Le droghe esistono da sempre e sono tante; analizzare la loro storia – chi le consumava, dove e perché – è affascinante, permette di capire molte cose. Vedere come una popolazione o un contesto storico si relazionino alle sostanze di abuso dice molto di essi. Interessante è anche riflettere su cosa sia considerato droga e cosa no. La lotta a certe sostanze quali, ad esempio, la cannabis mette in luce tutti i timori, le ipocrisie e i veri giri di affari di una società. Saviano ha descritto un mondo che ruota attorno alla polvere bianca, i milioni di morti di tumore mostrano gli effetti di un prodotto da banco che costa cinque euro a pacchetto, e così via. Ciò che consumiamo avidamente ci descrive, parla al posto nostro quando facciamo i misteriosi. Chi ci racconta ora?

Giorni nostri

Accanto alle mode musicali e dell’abbigliamento, ci sono anche quelle delle droghe. Annoveriamo l’acido lisergico, musa ispiratrice di cantanti e scrittori quali H.S. Thompson, il boom della cocaina tra gli yuppies, l’epidemia del crack alla fine degli ottanta, l’arrivo dell’eroina – forse quello che ha lasciato le cicatrici più profonde in Europa – e tante altre. Ogni periodo, ogni contesto, aveva le sue sostanze e i giorni nostri non fanno eccezione. Una parola che descrive molto bene i tempi che corrono è polarizzazione. Il peso sempre maggiore che le tecnologie hanno assunto nella società e l’interconnessione di tutte le parti del mondo, si contrappongono con forza alle realtà di chi è uscito sconfitto dalla crisi. Le differenze tra chi vive immerso nel mondo iper connesso e rapidissimo dello sviluppo economico e chi invece conduce un’esistenza precaria e insicura sono sempre più marcate. Questa distanza si traduce negli stili di vita e, ovviamente, nelle sostanze di abuso.

Stati Uniti

Emblematici di questa situazione sono gli Stati Uniti, in cui si contrappongono due fenomeni. Il primo è l’esagerata diffusione di medicinali stimolanti, quali Ritalin e Adderal. Derivanti dalle anfetamine, queste farmaci nascono come terapia del deficit di attenzione e iperattività, ma sono sempre più impiegati al di fuori di questo scopo. Lo stile di vita frenetico e la pressione a cui sono sottoposti gli strati più alti della società impongono una dedizione e una costanza molto difficili da mantenere nel lungo periodo. In particolare, è nei college che queste sostanze sono più richieste. Immersi in un sistema esigente ed esageratamente competitivo, gli studenti non hanno altra scelta che eccellere in ogni ambito; per farlo, nulla è meglio di un aiuto chimico. Il documentario Take your pills racconta bene le dimensioni del fenomeno, sottolineando il paradosso dell’assumere droghe – tipico strumento di evasione – per stare al passo col reale. A questa ansia di non farcela, di restare indietro, si contrappone poi la disperazione di chi ha già perso tutto.

Papavero

E’ proprio da questo senso di sconfitta, di emarginazione, che deriva una delle peggiori crisi sanitarie della storia americana. In uno splendido articolo pubblicato sul New York Magazine, Andrew Sullivan racconta l’antico rapporto che gli Stati Uniti hanno da sempre con l’oppio. Partendo dalla Guerra di Indipendenza, gli americani hanno sempre consumato i derivati del Papaver Sonniferum. Hanno iniziato sui campi di battaglia e hanno proseguito nelle proprie case, fino ad arrivare a consumare, attualmente, il 99% dell’idrocodone e l’81% dell’ossicodone mondiali. Nel 2017, gli oppioidi hanno ucciso più americani che la guerra del Vietnam, superando anche le morti per AIDS nel picco dell’epidemia. Queste sostanze sono state, per due anni di fila, responsabili dell’abbassamento dell’aspettativa di vita negli USA. L’analisi dei processi che hanno portato al boom odierno sono molto interessanti.

Prescrizioni

La spiegazione è da ricercarsi in un mix di decadenza economica e sistema sanitario privato, guidato dalla logica del profitto. I derivati della morfina hanno invaso le case degli americani sotto prescrizione medica, in conseguenza ai tagli alla sanità. Il dolore fisico è costoso da trattare in modo definitivo, tramite interventi o riabilitazione fisica o psicologica, mentre soffocarlo con potenti antidolorifici è più conveniente. Sullivan descrive bene il processo che prima ha portato al rilascio di milioni di ricette per painkillers e le possibilità di guadagno per medici e case farmaceutiche. Il fenomeno modificò la figura del tossicodipendente: niente più sbandati pericolosi. I nuovi tossici erano insospettabili, nascosti e non davano fastidio a nessuno, nemmeno mentre morivano di overdose nelle loro case. Quando ci si è accorti dell’ondata di morti silenziose, si è corsi ai ripari limitando le prescrizioni.

Proibizionismo

Chiudere i rubinetti però non ha risolto il problema, si è limitato solo ad alimentare il mercato nero. Per questo si è passati dall’ossicodone al ben più potente fentanyl – cento volte più potente della morfina – usato per tagliare le dosi di eroina e ammortizzare i costi del contrabbando. Il proibizionismo ha aumentato la pericolosità degli oppioidi circolanti. Basti pensare all’ultimo e tremendo arrivato: il carfentanil. Questa sostanza è così potente da poter essere impiegata solo sugli animali di grossa taglia – ottimo anestetico per elefanti. Tracce di questa sostanza furono ritrovate sui vestiti di alcuni superstiti della crisi del teatro Dubrovka; si sospetta che le forze di sicurezza russe abbiano usato tale sostanza nebulizzata per intervenire sui terroristi. L’impiego di questi additivi nelle dosi circolanti ha reso i dosaggi molto più difficili da controllare, e il loro uso molto più rischioso.

Ultimi

Anche se hanno causato la morte di note star quali Prince e P. S. Hoffman, gli oppiacei vanno a braccetto con la povertà. La loro costante infiltrazione nelle aree più povere degli Stati Uniti è una risposta alla crisi del mondo produttivo e alla miseria dilagante tra le fasce più povere del paese. Disoccupazione e impoverimento hanno lasciato un vuoto emotivo che ha trovato nell’oppio la sua panacea: esso ti aliena dai problemi del mondo, ti riempie di un godimento vuoto e artificiale. Questo fenomeno, però, non è confinato solo agli USA. I derivati della morfina annebbiano le menti di milioni di persone in tutto il mondo, dall’Africa all’Europa. Nel Vecchio Continente le morti per overdose da oppioidi sono in aumento, così come in Italia: la città di Bologna ha assistito a un’impennata di decessi causati da queste sostanze nel 2019. Che questa tendenza rispecchi gli effetti della disgregazione del modello sociale europeo e il suo avvicinamento a quello statunitense? Sarà il tempo a dircelo. Ma la speranza resta l’ultima a morire, e con essa il nostro impegno per far sì che ciò non accada.


A cura di Stefano Roli

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Stefano Roli

Classe 1992, cresciuto tra Modena e Bologna. Medico, appassionato di storia, letteratura e altre cose. Ho il pallino di essere sempre aggiornato su quello che succede nel mondo e a volte provo a raccontarlo.
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