Fino a qualche anno fa si dicevano bugie su bugie pur di non far sapere di aver conosciuto il partner online. Amici e familiari giocavano ancora a fare gli Alberto Castagna di turno, con tanto di camper di Stranamore, facendo incontrare tra loro amici di amici o conoscenti di famiglia e molto spesso con esiti infausti.  

Questi cupido per caso hanno lasciato il posto alle dating app. La rivoluzione è partita in quel lontano 1995, quando ad approdare sulla rete arrivò Match.com (ora Meetic). Da lì in avanti non sarebbe più stata la stessa cosa; decine di siti per incontri prima, applicazioni e social network dopo sono state create da allora, introducendo nella società nuove dinamiche. Instagram, Grindr, Tinder, sono tutte applicazioni che circa 1/3 della popolazione mondiale utilizza per conoscere nuove persone, e i numeri tendono a salire. Ogni nuova app è sempre più intuitiva, user-friendly e con curiose features. L’ultima arrivata, Huggle, crea match con persone che frequentano i tuoi stessi posti. Quanto c’è da sapere su tutto questo?

Tutto passa dai social

Anche se per molti possono essere una perdita di tempo, le piattaforme sociali rappresentano il fulcro per tutte le nuove conoscenze: conviene quindi abituarsi quanto prima. Le app di incontri online, richiedono agli utenti di essere attivi sia sulle app che sui social, di mettersi in mostra ed esporsi insomma, cercando di mostrare il nostro lato migliore, fare sfoggio dei nostri interessi per suscitare la curiosità degli altri utenti abbastanza da scriverci per primi. Tutta questa interattività può però non fare al caso di tutti. A volte i social sanno essere degli strumenti a doppio taglio: Instagram ha la fama di essere “il trova scappatelle” per tutti gli infedeli e “il social della gelosia” per tutti i cornuti.

Se è online è quello giusto

Tinder, la dating app più usata al mondo conta più di 50 milioni di utenti e crea 12 milioni di match al giorno, 4 dei quali portano sicuro a frequentazioni serie (ed io ancora qui single). L’online dating è il secondo modo più comune per coppie eterosessuali di conoscersi, il primo per quelle dello stesso sesso. I matrimoni nati da app come Tinder sono tra i più duraturi, e tra i più misti.

Lo rivela uno studio portato avanti da Josue Ortega (University of Essex, UK) e Philipp Hergovich (University of Vienna, Austria); noi, i membri della nostra famiglia, gli amici, i colleghi, i conoscenti siamo nodi in una rete ipotetica. Gli scienziati hanno inserito dei collegamenti random a queste reti, come fossero persone non appartenenti alla bolla di conoscenze, chiedendosi cosa sarebbe successo. Così come nel modello di studio, anche nella realtà preferiamo legarci a persone con i nostri stessi interessi, indipendentemente dal ceto o dalla razza di appartenenza, piuttosto che con persone della nostra bolla che non troviamo abbastanza intriganti. La combo ‘incremento di diversità nella società’ + app di incontri ha infatti permesso di livellare le differenze, unire culture e creare ponti tra comunità diverse. Una gran cosa.

Dentro la community LGBTQ+

Il ruolo che hanno avuto social e dating app tra coppie dello stesso sesso è nettamente superiore rispetto a quelle eterosessuali, così come lo sono le dinamiche e le implicazioni. Queste piattaforme si sono rivelate un’ancora di salvezza per tutte quelle persone cresciute in ambienti chiusi e bigotti, aiutando a formare comunità di supporto, soprattutto lì dove perseguitare, abusare, torturare, impiccare omosessuali è fare quotidiano. 

Presenza coppie etero e omosessuali a confronto

La società  ha portato, evolvendosi (più o meno ovunque nel mondo occidentale, anche se qui in Italia sembra spesso di vivere un secondo Medioevo) ad accettare e normalizzare la realtà LGBTQ+; ora è possibile frequentare luoghi e locali pubblici senza doversi nascondere o vergognarsi, senza aver paura dell’opinione pubblica. 

Enormi passi in avanti sono stati fatti negli ultimi 20 anni, seppur rimangano ancora molte controversie. Una minoranza che ha vissuto molte difficoltà e molti momenti straordinari, come la liberalizzazione sessuale degli anni 80, che è ora un fondamento della community e, nel bene e nel male, regola molte delle dinamiche da chat per tutti coloro che l’unico scopo è ‘arrivare a materassare’. Stiamo però assistendo a un’inversione di marcia: le nuove generazioni sono sempre più orientate a rapporti duraturi e stabili, piuttosto che tutto questo. Di conseguenza, anche le dating app stanno cambiando. La più usata, Grindr (si pronuncia Grainder) lanciata nel 2009, è presente in più di 200 paesi. Nel 2017 è diventata un brand, con tanto di magazine online che fa da spotlight alla comunità omo, organizza eventi e charity show. Altre app, invece, creano foundations che promuovono campagne di sensibilizzazione su AIDS, HIV, PrEP o a sostegno di persone in pericolo.

E i contro?

C’è una pratica crescente, con un nome originale, che è da poco stata inserita nei dizionari angloamericani. Il Ghosting (in italiano sarebbe un banale ‘fantasmare’, nel senso di scomparire) altro non è che non dare più traccia di se prima o dopo aver incontrato qualcuno. Tra i praticanti, molti lo fanno ancora prima del primo incontro, per timidezza, paura di inciampare in situazioni imbarazzanti, o anche solo per pigrizia, altri, invece, lo fanno quando percepiscono che quella conoscenza non li porterà da nessuna parte e ad onestà di intenti, preferiscono scomparire nel nulla piuttosto che concludere verbalmente la conoscenza. Gli schiaffi che si meriterebbero.

Tuttavia si scompariva anche prima che arrivassero le dating app, che sono solo uno strumento. La presunta perdita di romanticismo per colpa di tali app sembra essere più un luogo comune che la realtà.

Nessuna conclusione, nessun giudizio, nessuna inutile morale. Sono tra i milioni di utenti che ogni giorno usa quelle app e ogni tanto mi chiedo: se abbiamo applicazioni per qualsiasi cosa, posteggiare, mangiare, comprare, perché non averne una anche per scegliere chi frequentare?

References:

https://www.technologyreview.com/s/609091/first-evidence-that-online-dating-is-changing-the-nature-of-society/?utm_source=twitter.com&utm_medium=social&utm_content=2017-12-30&utm_campaign=Technology+Review

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Matteo Carlino

Nato a Genova 21 anni fa, studio Scienze della Comunicazione in UniTo e sono Rappresentante universitario di PRime Torino, una no-profit universitaria di comunicazione e organizzazione eventi. Amo vivere la città di notte, scattare foto storte e tutto quello che riguarda schermi retroilluminati. Il binge watching di serie tv è la mia religione.
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Matteo Carlino

Nato a Genova 21 anni fa, studio Scienze della Comunicazione in UniTo e sono Rappresentante universitario di PRime Torino, una no-profit universitaria di comunicazione e organizzazione eventi. Amo vivere la città di notte, scattare foto storte e tutto quello che riguarda schermi retroilluminati. Il binge watching di serie tv è la mia religione.
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  • Cosa Resterà di Queste Elezioni 2018? I meme

    7 Mar 2018 - 15:48

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