Negli ultimi mesi potrebbe esservi capitato di imbattervi in “strani” tweet in cui Mara Carfagna, vicepresidente della Camera ed esponente di rilievo di Forza Italia, si è esposta a favore di temi tradizionalmente avversi al suo partito. Molti utenti hanno commentato queste esternazioni con frasi come “non avrei mai pensato di poter condividere un post della Carfagna” o “siamo messi così male che mi trovo ad essere d’accordo con la Carfagna”. Questo atipico susseguirsi di apprezzamenti è frutto del recente rimescolamento politico e ideologico: l’utente medio che assume questa condotta è spesso un elettore di centrosinistra che, improvvisamente, si scopre in sintonia con il partito dell’acerrimo rivale Berlusconi. Il motivo della parziale ricomposizione della frattura centrosinistra/centrodestra è insito nel nuovo schema che si è venuto a creare: populismo contro anti populismo. In virtù degli ultimi rivolgimenti ideologici molti partiti si sono trovati divisi al loro interno. Forza Italia è uno di questi, tanto che a detta di molti a breve potrebbe prendere piede una vera e propria “resa dei conti”.

L’egemonia conquistata da Salvini nell’alveo del centrodestra ha spinto gli esponenti forzisti verso un bivio: avvicinarsi alle posizioni di destra, presumibilmente trasferendosi direttamente nella Lega, oppure cercarsi un nuovo spazio politico, più orientato verso il centro. Tra chi si sposta a destra troviamo Toti, uno dei numerosi ex “delfini” di Berlusconi che da tempo pare in procinto di passare in modo organico alla Lega. Al di là dell’attuale governatore della Regione Liguria, è in generale la corrente dei fedelissimi del Cavaliere ad omologarsi in modo più o meno esplicito ai successi della destra leghista. Antonio Tajani, che veniva considerato la faccia moderata di Forza Italia, credibile sul piano internazionale, si è spostato su posizioni più conservatrici e, complice anche la sparata sul duce che “ha fatto anche cose buone”, ha perso parte della sua popolarità.

Mara Carfagna, all’opposto, è tra i personaggi più in vista della nuova corrente di Forza Italia. La vicepresidente della Camera, pur mostrandosi pubblicamente fedele a Berlusconi, sottotraccia mette in dubbio la leadership del fondatore del partito. Il suo principale obiettivo è quello di far guadagnare a Forza Italia le sembianze di un partito liberale classico, in grado di cogliere anche le simpatie degli elettori di centrosinistra. Il tentativo di piegare Forza Italia verso il centro vede attive anche altre personalità forti, come l’ex ministra Gelmini, ma non solo. In tale senso, merita ricordare quando Stefania Prestigiacomo, bruciando sul tempo il Partito Democratico assente sul posto e imbarazzando non poco il suo stesso partito, salì su un gommone insieme a Nicola Fratoianni (Sinistra Italiana) e Riccardo Magi (+Europa) per montare a bordo della nave Sea Watch, bloccata dal Ministro Salvini per evitare lo sbarco dei migranti.

Mara Carfagna, sebbene controbilanci sempre le sue dichiarazioni progressiste quasi estranee alla sua tradizione con incoerenti richiami strategici ad un centrodestra alleato alla Lega di Salvini, ha accresciuto sensibilmente la sua popolarità. Si è creata un’immagine autonoma, che la allontana dalla leadership accentratrice di Berlusconi. Ciò le consente anche di spezzare la rappresentazione tipica della donna appartenente a Forza Italia, nella maggior parte dei casi raffigurata come parte di una cerchia politica personale dello storico leader.

Anche per queste ragioni l’ipotesi di una sua candidatura per le elezioni europee, ventilata intorno a metà aprile, aveva scatenato il panico all’interno del partito. Da capolista al Sud, l’attuale vicepresidente della Camera avrebbe infatti potuto superare in preferenze Antonio Tajani e addirittura Silvio Berlusconi. Non a caso, Mara Carfagna dalle liste elettorali è stata subito estromessa. I fedelissimi del cavaliere hanno affermato che la sua candidatura sarebbe stata un “golpe contro Berlusconi”, pertanto hanno preferito, al momento, sventarne la minaccia. Ma la lotta per la leadership di Silvio Berlusconi, che a parole tutti si limitano a garantire e difendere, pare ora in procinto di scoppiare. Nonostante i tentativi di Silvio Berlusconi di tenere insieme i pezzi nel nome della sua figura, è troppo tempo che l’unica garanzia di unità è la personalità del vecchio leader, mentre sono troppe le rivalità nascoste dietro la sua ombra: animosità e divergenze cresciute e sopite per vent’anni, adesso sul punto di venire alla luce.


A cura di Federico Baldelli

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