Tutto il male del mondo

25 Gennaio. Pomeriggio. Decine di piazze italiane si sono illuminate di giallo in ricordo del giovane ricercatore italiano Giulio Regeni, sequestrato, torturato e ucciso, due anni fa al Cairo, durante i suoi studi di ricerca tesi sui sindacati egiziani.

Ancora oggi, a due anni dalla sua comparsa, sono molte le contraddizioni e i dubbi che frenano le indagini.

Solo qualche mese fa è giunta la notizia della testimonianza della docente di Cambridge, che aveva mandato Giulio in Egitto per compiere le ricerche. Secondo quanto sostenuto nei dossier dell’ inchiesta, la docente Maha Abdel Rahman avrebbe più volte detto di non voler deporre come testimone e di non voler facilitare le indagine consegnando alla giustizia il suo pc.

Inoltre avrebbe più volte sostenuto che Regeni avesse scelto da solo l’argomento della tesi, affermazione che però, secondo quanto riportato anche dal giornale La Stampa, sarebbe in contraddizione con quanto contenuto in una conversazione tra Giulio e la madre sulla chat di Skype del 26 ottobre 2015.

In una lettera indirizzata al Corriere della sera, il procuratore di Roma Giuseppe Pignatone ha spiegato le difficoltà delle indagini, raccontando di come gli investigatori italiani avrebbero già dovuto trarre alcune considerazioni sulla base della informazioni raccolte:

In un’indagine ordinaria, sulla base dell’informativa depositata la Procura, avrebbe potuto già trarre alcune, seppur parziali conclusioni. Invece, la collaborazione tra i due uffici impone un percorso più lento e faticoso: condividere l’informativa, dare il tempo ai colleghi di studiarla e, quindi, valutare assieme a loro le successive attività da compiere. Un iter complesso, basato sul reciproco spirito di collaborazione. Un metodo che non può avere la speditezza che tutti noi desidereremmo. Ma è l’unico possibile. Qualunque fuga in avanti da parte nostra si trasformerebbe in un boomerang in grado di vanificare quanto fin qui con fatica costruito.”

Pignatone ha fortemente criticato l’Università di Cambridge per le continue contraddizioni nelle versioni fornite su quanto accaduto a Regeni, mentre si è complimentato con il procuratore egiziano che guida le indagine. Proprio quest’ultimo, un paio di giorni fa ,avrebbe smentito la veridicità di un documento anonimo acquisito dalla Procura di Roma che accreditava un passaggio di “consegne” di Giulio, ancora vivo, dalle mani dei servizi segreti civili egiziani ai militari il 30 gennaio di due anni fa. 

Le indagini delle procura egiziana avrebbero quindi dato conferma della totale contraffazione e mancanza di forma del documento anonimo.

Nonostante gli sforzi della magistratura e della diplomazia italiana e malgrado una forte mobilitazione popolare, l’omicidio di Giulio resta senza colpevoli.

Non si danno per vinti i familiari del ragazzo che ieri, come due anni fa, continuano a chiedere giustizia per l’assassinio del figlio, nella speranza che prima o poi si giunga alla verità vera e completa su tutto il male del mondo che si è abbattuto su Giulio.

A cura di Eugenia Nargi


Foto di copertina: Lighting candles for Giulio Regeni, in his memory and for truth and justice for him and for the hundreds of Egyptians forcibly disappeared each year. Credit by: Alisdare Hickson License:  CC BY-SA 2.0

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