L’Italia e i funerali dello Ius soli: la (non) svolta natalizia sulla cittadinanza

Negli ultimi giorni di questo 2017 l’Italia si appresta a celebrare i funerali di una legge tanto attesa quanto osteggiata: lo ius soli.

Proprio come in una delle più tristi esequie, l’addio a quella che era una legge di grande spessore è avvenuto in un’aula semi deserta.

A chi ha dichiarato che “non c’era il tempo” verrebbe da rispondere che per una riforma di umanità e civiltà il tempo si trova.

Con l’attuale legislatura che volge al suo termine e la prossima che è sempre più un’utopia per il centrosinistra, i Radicali italiani hanno chiesto invano al presidente Mattarella di “rinviare lo scioglimento delle Camere fino alla discussione e al voto della legge sullo ius soli.

Lo schiaffo allo ius soli ha rappresentato l’ennesima vittoria di tutti quei trasformisti che hanno votato a favore della legge alla Camera e ne hanno preso le distanze al Senato.

Ma si sa, in tempo di elezioni e campagne elettorali la capacità di riciclarsi è prerogativa essenziale alla sopravvivenza politica di questi soggetti.

A destra ci si è appellati alla solita retorica mistificante dello snaturamento identitario, il Movimento 5 Stelle ha giocato la carta comunitaria dicendo di volersi adeguare alla “legislazione continentale” e il centrosinistra non ha voluto rischiare ponendo il voto di fiducia.

In tanti hanno manipolato senso e scopo di questa legge cercando di far credere che “lo ius soli avrebbe consegnato un passaporto a ogni nuovo sbarcato”.

La sostanza della legge alla quale abbiamo detto di no prevedeva la modifica delle modalità e dei requisiti necessari per poter acquisire la cittadinanza italiana, passando così dallo “ius sanguinis” (cittadinanza dipendente da quella dei genitori) allo “ius soli”, espressione giuridica che indica l’acquisizione della cittadinanza di un dato Paese come conseguenza del fatto giuridico di essere nati sul suo territorio, indipendentemente dalla cittadinanza dei genitori.

Va tuttavia sottolineato che quella presentata in Senato era uno “ius soli temperato dallo ius culturae”, ovvero la cittadinanza sarebbe stata riconosciuta a chi è nato in Italia o vi è arrivato entro i 12 anni di età e ha compiuto un ciclo di studi in Italia.

Come scritto da Luigi Manconi: “a vincere in questa vicenda è stata l’ideologia della paura e un’idea pre-moderna della cittadinanza”.

Un’idea che va in direzione opposta rispetto alla storia e che è dunque destinata a perdere.

Intanto Chiediamo scusa agli 800mila compagni di classe dei nostri figli“.

 

A cura di Giovanna Cipolla


Foto di copertina: credits to Change.org

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Giovanna Cipolla

Classe 1993, Acquario, siciliana d’origine e prima di tre fratelli, dopo il diploma mi sono trasferita a Forlì per laurearmi tre anni dopo in Scienze Internazionali e diplomatiche con l’Alma Mater Studiorum di Bologna. Avendo compreso che il mondo della diplomazia non faceva per me, ho deciso di trasferirmi a Torino dove oggi sono post-graduate student in Scienze internazionali con profilo Middle East and North Africa politics. Nello studio del Medio Oriente ho trovato la mia personale quadratura del cerchio. Credo nel Mediterraneo come alternativa al modello Atlantico. Amo dipingere, pensare ed andare in direzione ostinata e contraria. Odio i pregiudizi almeno quanto il formaggio.
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