Bentornati cari amici lettori, vi ricordate come ci siamo salutati l’ultima volta? Tra cowboys e distese innevate che ci fanno rimpiangere il freddo oltre la Barriera i fratelli Cohen raccontano il west selvaggio come solo loro sanno fare! Netflix ha potuto colpire in pieno il bersaglio sfruttando la mira di due cineasti quasi infallibili, e negli studi creativi sono sicuro si saranno chiesti “perché non continuare allora a dare libertà a menti brillanti e leggerissimamente folli?”. Io l’ho immaginata così.

Stavolta – non con i Cohen al comando – ma con un Tim Miller (Deadpool), un certo David Fincher (lui non ha bisogno di presentazioni) e una brigata composta da giovanissimi tra disegnatori, creativi e ingegneri. Love, Death e Robots ci anticipa un po’ quella che è la trama dei 18 cortometraggi di animazione che compongono la serie, ma occhio a non “banalizzare” o meglio semplificare: questo non è Black Mirror e non segue i canoni tipici delle serie made in Netflix. Gli episodi, per quanto il titolo della serie cerchi di essere evocativo e fare da collante tra ogni episodio, rimangono molto diversi e distanti tra loro sia nello stile che nel mood, nell’atmosfera, nel messaggio che si vuole inviare. Guardando Black Mirror, qualunque episodi, sappiamo ormai benissimo che alla fine avremo voglia di tagliarci le vene in verticale, è una scelta voluta è lo scopo della serie, ed è quello che in fondo ci piace: farci sentire da schifo. Questo non accade con Love, Death & Robots per questo è un prodotto potenzialmente usufruibile da tutti.

Gli episodi, dalla durata variabile dai 5 ai 18 minuti, trattano situazioni diverse ed in modo diverso perché gli autori sono diversi – seppur supervisionati da Fincher e Miller – e ognuno personalizza il più possibile il proprio episodio, si può respirare il desiderio di riuscire a stupire, andare volutamente sopra le righe, perché hai 10 minuti e non puoi metterti a far spiegoni, raccontare background… Hai 10 minuti e devi sfruttarli al massimo.

Vedo in questo lavoro una prova di stile da parte dei giovani autori, un modo per dire “hey Hollywood guarda come ti metto su in 10 minuti una scena d’azione o un horror, guarda come riesco a farti ridere con uno schizzo di Hitler su una panchina che immagina diversi scenari di un mondo senza di lui, guarda come ti racconto una storia divertente e preoccupante con un yogurt come protagonista!”. La qualità della scrittura è veramente tanta roba e crea un effetto ciliegia, finita una puntata vuoi vederla subito un’altra e così ti accorgi di aver divorato una stagione in poco più di due ore e mezza.

L’animazione, insieme alla scrittura, è uno dei punti di forza di questa serie. L’animazione tradizionale di disegno in 2D, per intenderci quella dei classici Disney, regala pulizia e ottime scene in movimento senza riciclare nulla (Mangaka sto parlando a voi!) ma disegnando ogni singola scena, ogni singolo dettaglio e dandogli il giusto colore, il giusto movimento; ma se l’animazione tradizionali piace per pulizia ma senza stupire è nell’animazione grafica che sono stati raggiunti picchi mai visti (nemmeno al cinema). L’episodio di apertura – che è l’unico a non avere la funzione random per i diversi account – e tutti gli altri realizzati con la computer grafica sono tra le cose più cool mai viste in termini di effetti speciali, tant’è che in un episodio ho impiegato un po’ a far capire alla mia ragazza che non si trattava di attori in carne ed ossa.

Netflix affronterà presto competitors notevoli, Disney sta arrivando con la sua piattaforma e sarebbe naive pensare che non abbiano curato anche loro ogni dettaglio, per non parlare di tutti i capolavori e blockbuster che possiedono già e che possono facilmente riciclare, rebootare, remakare… Un sacco di are. Per questo alzare l’asticella è il prossimo obiettivo di Netflix, non può limitarsi ad offrire un servizio streaming efficiente ed economico, il palato dei suoi utenti si affina così come i coltelli dei suoi avversi, ma i nostri sembrano pronti e questi cortometraggi e alcuni nuovi film (di solito Netflix non ci prende molto con i film) confermano la maturità raggiunta dalla piattaforma.

Devo chiudere adesso o gli editori chiudono me dentro lo stanzino delle punizioni, ma voi che siete liberi andate a gustarvi Love, Death & Robots, io intanto preparo la prossima recensione – piccolo spoiler – SOLO (ma non Han).

See you in Canarie my friends!


A cura di Sebastiano Belfiore

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Sebastiano Belfiore

Studente di Scienze Internazionali presso l'Università di Torino. Un giorno capii che il pensare è per gli stupidi, mentre i cervelluti si affidano all'ispirazione, io oscillo un pò qui un pò la... Questione di prospettiva.
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Sebastiano Belfiore

Studente di Scienze Internazionali presso l'Università di Torino. Un giorno capii che il pensare è per gli stupidi, mentre i cervelluti si affidano all'ispirazione, io oscillo un pò qui un pò la... Questione di prospettiva.
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