Forse non tutti sanno che domenica scorsa, 15 ottobre 2017, è stata un’importante giornata di elezioni per due paesi EuropeiImmagino, ora, che alcuni si chiedano: come due paesi europei? E quali sono? Andiamo un attimo con ordine.

Che si sia votato in Austria ormai è “noto”. Radio, quotidiani e telegiornali hanno già parlato dell’inaspettato risultato delle elezioni austriache: il Wunderkind Sebastian Kurz, 31 anni, Ministro degli Esteri del governo uscente, ha preso in mano le sorti del suo partito, l’ÖVP (Österreichische Volkspartei, il Partito Popolare austriaco), portandolo alla vittoria guadagnando il 31,6% dei voti. Tuttavia, questo risultato eccezionale richiede al partito conservatore democristiano dei compromessi.

Il primo compromesso è stato accettato durante la campagna elettorale: il partito ha guadagnato questa vittoria anche grazie alla svolta “estremamente a destra” data da Kurz al programma elettorale. Kurz, infatti, ha deciso di inseguire sul terreno dell’estremismo l’FPÖ (Freiheitliche Partei Österreichs, Partito della Libertà austriaco), partito populista di estrema destra, islamofobo ed euroscettico, che ha guadagnato il 26% dei consensi, ponendosi in diretto contrasto con la linea di Bruxelles relativa ai migranti e ai rifugiati. Anzi, fiero di aver chiuso la rotta balcanica durante il suo mandato ministeriale, Kurz ha apertamente appoggiato la posizione di Orban, primo ministro ungherese.

Il secondo compromesso che il partito dovrà accettare è una coalizione. Infatti, nonostante l’ÖVP abbia vinto le elezioni, il 31,6% non è sufficiente a garantirsi una maggioranza che consenta al più giovane Primo Ministro al mondo, nonché primo millenial a ricoprire la carica, Kurz appunto, di governare. Il grande dilemma è: con chi stringerà alleanza il partito democristiano? Una possibilità è rappresentata da una nuova larga coalizione, che veda insieme il partito popolare e quello socialista (SPÖ, guidato da Christian Kern e posizionatosi secondo con il 26,9% delle preferenze). Un’altra possibilità, invece, è offerta dall’FPÖ; questa coalizione offrirebbe la possibilità di creare un governo di estrema destra nel cuore dell’Europa, in uno dei paesi considerati da sempre parte del “blocco occidentale”, che potrebbe a questo punto opporsi alle politiche europeiste francesi e tedesche.

Ma, torniamo alla nostra introduzione. Avevamo detto che domenica ci sono state elezioni importanti in due paesi: uno è l’Austria, dove il tema immigrazione ha giocato un ruolo fondamentale; l’altro è la Germania, un altro paese nel quale il tema rifugiati e immigrazione è stato un tassello importante del dibattito politico degli ultimi anni e delle ultime elezioni (è possibile che la politica di accoglienza condotta da Angela Merkel negli scorsi anni abbia fatto sì che nelle scorse elezioni il suo partito abbia perso punti rispetto al nuovo arrivato AfD, Alternative für Deutschland, partito xenofobo di estrema destra).

Nonostante le elezioni a livello federale si siano svolte in data 24 settembre, come avevamo già preannunciato, anche in questo caso il tasto “coalizione” è delicato.

Angela Merkel ha ottenuto la rielezione a Cancelliera della Germania, ma la percentuale ottenuta da CDU/CSU (rispettivamente il Partito democristiano tedesco, cui fa capo appunto la Merkel, e il Partito democristiano bavarese) è, anche in questo caso, troppo bassa per garantire una maggioranza senza alleanze. La questione era rimasta sinora in sospeso, perché la Merkel, sicura del fatto che la CDU domenica avrebbe vinto, voleva aspettare di poter contrattare con gli altri partiti da una posizione di forza.

Ma cosa avrebbe dovuto vincere la CDU domenica? (e no, allerta spoiler, la CDU non ha vinto) Domenica ci sono state le elezioni in Niedersachsen (in italiano, Bassa Sassonia), il secondo Bundesland per estensione, il quarto per popolazione, che ospita città quali Hannover e Gottinga.

La CDU, rassicurata dai sondaggi che ad agosto la davano in testa con uno schiacciante 40% di preferenze, avrebbe voluto appoggiarsi ad una vittoria netta e sicura per riuscire ad imporre le proprie condizioni nelle coalizioni a livello federale.

Invece, sorpresa: l’SPD (il Partito socialista guidato da Martin Schulz) e i Grüne (i Verdi), hanno sorpassato insieme il traguardo della maggioranza (36,9% l’SPD e 8,7% i Grüne, contro il 33,6% ottenuto dalla CDU). Tuttavia, ironia della sorte, il risultato ottenuto non è altro se non una vittoria di Pirro, poiché, anche in questo caso, un’alleanza è necessaria: a SPD e ai Grüne manca, infatti, un seggio per avere la maggioranza. Se SPD e Grüne riuscissero a stringere un’alleanza col partito liberale, il che è improbabile, potrebbero ridimensionare la CDU, acquisendo quindi nuova importanza a livello federale. Un’alleanza con la CDU, invece, potrebbe riconfermare il ruolo fondamentale del partito nel paese. Esclusa, invece, un’alleanza con AfD, il partito di estrema destra che ha ottenuto uno straordinario 6,2%, catalizzando su di sé i voti dei delusi.

Per concludere, la situazione in Germania e in Austria è speculare ma simile: in entrambi i casi il tema “rifugiati e immigrazione” ha svolto un ruolo fondamentale. In tutte e due le situazioni il partito vincente è obbligato a ricorrere ad un’alleanza per governare, e in entrambi i casi potrebbe trattarsi di ampie coalizioni; ma, ancora più importante, ed inquietante, è che sia in Austria, sia in Germania, il vero vincitore è solo uno: l’estrema destra, incarnata rispettivamente dall’FPÖ e dall’AfD.


A cura di: Elisa Todesco e Aglaia Pimazzoni

Immagine di copertina: Sebastian Kurz. Foto: Dragan Tatic, Bundesministerium für Europa, Integration und Äußeres. Licenza: CC BY 2.0

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Aglaia Pimazzoni

“Vedo gente, faccio cose ed esco male in foto” semicit. Human rights and environmental sustainability advocate. Fortunata per aver avuto la possibilità di studiare e lavorare a Bonn, Friburgo, Mosca e Amburgo.
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“Vedo gente, faccio cose ed esco male in foto” semicit. Human rights and environmental sustainability advocate. Fortunata per aver avuto la possibilità di studiare e lavorare a Bonn, Friburgo, Mosca e Amburgo.
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