Introduzione.

Si può rovistare nel cassetto dei ricordi semplicemente limitandosi a sfogliare le pagine di un vecchio libro o si può decidere a distanza di 23 anni di risvegliare per quanto possibile le  emozioni e i trionfi di una delle storie calcistiche più incredibili di sempre.

Quando poi a compiere “il miracolo” è una di quelle matricole, totalmente sconosciute agli occhi dei più (prima di quella fatidica impresa) , allora ci si addentra all’interno di una storia quasi difficile da credere. E’ lo sport che torna alla sua essenza in cui passione e sudore sfidano soldi e potere.

Esattamente come se qualche buon Dio del calcio abbia voluto lasciare un messaggio a quella landa desolata, a quello spicchio di Italia incastonato tra  Abruzzo , Molise e Lazio dove le difficoltà economiche di certo non mancavano considerata l’asprezza del territorio.

Circa 5500 anime lo abitavano nel 1996/97, oggi solo un migliaio in più.

Benvenuti nel paese dei miracoli.

Benvenuti a Castel di Sangro.

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                              Castel di Sangro dall'alto nel 2015.

GLI INIZI.

Certamente superiore, per chi scrive, a quella del Leicester e paragonabile probabilmente solo a quella dei dilettanti del Calais, nella Coppa di Francia 1999-2000.

Lo straordinario prodigio storico del Castel di Sangro calcio ha inciso senza dubbio una delle più belle pagine di sport nel mondo del pallone.

Con le sue ali cosi piccole e il suo corpo così tozzo,

il calabrone non potrebbe volare.

Per farlo deve sfidare continuamente le leggi della fisica.

Per farlo è costretto a battere le ali 10 volte più velocemente degli altri insetti.”

 

E’ da questa massima scritta nello spogliatoio dall’allora C.T Osvaldo Jaconi che ha inizio la strabiliante avventura del Castel di Sangro, una piccola realtà del calcio abruzzese che sogna di sbarcare un bel  giorno nei palcoscenici che contano.

LA STORIA.

Ma per capire davvero la grandezza dell’impresa bisogna fare un salto indietro negli anni.

Tutto ebbe inizio nell’ 88-89, anno in cui il Castel di Sangro  si affaccia per la prima volta nella sua storia, al mondo professionistico.  La squadra rispecchia fedelmente la mentalità abruzzese ed affronta ogni gara come una battaglia quotidiana per la sopravvivenza, fieri del proprio percorso ma ben consapevoli della propria realtà. Poi qualcosa cambia, o per meglio dire qualcuno.
Un’imprenditore pugliese di nome Gabriele Gravina mosso fin da sempre da un eterno amore per il mondo dello sport e uno spiccato senso competitivo votato al progresso, ne diventa ufficialmente presidente  nell’ anno 1992. L’ingresso della sua figura ai piani alti della società porta entusiasmo al “ Teofilo Patini” (storico impianto di casa della formazione sangrina) e  si comincia a sognare in grande .

Ad un presidente carismatico aggiungete quattro o cinque giocatori di buon livello,  un mister esperto in promozioni ed i giochi sono fatti.

Arrivano ali di un certo calibro come Bonomi e Tonino Martino e in più faranno parte dello spogliatoio anche i vari Bombardini, Colonnello e Tricarico.

Siamo nel 1993, e qui di fatto ci ricolleghiamo alla figura già introdotta precedentemente, di Osvaldo Jaconi , nonché il timoniere e storica personalità della panchina giallo-rossa.

Il primo passo viene compiuto il 25 giugno 1995. Finalissima play-off contro il Fano sul campo neutro di Ascoli. La gara è da cardiopalma, con gli abruzzesi che vanno incredibilmente sotto. Avanti 3-1 nella seconda frazione di gioco  vengono poi ripresi dai marchigiani. Sarà la lotteria dei rigori a premiare la squadra di Jaconi sancendo la prima storica promozione in C1.

 

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                          Formazione Castel di Sangro promossa in serie C1.

LA PROMOZIONE IN B .

L’annata 95/96 si prospetta una stagione difficile , analizzando le solide avversarie della matricola Castel di Sangro. Come un falco che volteggia lento nell’aria e attende il momento giusto per attaccare, la formazione di Jaconi dimostra di saper “colpire” e  farsi rispettare anche  dalle grandi. Ne è la testimonianza la vittoria per 1-0 sul quotato Lecce alla quinta giornata. Dunque via la maschera.

Al Teofilo Patini non si è mai smesso di sognare.

Qui mi vengono in mente le romantiche parole nella lettera scritta da Andy all’amico Red , nel celebre film diretto da Frank Darabont “ Le ali della libertà “:

“…E se sei arrivato fin qui, forse hai voglia di andare un po’ più lontano…”

Cosi , a Castel di Sangro  si   vola sulle ali di un entusiasmo che da un po’ di tempo a questa parte avvolge i  tifosi e  l’intera “città” , anche se forse città non è proprio il termine giusto per definirla.

Il verdetto di fine stagione sancisce il Lecce vittorioso, subito alle sue spalle la formazione abruzzese conquista meritatamente i play off.

Con il Gualdo in semifinale, a parità di gol, fanno valere il miglior piazzamento e in finale allo Zaccheria di Foggia bloccano l’Ascoli.

In 120’ minuti lo 0-0 non si schioda, ancora una volta  tutto si decide  ai rigori.

Protagonista è il tecnico  Jaconi che al di là dell’esperienza fin ora dimostrata, ha letteralmente preso alla lettera la citazione di un lungimirante poeta e scrittore di origini cilene , naturalizzato francese, tale Luis Sepúlveda :

Que sólo vuela el que se atreve a hacerlo 

 Tradotto significa “ Vola solo chi osa farlo” e come nelle più incredibili storie , spesso  è un pizzico di follia , una giusta dose di incoscienza a cambiare le sorti di un qualcosa che apparentemente poteva sembrare già scritto.

IL C.T  per mischiare le carte manda in campo a un minuto dalla fine il secondo portiere Spinosa al posto di De Iuliis che lascia il rettangolo di gioco  senza risparmiarsi non poche polemiche. Spinosa non ha alcun minutaggio alle sue spalle prima di quel fatidico ingresso che di li a poco lo renderà l’eroe di giornata. Al quattordicesimo rigore, neutralizza il tiro del centrocampista Milana, e incredibilmente sembra che il cuore della città per qualche frazione di secondo, smetta di battere. Davanti agli occhi increduli e visibilmente emozionati della tifoseria abruzzese si è appena compiuto il miracolo: CASTELLO in B.

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                      La formazione sangrina vittoriosa del campionato di C1.

L’OMBELICO DEL MONDO.

Inutile dirvi che l’impresa scritta da Jaconi e i suoi fu qualcosa di calcisticamente inarrivabile. E’ bello pensare che  quella landa desolata avesse ritrovato il sorriso dopo aver raggiunto l’apice del trionfo.

L’inaspettato successo ebbe naturalmente ripercussioni molto forti sulle televisioni, giornali e quel piccolo paesino iniziò ad esser piano piano conosciuto fuori dai confini nazionali.

Un americano di origini New-Yorkesi , tale Joseph Ralph McGinniss , meglio conosciuto come Joe,  era giunto in Italia durante quel periodo deciso curiosamente ad intervistare il con-nazionale Alexi Lalas, nota voce del gruppo musicale emergente  The Gypsies e carismatico difensore in forza al Padova.

 

Lo scrittore statunitense , entrato a conoscenza e altrettanto incuriosito dalla “ matricola “ che aveva sconfitto i giganti , decise di soffermarsi sull’analisi di quell’apoteosi. Non era un impresa facile, questo implicava vivere in simbiosi con la squadra , seguirla da vicino , ma era piuttosto convinto che in qualche modo ne sarebbe valsa la pena.  Ne conseguì nei due anni seguenti la pubblicazione di un  libro “ The miracle of Castel di Sangro”, a testimonianza e frutto di un duro lavoro che traccia nei dettagli il percorso che portò a quella fatidica e storica promozione.

 

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           Copertina del libro di Joe Mcginnis "The miracle of Castel di Sangro".

UN PERIODO “STRANO”.

Mentre si continuava a parlare di questa squadra che era andata contro ogni pronostico, scavalcando le grandi e conquistando l’affetto di ogni vero amante del calcio,si arriva agli inizi del campionato di Serie B.

Molti i confermati della stagione precedente , per citare alcuni nomi :  Prete, Altamura, Bonomi, Cei, Galli. Si aggiungono a questi alcune pedine di qualità come l’esperto centrocampista Di Fabio, prelevato dalla Fermana e dalla vicina Giulianova è arrivato Danilo Di Vincenzo, una mezzapunta che nel gioco molto all’italiana di Jaconi serve a dare un po’ di fantasia.

Il Castello non parte male anche se montarsi la testa non è difficile; ora ci sono le televisioni, i collegamenti in studio ed i giocatori immortalati nelle figurine panini. Si avverte che si sta facendo qualcosa di straordinario ed il crollo è dietro l’angolo.
Iniziano a susseguirsi una serie di “strani eventi” che lasciano del tutto presagire un futuro “buio” e pieno di insidie . Il centravanti Giacomo Galli di fatto rischia di perdere la vita a causa di una brutta infezione nel sangue. Il difensore Pierluigi Prete si trova al centro di un indagine per traffico illecito di cocaina dal quale poi ne risulterà innocente. Ma l’episodio che getta letteralmente nello sconforto la squadra e l’intera cittadina è datato 10 Dicembre 1996.

Sulla strada di ritorno in vista  della ripresa degli allenamenti , dopo i giorni “premio” ricevuti in seguito alla trasferta di Venezia, Danilo di Vincenzo alla guida di una Volkswagen Golf  insieme al compagno Filippo Biondi ( appena diciannovenne e una carriera ancora da scrivere) si schiantano in autostrada nei pressi di Orvieto e per i due non ci sarà niente da fare.

Una tragedia che sconvolge Castel di Sangro e il calcio italiano. I funerali che ebbero luogo in paese videro una partecipazione popolare fuori dal normale.

La prima partita dopo la tragedia è un Castel di Sangro-Lucchese, che è anche il primo match a giocarsi nel nuovo stadio, ampliato appositamente per poter ospitare partite di B.

Si gioca naturalmente in un clima del tutto surreale;

All’inevitabile 0-0 fanno da cornice le due magliette di Biondi e Di Vincenzo, al resto della stagione farà da cornice la voglia di una squadra di dedicare la salvezza a qualcuno che non c’è più.

 

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Danilo di Vincenzo a dx con mister Jaconi e Filippo Biondi sulla sx.

LA SALVEZZA E  IL LENTO DECLINO DEGLI ANNI SUCCESSIVI.  

 Malgrado le pessime vicissitudini accadute , la squadra del tecnico Jaconi riusci a rialzarsi ottenendo a fine stagione una storica permanenza in B, dopo aver battuto nel derby i rivali del Pescara.

L’anno dopo è un ultimo posto annunciato dopo aver smantellato la squadra dei suoi pezzi migliori ; il terzetto Fusco – Martino – Bonomi passa all’Empoli appena riportato in Serie A da Spalletti, ed anche la colonna portante  Cei viene incredibilmente ceduta.

La squadra non ritrova più la magia delle stagioni precedenti e la bacchetta magica del tecnico Jaconi non è più in grado di riscontrare la formula giusta. Di fatto le strade del mister dei miracoli e della sua splendida macchina da calcio si separano a dieci giornate dal termine.

Neanche l’arrivo in panchina del campione  del mondo ’82 Franco Selvaggi basterà a mantenere la categoria. Di conseguenza  quello sarà  nient’altro che l’imbocco di una strada che li condurrà presto ad un serie di avviate retrocessioni ed un lento declino.

Oggi le luci del Patini sono spente. La formazione attuale milita nel campionato di promozione molisana sotto il nome di Castel di Sangro Cep 1953 .

Tutto quello che resta è la nostalgia del ricordo di una squadra  che ha regalato emozioni incredibili facendo gridare al miracolo calcistico un piccolo paese sperduto tra le lande abruzzesi.

Gli Eroi di quella favola sono sparpagliati per l’Italia; Roberto De luliis, il portiere, si è stabilito a Pesaro dove gestisce un locale pubblico, cosi come  Paolo Esposto, invece, svolge la professione di assicuratore;

Edmondo De Amicis ha un’attività commerciale e si diletta a guidare l’Alba in Eccellenza , e cosi tanti altri.

Eroi silenziosi, tornati alla normalità.

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Andrea Capolli

Ho studiato lingue, letterature straniere e studi interculturali all’Università di Firenze. Lo sport e la scrittura sono sempre stati una delle mie grandi passioni. Scrivo ormai da qualche annetto e gestisco un blog personale chiamato ”Coriandoli nostalgici”. Nel tempo libero amo follemente viaggiare: ”Preferisco un passaporto pieno di timbri che una casa piena di cose”.
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Andrea Capolli

Ho studiato lingue, letterature straniere e studi interculturali all’Università di Firenze. Lo sport e la scrittura sono sempre stati una delle mie grandi passioni. Scrivo ormai da qualche annetto e gestisco un blog personale chiamato ”Coriandoli nostalgici”. Nel tempo libero amo follemente viaggiare: ”Preferisco un passaporto pieno di timbri che una casa piena di cose”.
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