Dopo essersela presa con meridionali, migranti, rom, Fazio e vari altri, l’ultimo “nemico” nella campagna mediatica e propagandistica di Matteo Salvini è da qualche giorno la cannabis e nella fattispecie i negozietti che la vendono in forma depotenziata.

Questi negozi, del tutto legali e presenti ormai in molte città italiane, vendono infatti cannabis priva di THC, ovvero epurata dal suo principio attivo che è responsabile del classico effetto psicotropo “sballante” della sigaretta di marijuana – volgarmente detta spinello o canna. I prodotti venduti (oli, creme, caramelle ecc.) contengono solamente un principio attivo – e non psicoattivo – che è il CBD (o cannabidiolo) e che avrebbe, secondo molti studi, numerose proprietà benefiche per il corpo e per la mente.

I principali effetti benefici si sostanziano nel rilassamento, nell’azione antidolorifica e antiinfiammatoria. Da questi studi, ancora in corso, emergerebbe inoltre che il CBD possa aiutare a contrastare l’acne, a combattere contro alcune forme di epilessia, di schizofrenia, di depressione e addirittura che possa venire in soccorso nella lotta contro alcuni tipi di cancro. Vari studi hanno infatti dimostrato che nel nostro cervello esiste già un sistema endocannabinoide che gestisce appunto i cannabinoidi (come il CBD) spontaneamente autoprodotti. Il CBD opererebbe quindi sorprendentemente come un agente perfettamente integrato con il nostro cervello, che appunto ha un sistema deputato a “trattare” con questa sostanza.

L’impiego del cannabidiolo in questione risulterebbe molto promettente anche nel trattamento di alcuni disturbi depressivi e sintomi ansiosi, come ad esempio nel trattamento dell’ansia sociale.

A tal proposito è molto interessante uno studio condotto da un’equipe di ricercatori dell’Università di San Paolo (Brasile) nel quale si è provato ad utilizzare il CBD come calmante naturale contro l’ansia di parlare in pubblico.

In questa ricerca i partecipanti sono stati 36 persone con età media di 24 anni, di cui: 24 con disturbo d’ansia sociale e 12 senza il disturbo.

I 24 partecipanti con disturbo d’ansia sono stati suddivisi in due gruppi uguali da 12 persone: un gruppo “sperimentale” a cui sono stati somministrati 600 grammi di CBD in polvere e un gruppo “di controllo” a cui è stato dato un placebo.

Ai 12 soggetti sani non è stato invece somministrato niente.

A tutti i partecipanti è stato successivamente richiesto di preparare in pochi minuti un discorso dalla durata di 4 minuti relativo al trasporto pubblico nella propria città. I soggetti dovevano poi esporlo di fronte ad una telecamera, vedendosi in contemporanea trasmessi su un maxi schermo. Per rendere il tutto ancora più complicato, il discorso veniva appositamente interrotto a metà dai ricercatori, per poi riprendere successivamente.

Sono stati misurati diversi indicatori psico-fisiologici in più fasi dell’esperimento: in condizione “basale”, pochi minuti prima del discorso, nell’interruzione a metà e pochi minuti dopo la fine.

Le misurazioni psicologiche, effettuate con la scala VAMS, riguardavano l’ansia percepita, la compromissione cognitiva, la sedazione e il malessere psicologico. Le misurazioni fisiologiche prese in considerazione sono state la conduttanza cutanea, la pressione del sangue e il battito cardiaco.

Sono emersi risultati molto interessanti. Tutte le misure psicofisiologiche (ansia, malessere psicologico, battito cardiaco ecc.) dei partecipanti del gruppo a cui era stato somministrato il CBD sono risultate significativamente più basse rispetto al gruppo di controllo trattato con placebo e molto più vicine a quelle rilevate nel gruppo di partecipanti sani.

Si è osservato quindi che i partecipanti a cui era stato somministrato il CBD hanno accusato minore ansia anticipatoria e minore ansia durante il discorso rispetto al gruppo di controllo.

I risultati di questa ricerca appaiono molto incoraggianti nella scoperta di ulteriori modalità con cui affrontare il disturbo di ansia sociale.

Questo studio preliminare ovviamente necessita di altre conferme e ulteriori ricerche, ma può tuttavia aprire una strada verso un cammino promettente di scoperta e di riabilitazione di una sostanza come la canapa (in particolare il CBD), che anche secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità non procura effetti nocivi, né dà dipendenza.


A cura di Marco Sciolis

 

Bibliografia:

Bergamaschi, M., Queiroz, R. H. C., Chagas, M. H. N., Oliveira, D. C. G., Martinis, B. R., Kapczinski, F., Quevedo, J., Roesler, R., Schröder, N., Nardi, A. E., Martín-Santos, R., Hallak, J. E. C., Zuardi, A. W., & Crippa, J. A. S. (2011). Cannabidiol Reduces the Anxiety Induced by Simulated Public Speaking in Treatment-Naïve Social Phobia Patients. Neuropsychopharmacology, 36(6), 1219-1226. doi:10.1038/npp.2011.6

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Marco Sciolis

Marco Sciolis

Sono nato nel 1991 a Firenze e da qualche anno vivo tra il Mugello, in cui sono cresciuto, e Firenze. Mi sono laureato con lode in Psicologia nel 2016 all'Università di Firenze e sono da sempre appassionato di informatica e di nuove tecnologie.
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