Qualcuno direbbe: “a volte ritornano”. La verità, è che non se ne sono mai andati.

Dal 2 giugno 1946, l’Italia è una Repubblica. Ciononostante, in Parlamento si è avuta la presenza di un partito monarchico fino agli anni ’70. Oggigiorno, i monarchici esistono e sono ancora attivi. Scopriamo qualcosa di più sul loro movimento, il loro progetto e le loro idee con un’intervista a Simone Balestrini, classe 1993, studente di Giurisprudenza nonché Segretario Nazionale del Fronte Monarchico Giovanile dal 2015.

Simone, cosa significa, in Italia, essere monarchici nel 2017?

Il monarchico nel 2017 è quella persona che ritiene che la miglior forma di governo che un Paese possa avere sia la monarchia costituzionale e parlamentare, così come avviene in 10 Paesi Europei (Belgio, Danimarca, Liechtenstein, Lussemburgo, Monaco, Norvegia, Olanda, Regno Unito, Spagna, Svezia); Paesi tra i più democratici e avanzati al mondo. Non siamo nostalgici del passato, ma davanti alla crisi politica e sociale del nostro tempo credo che la monarchia sia una forma istituzionale che possa giovare molto dal punto di vista storico, sociale, culturale e ovviamente politico. I monarchici sono tali non più per nostalgia verso il passato, ma per l’esempio funzionante dato dalle monarchie presenti oggi in Europa; esempi di funzionalità, modernità e democrazia. Preciso, inoltre, qualcosa che in Italia non è scontato: la monarchia non è qualcosa di anacronistico e neppure sinonimo di fascismo!

Il vostro progetto si chiama “Monarchia 2.0”. Qual è il significato di questo nome? Puoi descrivere brevemente il progetto?

La denominazione è nata casualmente durante un discorso del presidente dell’Unione Monarchica Italiana, Alessandro Sacchi. Da subito l’ho fatta mia perché è emblematica del fatto che non siamo storici nostalgici, ma siamo italiani che, consapevoli di un glorioso passato – seppure non sempre facile – hanno un progetto chiaro per un futuro migliore. Proponiamo un nuovo modo di essere monarchici alla luce della società e dei tempi odierni. Il progetto consiste nel promuovere la monarchia in Italia attraverso una strategia e una visione diversa rispetto al passato: proporre una Monarchia 2.0, appunto. Come dimostrano le monarchie presenti attualmente in Europa, è vitale che l’istituzione si evolva per sopravvivere nel tempo. Si propone dunque, non il ritorno e la ricostruzione della monarchia in Italia, bensì la costituzione di una monarchia costituzionale e parlamentare.

Perché e in cosa cambierebbe in meglio l’Italia se anziché essere una Repubblica fosse una Monarchia?

Rispondo a questa domanda con un parallelismo, in modo che i concetti appaiano il più possibile chiari ed esemplificativi. Nella (nostra) Repubblica, Il Presidente della Repubblica, ovvero il Capo dello Stato, è eletto dal Parlamento, ed è pertanto espressione di una votazione politica e partitica. Egli è inoltre influenzato dal proprio percorso politico e da interessi di ogni sorta e la brevità del suo mandato (7 anni) fa sì che il popolo difficilmente riconosca in lui un punto di riferimento per l’unità nazionale e un simbolo di quest’ultima. Non solo, ma in gran parte d’Europa, i costi delle repubbliche sono di gran lunga maggiori a quelli delle monarchie.

Nella Monarchia, al contrario, il Re, ovvero il Capo dello Stato, ha natura super partes, priva di interessi e colori politici. Egli viene educato fin da piccolo a ricoprire il ruolo di Capo di Stato per il bene della nazione e dei cittadini e, grazie anche alla durata del mandato, che consente di avere una certa continuità nel tempo, è senz’altro il miglior rappresentante all’estero dello Stato. In sintesi, un Re incarna al meglio l’identità nazionale, l’unità, la storia e le tradizioni di una nazione; la Famiglia Reale diventa un punto di riferimento in cui ogni famiglia della nazione possa riconoscersi, creando un legame intimo ed affettivo straordinariamente importante per l’equilibrio dello Stato. Vi è infine anche un vantaggio economico: la monarchia costa mediamente, in Europa, cinque volte meno di una repubblica.

Cito una frase di Umberto II, ultimo Re d’Italia, giusto per avere anche un punto di vista che non sia il mio: «La Monarchia fa del capo dello Stato un potere realmente autonomo, che nulla deve ai partiti per l’origine della propria autorità e che appunto per questo rimane equidistante da tutti. Poi la Monarchia suscita profondi legami affettivi, familiari, che rendono il senso dello Stato più intimo, più facile a stabilirsi nelle coscienze, soprattutto per le nuove generazioni».

Il vostro movimento è finalizzato esclusivamente ad un cambio, per così dire, istituzionale (da Repubblica a Monarchia), o prevede anche altri tipi di riforme per l’Italia (politiche, sociali, economiche…)? Se sì, quali?

La monarchia è una forma istituzionale, ha a che fare con la figura e il ruolo del Capo dello Stato, figura che si riflette sul popolo con gli effetti sopra citati. Ogni altro tipo di riforma proviene da un progetto politico/partitico, sia esso di destra, di centro o di sinistra; così com’è normale che sia. Al contrario, ci tengo a precisarlo, il Fronte Monarchico Giovanile si presenta come un’associazione trasversale ai partiti, con il solo intento di costituire una Monarchia costituzionale in Italia. Nello specifico, oggi noi combattiamo per riformare l’articolo 139 della Costituzione («La forma repubblicana non può essere oggetto di revisione costituzionale»), che nega una delle libertà fondamentali internazionalmente tutelate: la libertà di scegliere la propria forma di governo.

Come pensa il vostro movimento di raggiungere il proprio obiettivo? Con quali azioni, attraverso quali strumenti?

Espongo quello che è il progetto operativo dei giovani monarchici di cui sono alla guida. Come essere monarchici in una Repubblica? Attraverso 5 azioni principali:

  1. Impegno politico, e non indifferenza, tale da dare maggiore credibilità alle istituzioni in virtù dei valori propri ed esclusivi di un monarchico
  2. Costruzione di una rete sul territorio nazionale, fondamentale per sensibilizzare l’opinione pubblica
  3. Forte attenzione al settore giovanile come investimento nel futuro
  4. Presenza su media, social, stampa
  5. Collaborazione e impegno politico anche a livello europeo

Io credo inoltre nella possibilità che ci sia occasione di vedere un monarchico attivo in Parlamento. Oggi ve ne sono già diversi. Ricordo, tra gli altri, un mio predecessore alla guida del Fronte Monarchico negli anni 80: Antonio Tajani, attuale presidente del Parlamento UE.

Secondo il vostro movimento, sarebbe la famiglia Savoia la legittima pretendente al trono italiano? Se no, quale altra famiglia? Se sì, al fianco di quale dei due pretendenti al trono della famiglia Savoia, Vittorio Emanuele di Savoia e Amedeo di Savoia-Aosta, si schiera il vostro movimento e perché?

Ammetto che ogni volta cerco di evitare questa domanda per il semplice fatto che, personalmente, sono in prima istanza per la monarchia, poi per la famiglia reale. Detesto molto la questione dinastica perché purtroppo ha creato molta divisione nel mondo monarchico. Per questo il mio progetto giovanile mette al primo posto l’istituzione monarchica, proprio per ricreare l’unità e la coesione tra i monarchici, desiderio largamente condiviso.

Ad ogni modo, l’Unione Monarchia, in seguito alla disputa sulla questione dinastica, sostiene la famiglia Savoia Aosta; una famiglia normale, nel senso che il figlio del Principe Amedeo, Aimone, lavora come dirigente per la Pirelli in Russia.

La famiglia Savoia viene ritenuta la legittima pretendente al trono italiano per una questione storica; infatti, l’Italia unita è stata fatta sotto Casa Savoia, quindi ritengo corretta questa continuità.


 

A cura di: Samuele Nannoni

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Samuele Nannoni

Sono nato a Firenze, dove vivo tutt'ora. Appassionato di viaggi, lingue e politica, mi sono laureato alla triennale di Scienze Politiche a Firenze e alla magistrale di Scienze Internazionali e Diplomatiche a Forlì - Università di Bologna. Sono una persona solare e positiva, ottimista il più delle volte. Amo la natura e gli animali; non sopporto il politically correct. Mi piace andare controcorrente, scavare a fondo nelle questioni, mantenendo vivo il più possibile il mio spirito critico. Sono omosessuale; quindi, per definizione, diverso dalla maggioranza. Ne vado fiero, ma non sopporto chi ideologizza la propria identità sessuale. Non sono battezzato e mi definisco agnostico; so di non sapere e di non riuscire a comprendere. Tuttavia, nutro per le principali religioni del pianeta una vastissima curiosità, che ho esplicitato durante il mio percorso di studi accademici. Sono il fondatore e direttore di ODERAL - Organizzazione per la Democrazia Rappresentativa Aleatoria (www.oderal.org); l'unica Organizzazione italiana dedicata allo studio e alla promozione del sorteggio come pratica democratica da affiancare alle elezioni per la selezione di organi collegiali, ovvero Assemblee legislative.
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Samuele Nannoni

Sono nato a Firenze, dove vivo tutt'ora. Appassionato di viaggi, lingue e politica, mi sono laureato alla triennale di Scienze Politiche a Firenze e alla magistrale di Scienze Internazionali e Diplomatiche a Forlì - Università di Bologna. Sono una persona solare e positiva, ottimista il più delle volte. Amo la natura e gli animali; non sopporto il politically correct. Mi piace andare controcorrente, scavare a fondo nelle questioni, mantenendo vivo il più possibile il mio spirito critico. Sono omosessuale; quindi, per definizione, diverso dalla maggioranza. Ne vado fiero, ma non sopporto chi ideologizza la propria identità sessuale. Non sono battezzato e mi definisco agnostico; so di non sapere e di non riuscire a comprendere. Tuttavia, nutro per le principali religioni del pianeta una vastissima curiosità, che ho esplicitato durante il mio percorso di studi accademici. Sono il fondatore e direttore di ODERAL - Organizzazione per la Democrazia Rappresentativa Aleatoria (www.oderal.org); l'unica Organizzazione italiana dedicata allo studio e alla promozione del sorteggio come pratica democratica da affiancare alle elezioni per la selezione di organi collegiali, ovvero Assemblee legislative.
2 Comments

2 Comments

  • Fabio Pignotti

    15 Novembre 2017 - 11:39

    Articolo davvero interessante vista l’assoluto silenzio intorno alla questione dei monarchici italiani. D’altra parte è anche evidente quanto il movimento monarchia 2.0 sia anacronistico e antistorico. Innanzi tutto perchè la casa Savoia-Aosta s’è macchiata di veri e propri crimini nei confronti del paese non foss’altro che per “omissione”; secondo perchè il “diritto divino” o “diritto di discendenza” è ormai fuori dalla logica di qualsiasi stato che si voglia definire civile. Il riferimento alle monarchie esistenti oggi in Europa è poi così aleatorio visto che la funzione delle varie case reali non è affatto di garanzia di un funzionamento democratico ma mero “addobbo” folcloristico. Quello che è accaduto in Spagna e il discorso del re ne sono una manifestazione evidente. C’è poi da dire che il capoverso “Nello specifico, oggi noi combattiamo per riformare l’articolo 139 della Costituzione («La forma repubblicana non può essere oggetto di revisione costituzionale»), che nega una delle libertà fondamentali internazionalmente tutelate: la libertà di scegliere la propria forma di governo.” è profondamente sbagliato visto che tale articolo non nega affatto che i cittadini possano scegliere la forma di governo del proprio paese ma solo che questa, la forma appunto, non prescinda dall’elezione, cioè dalla scelta democratica di ogni cittadino avente diritto.

  • Le 3 possibili forme di governo per l'Italia

    28 Marzo 2018 - 7:04

    […] repubblicana, come previsto dall’articolo 139 della nostra Costituzione; nonostante anche l’alternativa monarchica, ancora nel 2018, non abbia smesso di far parlare di […]

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