La legge n. 56 del 7 aprile 2014, la cosiddetta legge Delrio, è stata una delle prime riforme approvate dal governo Renzi; essa detta disposizioni in materia di “città metropolitane, province, unioni e fusioni di comuni”. Alla sua approvazione ha riaperto il dibattito sull’individuazione e delimitazione delle città metropolitane in Italia e dopo quattro anni è possibile tracciare un primo bilancio del nuovo governo di “area vasta”.

L’obiettivo della legge n. 56 era di ridurre i poteri, le funzioni e le risorse finanziarie delle province, prefiggendo la loro trasformazione da governo eletto dai cittadini ad ente di secondo livello, in attesa di quella che doveva essere la definitiva abolizione con legge costituzionale (non approvata dagli elettori in occasione del referendum costituzionale del 4 dicembre 2016).

Gli enti provinciali a seguito della riforma si sono articolati su tre organi di governo: il presidente (che convoca e presiede gli altri due organi), il consiglio e l’assemblea dei sindaci. I primi due sono eletti dai sindaci e dai consiglieri dei comuni con voto ponderato in base alla densità demografica e restano in carica rispettivamente per quattro e due anni, salvo eventuale decadenza dalla carica di sindaco (per il presidente) o di amministratore (per i consiglieri). L’assemblea è formata dai sindaci della provincia di riferimento.

A oltre vent’anni dalla loro istituzione nel 1990, la legge n. 56/2014 ha sostituito le province dei principali capoluoghi delle regioni a statuto ordinario con 9 città metropolitane (Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Napoli e Reggio Calabria) sulla base di criteri squisitamente politici. A queste si aggiungono Roma capitale e le cinque già istituite dalle Regioni a statuto autonomo (Palermo, Messina, Catania, Cagliari e Trieste). Solo per Milano, Roma e Napoli è prevista la possibilità di elezione del sindaco e del consiglio metropolitano a suffragio universale.

La legge distingue tra funzioni “fondamentali” e funzioni “non fondamentali“: le prime permangono alle province (o alle città metropolitane) e comprendono pianificazione territoriale provinciale di coordinamento, valorizzazione dell’ambiente per gli aspetti di competenza, pianificazione dei servizi di trasporto in ambito provinciale, autorizzazione e controllo in materia di trasporto privato, costruzione e gestione delle strade provinciali (con regolazione della circolazione stradale inerente), programmazione provinciale della rete scolastica ed eventuale gestione dell’edilizia, assistenza tecnico amministrativa agli enti locali.
Per quanto concerne le altre numerose funzioni reputate “non fondamentali”, l’articolo 15 della legge ha demandato ad un accordo in Conferenza unificata tra Stato e regioni, che con specifiche leggi regionali hanno riassegnato (in modo molto difforme tra loro) le funzioni provinciali non fondamentali ad altri enti; specifici decreti e leggi attuative disciplinano le risorse finanziarie, strumentali e di personale trasferite e da trasferire di volta in volta. Gran parte di queste funzioni sono state assorbite dalle Regioni.

In particolare, la legge 125/2015 di conversione del d.l. 78/2015 “contenente disposizioni urgenti in materia di enti locali”, ha imposto alle regioni di effettuare il riordino delle funzioni provinciali, imponendo loro di adottare le leggi regionali necessarie entro il 31 ottobre 2015, pena l’obbligo di restituire alle province e alle città metropolitane le risorse indispensabili per continuare a esercitare le funzioni che gli enti regionali avrebbero dovuto riassumere (o attribuire ad enti comunali). Per mezzo di tale provvedimento, anche le regioni più refrattarie si sono decise a riordinare le funzioni. Liguria, Lombardia e Toscana ed i rispettivi governatori hanno scelto da subito l’opzione della riacquisizione diretta di alcune funzioni, riappropriandosi dei compiti a suo tempo assegnati alle province ed avvalendosi delle risorse umane, finanziarie, patrimoniali e strumentali connesse.

Un altro elemento concerne l’accordo quadro in materia di politiche attive per il lavoro, sancito dalla Conferenza Stato-regioni del 30 luglio 2015. L’accordo stabiliva che nella fase di transizione fino alla riforma della Costituzione (che avrebbe dovuto riattribuire al Governo centrale le competenze in materia di politiche attive del lavoro), Stato e regioni avrebbero collaborato per assicurare la continuità del funzionamento dei centri per l’impiego. Questi ad oggi, in sostanza, come confermato anche dal decreto legislativo 150/2015 di riordino delle politiche attive del lavoro, sono passati direttamente alle regioni, alle quali oltre alla responsabilità dei centri, spetta anche la gestione operativa delle politiche attive.

Sebbene la riforma abbia il merito di attivare un governo specifico per le maggiori città, come avviene nei principali paesi europei, la legge Delrio appare insoddisfacente per almeno tre ragioni: In primo luogo prevede la trasformazione automatica di tutti quei territori provinciali al cui interno è stato individuato un “polo metropolitano”: tale mutamento è stato condotto senza considerare criteri oggettivi quali, ad esempio, i livelli di popolamento, di urbanizzazione e di mobilità in generale. L’individuazione delle città metropolitane della proposta Delrio risulta eccessivamente inclusiva, sia sotto un profilo demografico che di struttura urbana (il caso più eclatante è quello dell’inserimento di Reggio Calabria). Inoltre, viene introdotta la possibilità di accrescere a dismisura il numero delle città metropolitane, indebolendo in tal modo il concetto stesso di “poli metropolitani” come aree strategiche.

In secondo luogo la riforma, per quanto attribuisca alcune funzioni aggiuntive alle Città Metropolitane rispetto alle province (adozione e aggiornamento annuale di un piano strategico triennale del territorio metropolitano, pianificazione territoriale generale, strutturazione di sistemi coordinati di gestione dei servizi pubblici, mobilità e viabilità, promozione e coordinamento dello sviluppo economico e sociale, promozione e coordinamento dei sistemi di informatizzazione e di digitalizzazione in ambito metropolitano), non accompagna il processo di crescita di questi enti né sotto un profilo di autonomia fiscale né di governo. In primo luogo in quanto tali enti risultano sprovvisti di un loro tributo proprio (si è parlato di un’addizionale sui diritti di imbarco portuali e aeroportuali), mentre sotto l’altro aspetto si prevede un meccanismo di governo “debole”, affidato a un consiglio metropolitano, formato da un sottogruppo di sindaci e consiglieri di tutti gli enti coinvolti.

Infine, per quanto concerne i risparmi, le cifre sono molto incerte. L’unica rilevazione realmente ufficiale è quella della Corte dei conti, secondo la quale i risparmi assodati sono quelli sulle indennità degli organi di governo (consiglieri, assessori e presidenti provinciali), pari a 35 milioni.
Tale tema è stato anche sollevato dall’attuale presidente dell’INPS, Tito Boeri: “né dipendenti né funzioni delle ex province scompaiono e, di conseguenza, non scompaiono neanche i costi relativi“.
Gli altri risparmi sicuri riguardano le spese relative alle consultazioni elettorali, che costano circa 320 milioni e si tengono ogni cinque anni, pertanto il risparmio annuale ammonta a circa 60 milioni.

Nella speranza che il legislatore intervenga nuovamente al più presto, al momento la riforma appare, soprattutto a seguito dell’esito negativo del referendum costituzionale, sostanzialmente incompiuta.


Di Michele Seremia

Per ulteriori info:
https://www.ilpost.it/2017/01/06/voto-province/ ;
http://www.lavoce.info/archives/18595/province-enti-locali-riforma-costituzionale-legge-delrio/ ;
http://www.lavoce.info/archives/18471/province-citta-metropolitane-unione-comuni-delrio/ ;
http://www.lavoce.info/archives/17552/come-trovare-le-citta-metropolitane-ddl-delrio/

https://www.osservatoriosullefonti.it/archivi/archivio-saggi/speciali/speciale-le-citta-metropolitane-tra-riforma-mancata-e-prospettive-di-razionalizzazione-fasc-2-2018/1290-economie-e-diseconomie-urbane-limiti-e-prospettive-della-riforma-delrio-per-il-territorio-metropolitano-fiorentino/

http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2014/4/7/14G00069/sg

The following two tabs change content below.

Michele Seremia

Nato a Fiesole il 25/02/1993, sono iscritto al corso magistrale di Scienze Politiche - Politica, istituzioni e mercato. Fedelmente al mio percorso di studi seguo con sinistro interesse la politica nel suo complesso, con patologica fissazioni per elezioni e campagne elettorali. D'estate mi trasformo in casellante. Autunno, inverno e primavera tifo Milan.
5.00 avg. rating (96% score) - 1 vote
author

Michele Seremia

Nato a Fiesole il 25/02/1993, sono iscritto al corso magistrale di Scienze Politiche - Politica, istituzioni e mercato. Fedelmente al mio percorso di studi seguo con sinistro interesse la politica nel suo complesso, con patologica fissazioni per elezioni e campagne elettorali. D'estate mi trasformo in casellante. Autunno, inverno e primavera tifo Milan.