Con una gioia quasi selvaggia qualcuno ha accolto la notizia che un uovo è il nuovo re di Instagram. Chi scrive è tra questi.

La foto di un uovo, puro e semplice nella sua forma regolare e familiare, ha ottenuto 50 milioni di like. Ma la cosa ancora più stupefacente è che li ha raccolti semplicemente perché il creatore del post lo ha chiesto espressamente: per battere il record di like su una foto, precedentemente detenuto da una certa Kylie Jenner.

È possibile che il numero dei like salga ancora, ed è altrettanto probabile che dietro alla creazione del post si celi qualche intento non ancora svelato; tuttavia, ad oggi il mitico uovo risplende come il sole.

Potente arma come il sasso del piccolo Davide che abbatté Golia, l’uovo che colpisce più duro della pietra, schizzando via dalla fionda attraverso lo spazio etereo e rarefatto che sono i social.

Il suo bersaglio, a parere di chi scrive, è la dimostrazione della vacuità che regna sovrana su Instagram.

Influencer, modelli, e artistoidi di ogni tipo sono stati sbaragliati da un uovo. Le migliaia di migliaia di like che dovrebbero rappresentare chissà quale tipo di investitura a moderno vate, sono spazzate via dal candore dello splendido e banalissimo guscio immacolato.

L’uovo dei record padrone di Instagram

La dimostrazione è che Instagram è una scatola vuota, in cui i contenuti vengono “consumati” senza una ragione particolare, se non per un effetto gregge di un esercito lobotomizzato dagli schermi degli smartphone.

Naturalmente qualcuno potrebbe obiettare che questa è un’affermazione falsa, dal momento che su Instagram si possono trovare molti contenuti di interesse artistico e socio culturale. Il che è vero in termini assoluti, ma non in termini relativi. O per meglio dire, la dimensione microscopica dei contenuti che realmente si portano dietro un significato definito di quel tipo, svanisce di fronte alla dimensione semantica del contenuto medio: spesso una bella mostra di chiappe in spiaggia.

C’è chi ha voluto trarre dal successo del fantomatico uovo su Instagram una lezione circa l’obbedienza delle masse, come Vittoria Pellagra in un articolo de Il Sole 24 ore.

L’oggetto è un parallelo tra la richiesta di mettere un like alla foto in questione, e un esperimento celeberrimo nelle scienze sociali: il cosiddetto Milgram experimentIn detto esperimento le persone dovevano infliggere scosse elettriche, (che non sapevano essere simulate), ad un soggetto di un test che avesse commesso errori. Il risultato dell’esperimento fu fondamentalmente la verifica del fatto che le persone, ove legittimate da una autorità che dà ordini, infliggevano le scosse elettriche anche fino alla presunta morte del soggetto.

Onestamente, si potrebbe affermare che mettere un like ad una foto non equivalga affatto a dare una scossa elettrica: la natura del paragone appare esageratamente forzata. Quello che l’uovo triumphator dimostra infatti, non è tanto la tendenza ad obbedire, quanto la propensione di rendere virali contenuti vuoti. Oggetti che acquistano un significato solo in virtù della ripetizione a catena, funzione del resto che è propria dell’hashtag, e che fuori dal contesto del social tornano al niente.

Si potrebbe dire naturalmente che tutto quanto è codificato dal linguaggio umano trova un significato nella condivisione, ed ovviamente nella ripetizione, il che è giusto.

Ma il caro vecchio e screditato buonsenso, suggerisce in realtà che un paio di chiappe siano solo un paio di chiappe, senza reconditi e oscuri richiami a sfere semantiche non meglio identificate. Se non forse alla lampante tendenza all’autocelebrazione che spopola sui social: dove tutti si è un po’ giornalisti, modelli, politici e opinionisti.

C’è quindi da aspettarsi che l’eroica impresa dell’uovo abbia l’effetto di un sasso lanciato nello stagno, ovvero un subitaneo e notevole incresparsi dello specchio d’acqua, seguito da un rapido ritorno alla normalità. Domani gli influencer di ogni tipo torneranno a “influenzare” i loro follower, ed in generale chiunque abbia voglia di vedere un po’ di umanità che rizza le penne come un pavone, o che non sia in grado di farsi “gli affaracci suoi”.

Però oggi ha vinto l’uovo, in tutto il suo fulgore e in tutta la sua baldanza. L’uovo che rende questo giorno quello dei bacchettoni e dei “retrogradi”, quello dei moralisti e dei vecchi barbogi. Seppure per un giorno essi hanno un unico e vittorioso stendardo, sopra c’è un meraviglioso uovo in campo bianco.


A cura di Corso Pecchioli

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Corso Pecchioli

Corso Pecchioli

Sono nato a Firenze nel 1993. In ritardo per vivere l'età dell'oro dei tamarri degli anni '90, e scarsamente portato per inclinazione a vivere in simbiosi con cellulare e cuffie. Così passo gran parte del mio tempo con il naso piantato sui libri, davanti al sacco da boxe, di fronte ad una birra o allo schermo del cinema; d'estate in motocicletta. Avendo tuttavia costantemente cura, per vocazione, di divulgare critiche urbi et orbi ed ironia al vetriolo.
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Sono nato a Firenze nel 1993. In ritardo per vivere l'età dell'oro dei tamarri degli anni '90, e scarsamente portato per inclinazione a vivere in simbiosi con cellulare e cuffie. Così passo gran parte del mio tempo con il naso piantato sui libri, davanti al sacco da boxe, di fronte ad una birra o allo schermo del cinema; d'estate in motocicletta. Avendo tuttavia costantemente cura, per vocazione, di divulgare critiche urbi et orbi ed ironia al vetriolo.
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