Con il voto online sulla piattaforma Rousseau di lunedì 18 febbraio 2019 è ufficialmente morto il Movimento 5 Stelle. Tra i mille problemi tecnici della piattaforma che hanno causato non pochi disagi, i suoi iscritti sono stati chiamati ad esprimersi su un quesito dalla formulazione discutibile e dai vari significati impliciti. A fronte dell’unica questione posta, le domande a cui i cosiddetti “grillini” si sono trovati a dover rispondere sono state infatti almeno quattro.

Il ritardo dello sbarco della nave Diciotti deciso dal Ministro dell’Interno Salvini, per redistribuire i migranti nei vari paesi europei, è avvenuto per la tutela di un interesse dello Stato?

Ovvero

Il Senato, cioè la camera cui appartiene il Ministro dell’Interno Salvini, deve concedere o negare alla magistratura l’autorizzazione a procedere nei confronti dello stesso Ministro con l’accusa di sequestro aggravato di persona?

Ovvero

Il Ministro dell’Interno Salvini, leader della Lega, alleata di governo del Movimento 5 Stelle, deve essere “salvato” da noi alleati?

Ovvero

Il governo Movimento 5 Stelle-Lega deve ancora esistere?

In realtà, è a quest’ultima domanda che la maggior parte dei votanti sulla piattaforma Rousseau ha dato una risposta. Ed è questo il motivo per cui il 59% circa – ammesso e non pienamente concesso che la procedura di voto sia stata limpida – ha risposto sì al quesito, cioè no all’autorizzazione a procedere, quindi sì al salvataggio e sì a questo governo.

Cosa ci racconta questo voto? In sostanza sono due le rivelazioni; neppure troppo scontate, ad essere sinceri.

La prima; che il Movimento 5 Stelle è fortemente diviso al suo interno. 60% contro 40% rappresenta una vittoria schiacciante, ma ci dà il senso di una spaccatura in seno agli iscritti, senza considerare gli elettori, che sono ben altra cosa. La seconda; che il Movimento 5 Stelle, per come lo avevamo conosciuto, è definitivamente morto. È morto il Movimento perché è stata vinta l’anima movimentista, quel 40% che si ipotizza abbia votato per l’autorizzazione a procedere perché “se un ministro viene indagato deve dimettersi”. E se una parte o anche la totalità di quel 40% avesse invece votato semplicemente seguendo le proprie inclinazioni politiche, perché contraria alla gestione dei flussi migratori del Ministro Salvini? Beh, il risultato non cambierebbe. Anzi, sarebbe una conferma ancora più evidente che della visione primordiale del Movimento, per la quale esiste(va) la giustizia prima ancora che l’ideale politico, non rimane più niente.

La decisione della base del Movimento è in realtà difficilmente biasimabile. Se questa scelta ha sancito la morte del Movimento, l’alternativa avrebbe infatti decretato la sua scomparsa. Che cos’è infatti ad oggi il Movimento 5 Stelle se non il membro di maggioranza fittizia in un governo dominato psicologicamente e massmediaticamente dalla Lega? La prova evidente è data dai continui sondaggi, giustificati dall’approssimarsi delle elezioni europee ma in realtà causa di quella che Stefano Rodotà definiva “democrazia continua”; ovvero un esercizio della democrazia contrassegnato da una perenne ed inesorabile campagna elettorale. Ebbene, rispetto al 4 marzo scorso il Movimento sembra aver perso oltre 5 punti percentuali di consenso, mentre la Lega ne ha acquisiti circa 15.

Morale: ogni scelta che potesse anche solo potenzialmente avvicinare il Movimento 5 Stelle al voto e, conseguentemente, allontanarlo dal governo, era da evitare. È infatti possibile ipotizzare che, qualora il Movimento avesse deciso di votare a favore dell’autorizzazione a procedere, la “vendetta” della Lega sarebbe prima o poi arrivata. Vendetta che si sarebbe tradotta nel far cadere il governo facendo passare come veri responsabili i pentastellati ed andare a nuove elezioni con la certezza quasi assoluta di avere una Lega primo partito nazionale e un Movimento 5 Stelle fortemente ridimensionato e lontano da ogni speranza di poter tornare al potere.

Questa è stata la scelta del Movimento; perdere la faccia sui suoi principi fondanti pur di mantenere il posto. Un unico scopo: restare al potere – nell’interesse primario dell’Italia, certo. Niente da recriminare. Ma, intanto, il Movimento è morto! Quel che esisterà da adesso sarà un’altra cosa.

Questo sia da monito per tutti i “rivoluzionari”: pur sempre in modo pacifico, se si vuole cambiare un sistema non si può diventare parte integrante di esso. Altrimenti, la spinta al cambiamento si tramuterà in un’intima tensione all’inerzia, alla preservazione e al mantenimento dello status quo acquisito.


A cura di Samuele Nannoni

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Samuele Nannoni

Sono nato a Firenze, dove vivo tutt'ora. Appassionato di viaggi, lingue e politica, mi sono laureato alla triennale di Scienze Politiche a Firenze e alla magistrale di Scienze Internazionali e Diplomatiche a Forlì - Università di Bologna. Sono una persona solare e positiva, ottimista il più delle volte. Amo la natura e gli animali; non sopporto il politically correct. Mi piace andare controcorrente, scavare a fondo nelle questioni, mantenendo vivo il più possibile il mio spirito critico. Sono omosessuale; quindi, per definizione, diverso dalla maggioranza. Ne vado fiero, ma non sopporto chi ideologizza la propria identità sessuale. Non sono battezzato e mi definisco agnostico; so di non sapere e di non riuscire a comprendere. Tuttavia, nutro per le principali religioni del pianeta una vastissima curiosità, che ho esplicitato durante il mio percorso di studi accademici. Sono il fondatore e direttore di ODERAL - Organizzazione per la Democrazia Rappresentativa Aleatoria (www.oderal.org); l'unica Organizzazione italiana dedicata allo studio e alla promozione del sorteggio come pratica democratica da affiancare alle elezioni per la selezione di organi collegiali, ovvero Assemblee legislative.
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Samuele Nannoni

Sono nato a Firenze, dove vivo tutt'ora. Appassionato di viaggi, lingue e politica, mi sono laureato alla triennale di Scienze Politiche a Firenze e alla magistrale di Scienze Internazionali e Diplomatiche a Forlì - Università di Bologna. Sono una persona solare e positiva, ottimista il più delle volte. Amo la natura e gli animali; non sopporto il politically correct. Mi piace andare controcorrente, scavare a fondo nelle questioni, mantenendo vivo il più possibile il mio spirito critico. Sono omosessuale; quindi, per definizione, diverso dalla maggioranza. Ne vado fiero, ma non sopporto chi ideologizza la propria identità sessuale. Non sono battezzato e mi definisco agnostico; so di non sapere e di non riuscire a comprendere. Tuttavia, nutro per le principali religioni del pianeta una vastissima curiosità, che ho esplicitato durante il mio percorso di studi accademici. Sono il fondatore e direttore di ODERAL - Organizzazione per la Democrazia Rappresentativa Aleatoria (www.oderal.org); l'unica Organizzazione italiana dedicata allo studio e alla promozione del sorteggio come pratica democratica da affiancare alle elezioni per la selezione di organi collegiali, ovvero Assemblee legislative.
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