Nato a Firenze 38 anni fa e convertitosi all’Islam all’età di 18 anni, Abbas Damiano Di Palma rappresenta il primo Hujjatulislam (importante carica religiosa musulmana sciita) italiano. Attualmente è presidente dell’Associazione Islamica Imam Mahdi (AJ), nata nel 2004 e con sede a Roma.

 

Soprattutto ultimamente, sentiamo spesso parlare di Islam, ma pochi lo conoscono a fondo. Ancor meno si sa della principale divisione interna a questo, quella tra Islam sunnita e Islam sciita. Che cos’è lo Sciismo?

E’ difficile oggi parlare di Islam senza essere fraintesi o senza che il pregiudizio giochi un ruolo più o meno influente nel dialogo. Ancor più difficile è quindi cercare di capire le dinamiche interne al mondo islamico, le sue correnti e le varie scuole di pensiero. “Shia” è un termine arabo che significa “seguace”; lo sciita è dunque colui che segue qualcuno o qualcosa. Nel nostro caso specifico per sciita si intende “sciita di Ali”, colui che dopo la dipartita dell’ultimo Profeta dell’Islam Muhammad, su di lui la pace e sulla sua famiglia, viene ritenuto esserne l’erede, il successore spirituale e la guida della comunità in tutti i suoi aspetti. Ad Ali successero altri imam che gli sciiti ritengono essere le loro guide e modelli di condotta.

La branca sunnita ritiene invece che Ali sia stato il quarto califfo, non il primo successore al Profeta. Ci sono altre differenze di tipo dottrinale sulla suddetta disputa: per gli sciiti infatti Ali sarebbe stato designato direttamente dal Profeta e quindi su ben preciso ordine di Dio (al-Nass al-Ilahi) mentre in genere nel mondo sunnita si ritiene che la scelta del califfo dovesse spettare ad un élite della comunità islamica (Ahl al-Hill wa al-Aqd).

 

Quali sono le principali differenze e divergenze tra Islam sunnita e sciita sul piano del culto e del modo di pensare ed agire dei singoli fedeli?

In generale i fondamenti basilari dell’Islam sono unici e si basano sulla medesima testimonianza di fede per entrambe le scuole: “Non c’è altro dio all’infuori d’Iddio e Muhammad è il Suo profeta”. Ciò ovviamente implica la credenza nel nobile Corano e nel suo messaggio. Interpretazioni diverse del Corano, parola d’Iddio rivelata all’uomo, e della sunna (sacra condotta) del profeta Muhammad, su di lui la pace e sulla sua famiglia, hanno apportato una molteplicità di idee e visioni in materia di fede e storia tra cui, appunto, le due prospettive: quella sunnita e quella sciita. Ci sono differenze nelle norme e nella prassi tra queste due scuole, più che altro in alcuni dettagli di forma, così come ci sono anche all’interno delle varie ramificazioni sunnite e sciite stesse.

 

Anche lo Sciismo si compone di più scuole. Quella cui aderisce la vostra Associazione è detta Jafarita o Duodecimana. Perché e cosa la contraddistingue?

La scuola duodecimana viene detta anche jafarita in quanto si basa su opere che riportano detti prevalentemente risalenti o attribuiti all’Imam Jafar as-Sadiq. La scuola duodecimana si contraddistingue dalle altre branche sciite per credere ai dodici imam successori del Profeta, l’ultimo dei quali è creduto essere vivo ma in stato di occultazione. Crediamo inoltre che ritornerà alla fine dei tempi per colmare la terra di giustizia dopo che questa sarà stata colma di tirannia e oppressione. Il numero degli imam fissato a dodici e l’occultazione del dodicesimo Imam sono quanto principalmente contraddistingue la scuola duodecimana dalle altre scuole di orientamento sciita.

 

L’Islam è una religione più giovane del Cristianesimo di circa 600 anni. Per secoli, Cattolici, Protestanti e Ortodossi si sono uccisi a vicenda. Perché questo tragico passato non riesce ad essere da insegnamento per l’Islam, che in alcune zone del mondo continua ad essere dilaniato da sanguinose lotte intestine? È forse ancora “troppo giovane”?

Noi consideriamo l’Islam come la religione dell’uomo che nasce con Adamo e viene vissuta fino ai giorni nostri. Le difficoltà e le insidie scaturite dalla debolezza umana sono stata una costante della nostra storia. Il nobile Corano ci dice: “Per il tempo! Invero l’uomo è in perdita all’infuori di coloro che hanno creduto e compiuto buone opere“. In tutte le religioni troviamo elementi dediti all’odio e alla divisione così come troviamo chi predica e diffonda bontà, giustizia e compassione. Le generalizzazioni non hanno mai aiutato alla comprensione di un fenomeno nella sua totalità anzi spesso hanno fomentato e aizzato ulteriori settarismi. Quanto detto, viene dimostrato dall’unione che vige ancora tra sunniti e sciiti nonostante la vasta propaganda del nemico fautore della divisione. Chi si pronuncia contro l’altra scuola in genere non è stato in grado di convivere neanche con la gran parte di chi segue la sua stessa scuola e ciò fa pensare molto. Con questo non si vuol rimanere indifferenti alle sanguinose vicende che recentemente hanno coinvolto il mondo islamico ma piuttosto riporre l’attenzione sul fatto che dietro a tutto ci fossero forze che di islamico, sunnita o sciita, avessero ben poco.

 

Come il Cristianesimo e l’Ebraismo, l’Islam è una religione universale, con fedeli in tutto il mondo. La vostra è un’Associazione musulmana a carattere nazionale. Secondo la vostra esperienza, la pratica del culto viene influenzata dal luogo in cui avviene? In altre parole, in cosa essere musulmani in Italia ed Europa differisce dall’esserlo in altre parti del mondo?

In linea di principio, riguardo la pratica del culto non dovrebbe e non può essere influenzata dal luogo in cui avviene. Il culto manifesta la nostra relazione con Iddio che è Creatore dei cieli e della terra. E’ il nostro modo di relazionarsi con il mondo esterno che può cambiare e ciò avviene tramite differenze culturali, modi di percepire la vita, inclinazioni di pensiero eccetera. Ciò non riguarda l’aspetto della fede, anche se in certi casi può influenzarlo. L’Europa ha una sua storia, nella quale anche l’Islam ha avuto ed ha tutt’ora il suo ruolo: tramutare l’esperienza personale dei credenti in esperienza collettiva dei musulmani in Europa e degli europei più in generale pare oggi non sia impresa facile ma la storia ci insegna che tutto è possibile, se Iddio lo vuole.

Essere musulmani in Europa significa essere all’avanguardia di una sfida che la storia non ci ha mai presentato d’innanzi. Mentre l’Occidente ha abbandonato e distrutto la via spirituale alla quale diceva di rifarsi nei secoli scorsi, ai musulmani nativi, ancora spiritualmente vivi, è stato in un certo qual modo conferito l’onere e il beneplacito di riportare l’autentica via spirituale perduta dai nostra avi attraverso l’Islam, insegnato dai profeti sin dall’alba della creazione dell’uomo.

 

Nella mia tesi di laurea magistrale ho analizzato le similitudini tra Cattolicesimo e Sciismo. Tra queste vi è la presenza di uno “Stato di riferimento”: rispettivamente, il Vaticano e l’Iran. Tuttavia, mentre il Vaticano è in prima istanza una “potenza religiosa” e solo in seconda uno stato, l’Iran è innanzitutto uno stato. Questo è forse il motivo per cui, ad oggi, nessun cattolico nel mondo guarda al Vaticano come a un “modello politico”. Nonostante il velayat-e faqih sia stato criticato sotto più aspetti da alcune massime cariche sciite, vi sono sciiti che vedono nella Repubblica Islamica dell’Iran un modello politico/statale di riferimento?

Se vogliamo parlare dell'”Iran Islamico”, credo che si tratti in primis di una “potenza religiosa”, e infatti non vi è forza né potenza se non presso Iddio. La religione ci insegna sì l’amore, la conoscenza e la pietà ma anche un modello di vita, quello che alcuni hanno chiamato “la città virtuosa”, e che potrebbe essere chiamato “politica” senza problemi se non fosse stato per l’incapacità dei presunti politici di fare la politica. La wilayat al-Faqih, ossia l’autorità del giurisperito durante l’occultazione del dodicesimo Imam, nel suo senso universale non è mai stata osteggiata dai grandi giuristi; piuttosto essi hanno avuto divergenze riguardo ai limiti della suddetta autorità. Il linguaggio complesso e vari tecnicismi in materia di diritto islamico hanno fatto sì che le persone con meno familiarità delle questioni giuridiche non cogliessero le varie problematiche nella loro interezza, ed ovviamente non sono poi mancate le mistificazioni politiche per creare ancor più confusione. Di fatto, come avete notato, l’Iran è diventato oggi un modello politico non solo per gli sciiti ma anzi anche per tanti non-sciiti che non hanno visto nessun’altra alternativa tra le opzioni oggi plausibili nell’arte del governo. Si badi bene che un modello politico religioso deve scaturire dalla fede come naturale conseguenza, deve dunque essere un mezzo per poter intraprendere la via spirituale e non un fine in sé stesso.

 

Che cosa significa essere musulmani sciiti italiani nel 2019?

Essere musulmani sciiti italiani nel 2019 significa portare testimonianza della parola d’Iddio, del magistero dei profeti, del nobile Corano, così come ci è stato indicato dalla santa progenie dell’ultimo Profeta Muhammad, su di lui la pace e sulla sua famiglia. Significa scrivere un nuovo capitolo della storia senza precedenti, ridare speranza con un messaggio salvifico e di liberazione per l’intera nazione, un fine troppo ambizioso per alcuni, inaccettabile per chi ancora non vuole conoscere l’Islam, ma noi ci crediamo ed è proprio questo che vuol dire avere fede.


A cura di Samuele Nannoni

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Samuele Nannoni

Samuele Nannoni

Sono nato a Firenze, dove vivo tutt'ora. Appassionato di viaggi, lingue e politica, mi sono laureato alla triennale di Scienze Politiche a Firenze e alla magistrale di Scienze Internazionali e Diplomatiche a Forlì - Università di Bologna. Sono una persona solare e positiva, ottimista il più delle volte. Amo la natura e gli animali; non sopporto il politically correct. Mi piace andare controcorrente, scavare a fondo nelle questioni, mantenendo vivo il più possibile il mio spirito critico. Sono omosessuale; quindi, per definizione, diverso dalla maggioranza. Ne vado fiero, ma non sopporto chi ideologizza la propria identità sessuale. Non sono battezzato e mi definisco agnostico; so di non sapere e di non riuscire a comprendere. Tuttavia, nutro per le principali religioni del pianeta una vastissima curiosità, che ho esplicitato durante il mio percorso di studi accademici. Sono il fondatore e direttore di ODERAL - Organizzazione per la Democrazia Rappresentativa Aleatoria (www.oderal.org); l'unica Organizzazione italiana dedicata allo studio e alla promozione del sorteggio come pratica democratica da affiancare alle elezioni per la composizione di organi collegiali, ovvero Assemblee legislative.
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Samuele Nannoni

Sono nato a Firenze, dove vivo tutt'ora. Appassionato di viaggi, lingue e politica, mi sono laureato alla triennale di Scienze Politiche a Firenze e alla magistrale di Scienze Internazionali e Diplomatiche a Forlì - Università di Bologna. Sono una persona solare e positiva, ottimista il più delle volte. Amo la natura e gli animali; non sopporto il politically correct. Mi piace andare controcorrente, scavare a fondo nelle questioni, mantenendo vivo il più possibile il mio spirito critico. Sono omosessuale; quindi, per definizione, diverso dalla maggioranza. Ne vado fiero, ma non sopporto chi ideologizza la propria identità sessuale. Non sono battezzato e mi definisco agnostico; so di non sapere e di non riuscire a comprendere. Tuttavia, nutro per le principali religioni del pianeta una vastissima curiosità, che ho esplicitato durante il mio percorso di studi accademici. Sono il fondatore e direttore di ODERAL - Organizzazione per la Democrazia Rappresentativa Aleatoria (www.oderal.org); l'unica Organizzazione italiana dedicata allo studio e alla promozione del sorteggio come pratica democratica da affiancare alle elezioni per la composizione di organi collegiali, ovvero Assemblee legislative.
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