Di Chiara Bellusci

Biennale Democrazia, il laboratorio culturale arrivato ormai alla sua quinta edizione, si è concluso il 2 aprile ed il senso dell’evento è racchiuso nel titolo: «Uscite di emergenza».

La manifestazione ha accolto, nel capoluogo sabaudo, protagonisti nazionali ed internazionali del dibattito politico, culturale ed economico, per una serie di confronti pubblici. Numerosi i temi trattati, tra i quali: l’analisi delle situazioni di crisi economica e sociale, i profondi mutamenti e le grandi opportunità dell’epoca attuale, gli stati di necessità del contesto contemporaneo.

L’incontro del 1 aprile, intitolato “Nazionalismi e Populismi”, ha visto dibattere personalità di spicco come Mario Telò, professore di Scienze Politiche, Relazioni Internazionali e studi sull’Unione Europea all’Université Libre di Bruxelles, Bernard Manin, docente di Scienza politica alla New York University e all’Institut d’Études Politiques de Paris e Claus Offe, tra gli intellettuali più riconosciuti in Germania, docente alle Università di Bielefeld, Brema e Berlino. Moderatrice del dibattito Lucia Annunziata, “europeista accanita”, come da lei stessa evidenziato spesso nel corso dell’incontro.

La riaffermazione di nazionalismi e populismi nel contesto europeo ha una connotazione quanto mai attuale, in una fase della storia contemporanea caratterizzata dalla frantumazione del modello europeo, come affermato più volte dagli ospiti. Secondo Roger Cohen, del New York Times, ci troviamo in “un’età della sfiducia”, contraddistinta da un senso di perdita di controllo e di sospetto nei confronti della democrazia.

Il dibattito si è aperto con una attenta analisi di Mario Telò sulle origini del fenomeno del populismo. Quello che ci si chiede è come sia possibile una “democrazia oltre lo stato”, quando in tanti denunciano le promesse non mantenute delle democrazie interne a cause di cosiddetti enti “esterni”. Per Telò, la nascita di nuove gerarchie di potere nel contesto internazionale, l’aumento del fenomeno migratorio, il malessere diffuso nella popolazione e il conseguente aumento dei populismi, sono processi che conducono inevitabilmente alla nascita del nazionalismo politico e all’affermarsi di un protezionismo economico. In aggiunta, l’attuale dis-ordine internazionale, caratterizzato anche dall’offensiva del terrorismo, aggrava le paure dei cittadini e sta conducendo man mano all’unilateralismo di potenze come gli USA di Trump e la Russia di Putin, che hanno come obiettivo quello di smantellare il multilateralismo dell’UE.

Bernard Manin, invece, analizza il tema da una prospettiva diversa. Egli sostiene che “la democrazia è viva perché ancora interna agli stati ed il contesto internazionale favorisce la pace poiché il contesto stesso si basa su una cooperazione di base istituzionale e pacifica”. Gli obiettivi da raggiungere, secondo Manin, sono: creare una globalizzazione molto più “regolamentata”, una maggiore legittimità democratica e una coesione più forte delle istituzioni europee con gli stati membri e non contro di essi. Egli evidenzia, infatti, uno dei problemi fondamentali che affligge il “sistema-Europa”: le difficoltà, per Manin, non risiedono nelle istituzioni europee, ma nelle politiche a livello europeo, che comportano una sfiducia della popolazione ed un disinteresse diffuso verso le dinamiche del Parlamento Europeo.

Manin sottolinea, inoltre, quanto la globalizzazione, il confine tra protezione e limitazione e il senso d’insicurezza siano ampiamente collegati.

Partendo dal deficit europeo di fiducia reciproca, si inserisce nel dibattito Claus Offe. Proprio da qui, egli prende spunto per la sua analisi del fenomeno populista. I populismi, per Offe, fanno leva sulle paure del popolo in un contesto di crisi in cui “non ci sentiamo i padroni a casa nostra”, per cui gli scenari che potrebbero delinearsi sono la regolamentazione dell’interdipendenza o la chiusura delle frontiere. Ovviamente la seconda opzione è la soluzione più scontata per i populisti, la cui ideologia è caratterizzata dallo slogan “lasciate che decida la gente”, riportandosi al concetto di democrazia diretta e di mancanza di fiducia nel mondo istituzionale. Omogeneità del gruppo ed unica voce del popolo: questa è la base del sentimento populista che dilaga nei giorni d’oggi e che sta portando man mano ad un “autoritarismo strisciante”, che si delinea come “anti-europeo, anti-euro e plebiscitario” e che vuole la completa distruzione delle istituzioni. Ciò, sottolinea Offe, comporta una fusione e con-fusione tra sfera privata, religiosa e pubblica e conduce ad un’enfasi sull’importanza dei confini in nome di una presunta protezione del popolo.

Lucia Annunziata, per concludere, cita Max Weber, per il quale il nazionalismo è “l’ultimo comune denominatore dopo che l’irrazionalità morale del mondo ha vinto”.

Al fine di contrastare il dilagare di nazionalismi e populismi, in un mondo che sta cambiando impetuosamente, stare fermi è un comportamento irresponsabile. A sessant’anni dai Trattati di Roma, la nostra unità è più che un’ambizione. È qualcosa di indispensabile per la nostra sopravvivenza sulla scena internazionale. Ed è da qui che dobbiamo ripartire per un nuovo inizio. Serve un nuovo inizio.

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Chiara Bellusci

Nata a Roma nel '91, laureanda magistrale in Scienze Internazionali, percorso studi europei, all'Università degli Studi di Torino. Il trasferimento nella capitale sabauda è stato per me una fonte inesauribile di input e crescita personale, per questo amo visceralmente questa città. Appassionata da sempre di politica, attualità, comunicazione, sottoculture e tanta tanta musica. Se esiste un inferno, vorrei ci dividessero in base ai nostri gusti musicali.
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Chiara Bellusci

Nata a Roma nel '91, laureanda magistrale in Scienze Internazionali, percorso studi europei, all'Università degli Studi di Torino. Il trasferimento nella capitale sabauda è stato per me una fonte inesauribile di input e crescita personale, per questo amo visceralmente questa città. Appassionata da sempre di politica, attualità, comunicazione, sottoculture e tanta tanta musica. Se esiste un inferno, vorrei ci dividessero in base ai nostri gusti musicali.
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