali è forse dovuto al fatto che, ad esempio, nella città di Sohar, il fulcro delle dimostrazioni, Qabus stia facendo costruire adesso una zona industriale da 15 miliardi di dollari che darà lavoro a 30 mila persone; o che abbia aumentato i salari e deciso, parallelamente, di dare l’equivalente di 386 dollari al mese ai cittadini in cerca di un impiego; una sorta di “reddito di disoccupazione”. Inoltre, il sultano ha concesso più ampi prerogative e poteri all’Assemblea Consultiva, la camera bassa del Parlamento omanita, istituita nel 1991 dallo stesso Qabus ed eletta a suffragio universale dal 2003, a contrario del Consiglio di Stato, la camera alta, i cui membri sono nominati direttamente dal sovrano. Tutte misure che hanno appagato – almeno momentaneamente – le istanze che avevano spinto alle manifestazioni nel 2011. Dunque, una Primavera finita in sordina, non sufficientemente elettrizzante per giornali e televisioni.

Tuttavia, per un paese immerso nella delicata realtà mediorientale come l’Oman, la cui economia dipende per circa l’80% dall’estrazione e dal commercio del petrolio, le sfide sono all’ordine del giorno. Sinora, la posizione di equilibrata neutralità si è rivelata un successo per l’Oman, garanzia di stabilità e benessere. Così come Qabus aveva sostenuto l’accordo di pace tra Egitto e Israele alla fine degli anni Settanta, attirandosi le critiche di gran parte del resto del mondo arabo, attualmente egli si sta impegnando per la fine dei conflitti nel vicino Yemen, senza tuttavia intervenirvi con azioni militari. Parimenti, negli ultimi anni nessun commando omanita ha preso parte alla lotta allo Stato Islamico nei paesi mediorientali coinvolti nella lotta al Califfato.

Discostandosi notevolmente dagli altri membri del Consiglio di Cooperazione del Golfo – di cui l’Oman è membro insieme ad Arabia Saudita, Bahrein, Emirati Arabi Uniti, Kuwait e Qatar – l’Oman ha inoltre deciso, negli ultimi anni, di rafforzare i rapporti con l’Iran con lo scopo di riuscire a far affidamento sul gas iraniano quando, tra non molto, le riserve del paese si saranno esaurite. Proprio per questo l’Oman è stato tra i mediatori degli incontri dell’accordo sul nucleare tra i funzionari del governo di Teheran e i rappresentanti dei 6 stati firmatari dello storico accordo del luglio 2015 (Stati Uniti, Francia, Russia, Gran Bretagna, Cina e Germania).

La sfida più grande del futuro recente per l’Oman sembra tuttavia provenire dall’interno. Proprio Qabus, l’amato e venerato sultano che ha fornito benessere, pace e ricchezza al paese, è ormai gravemente malato da oltre quattro anni. Appare ormai raramente in pubblico e, quando accade, si presenta sempre più magro e provato dalla malattia. Il fatto fa stare col fiato sospeso non soltanto gli omaniti, ma tutta la regione del Golfo persico. Qabus, infatti, non ha figli e per la sua successione ha deciso di conferire appena 72 ore al Consiglio familiare per scegliere, in caso di sua morte, chi dovrà essere a succedergli al trono. Se il Consiglio familiare non dovesse giungere a un accordo, il sultano ha tuttavia già racchiuso in una busta il nome del suo successore da lui designato; una sorta di “piano B” in caso di stallo all’interno del Consiglio familiare.

Se “l’isola” serena omanita è riuscita per tutti questi anni a vivere ai margini delle tensioni e degli scontri mediorientali, adesso potrebbe dunque essere il fragile equilibrio interno al paese a diventare precario con la scomparsa del padre-padrone dell’Oman Qabus.


A cura di Samuele Nannoni

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Samuele Nannoni

Sono nato a Firenze, dove vivo tutt'ora. Appassionato di viaggi, lingue e politica, mi sono laureato alla triennale di Scienze Politiche a Firenze e alla magistrale di Scienze Internazionali e Diplomatiche a Forlì - Università di Bologna. Sono una persona solare e positiva, ottimista il più delle volte. Amo la natura e gli animali; non sopporto il politically correct. Mi piace andare controcorrente, scavare a fondo nelle questioni, mantenendo vivo il più possibile il mio spirito critico. Sono omosessuale; quindi, per definizione, diverso dalla maggioranza. Ne vado fiero, ma non sopporto chi ideologizza la propria identità sessuale. Non sono battezzato e mi definisco agnostico; so di non sapere e di non riuscire a comprendere. Tuttavia, nutro per le principali religioni del pianeta una vastissima curiosità, che ho esplicitato durante il mio percorso di studi accademici. Sono il fondatore e direttore di ODERAL - Organizzazione per la Democrazia Rappresentativa Aleatoria (www.oderal.org); l'unica Organizzazione italiana dedicata allo studio e alla promozione del sorteggio come pratica democratica da affiancare alle elezioni per la selezione di organi collegiali, ovvero Assemblee legislative.
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