Il Consorzio Internazionale dei Giornalisti Investigativi (ICIJ) ha da poco pubblicato l’ultima ricerca, durata un anno e intitolata “Implant Files”. Oltre 250 giornalisti e collaboratori di 36 paesi diversi hanno rivelato che ci sarebbero milioni di persone al mondo che vivono con difettosi dispositivi medici già ritirati dal mercato tempo fa.

Il fatto che gli standard dei test di sicurezza per impianti e protesi siano generalmente inferiori rispetto a quelli per i farmaci ha permesso alle grandi aziende di lanciare dispositivi sul mercato che, anziché aiutare i pazienti, costituiscono un potenziale pericolo per la loro vita.

Nell’ultimo decennio, più di 1,7 milioni di feriti e quasi 83.000 morti sono stati associati a difettosi dispositivi medici, secondo i dati che emergono dalla U.S. Food and Drug Administration. Gli impianti scarsamente testati possono, ad esempio, pungere organi, causare erronee scosse al cuore, far marcire le ossa o avvelenare il sangue.


Contrariamente al pensiero comune, il mercato europeo in questo caso

non è più tutelato di quello americano


Uno studio attorno a Thomas J. Hwang, ricercatore all’università di Harvard negli Stati Uniti, ha rivelato già nel 2016 il divario tempistico tra il mercato europeo e quello statunitense. Il 63% dei prodotti disponibili su entrambi i mercati* sono stati lanciati prima nell’Unione Europea, fatto dovuto ai requisiti minimi più bassi rispetto agli Stati Uniti.

Di conseguenza l’industria statunitense cerca di adottare tempi di approvazione simili a quelli europei, non solo per motivi di miglioramento di offerta ai pazienti esigenti ma anche per motivi di profitto economico – correndo però il rischio di vendere prodotti malfunzionanti e potenzialmente dannosi.


La necessità di verificare l’efficienza del dispositivo soprattutto a lungo termine

viene spesso rimandata al periodo successivo all’introduzione sul mercato


Nel caso che si verifichino delle complicazioni o dei difetti, i dispositivi vengono solitamente ritirati ovvero viene annunciato un’allerta di sicurezza, ma questo succede solo dopo che i pazienti si erano sottoposti all’intervento. La successiva rimozione dell’impianto può risultare difficile, in alcuni casi persino non praticabile, rendendo i pazienti vere e proprie cavie delle multinazionali di impianti e protesi.

Guardate questo video (in inglese) per un’introspettiva sulla vita di questi pazienti.

Incidenti sospetti di correlazione al dispositivo in Italia / fonte: ICIJ

Nell’Unione Europea i dati sul numero degli incidenti sospetti di essere causati da uno specifico dispositivo possono essere confidenziali, in quanto oggetti al segreto industriale. Ciò nonostante, l’ICIJ è riuscito a ottenere dati generici sulla somma degli incidenti correlati a tutti i vari dispositivi in 19 paesi europei.

Il diagramma mostra la quadruplicazione degli incidenti in Italia negli ultimi 5 anni; dati difficili da mettere in relazione, poiché non è disponibile il numero totale degli impianti e protesi. L’aumento potrebbe essere dovuto al potenziamento del rilevamento dei dati negli ultimi anni e non necessariamente a una qualità più scadente dei prodotti.

Ma come sapere se il proprio impianto è potenzialmente pericoloso?

Sul sito dell’ICIJ è disponibile un database (in inglese) dei ritiri, delle allerte e comunicazioni di sicurezza. Tuttavia, si noti bene: è possibile che i prodotti abbiano nomi diversi in paesi diversi. Resta dunque necessario consultare il proprio medico.


A cura di Sophia Ungerland

Per approfondire guardate l’inchiesta “Affari di cuore” della Rai.

*I dati dello studio di Hwang si riferiscono al periodo dal 2005 al 2010.

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Sophia Ungerland

"Shining eyes" - esclamato da Benjamin Zander per descrivere la passione per la musica. E' la passione che fa brillare i nostri occhi e che dà senso alla nostra vita.Nata e cresciuta in Germania, mi affascinava presto la diversità umana che sembra non aver confini. Così incuriosita ho viaggiato e lavorato in vari paesi diversi sempre alla ricerca di qualcosa.Dal 2016 vivo in Italia dove studio Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi di Torino.
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"Shining eyes" - esclamato da Benjamin Zander per descrivere la passione per la musica. E' la passione che fa brillare i nostri occhi e che dà senso alla nostra vita.Nata e cresciuta in Germania, mi affascinava presto la diversità umana che sembra non aver confini. Così incuriosita ho viaggiato e lavorato in vari paesi diversi sempre alla ricerca di qualcosa.Dal 2016 vivo in Italia dove studio Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi di Torino.
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