Le compagnie elettriche indiane sono in perdita da decenni ormai, e ciò ha causato in passato a una vera e propria crisi elettrica.

Negli slum sono talmente tanti i casi di coloro che si rifiutano di pagare la bolletta e/o sottraggono illegalmente l’elettricità tramite allacci abusivi che ogni anno le perdite stimate ammontano a 10 miliardi di dollari. Gli interventi dei funzionari per riscuotere il mancato pagamento non solo si sono rivelati vani ma li hanno portati ad essere vittime di aggressioni, e talvolta omicidi.

Com’è stato risolto il problema?

La compagnia elettrica Tata Power Delhi Distribution Ltd, in collaborazione con il governo del Territorio di Delhi, ha ingaggiato un gruppo di donne, in totale 884, residenti negli oltre 200 slum, incaricandole di riscuotere direttamente il pagamento delle bollette. Queste donne, soprannominate abhas (dal sanscrito आभा, trad. luce), hanno l’incarico, oltre alla riscossione della bolletta elettrica, di fornire informazioni sulle modalità di risparmio della corrente (es. l’uso di lampadine a basso consumo) e sul corretto utilizzo (es. non stendere il bucato sui cavi elettrici, pratica diffusa nelle baraccopoli indiane). In breve tempo si è registrato un aumento di oltre il 180% delle riscossioni e un incremento del 40% degli allacciamenti regolari alla rete elettrica.

L’approccio innovativo è risultato vincente per due ragioni interdipendenti: l’interazione tra l’azienda e la comunità, resa possibile grazie alle  donne “esattrici”,  e la visione dell’accesso all’elettricità come valore sociale, ossia come un mezzo che, se usato efficientemente, permette ai singoli individui, e conseguentemente all’intera popolazione, di migliorare la propria condizione socio-economica.

Su suggerimento delle abhas, per andare incontro ai bisogni degli abitanti degli slum, la compagnia elettrica ha messo a disposizione fondi per la fornitura di acqua potabile, programmi di alfabetizzazione, e accesso ai medicinali. In questo modo si è andata a creare una situazione di reciproco beneficio.

Il successo dell’iniziativa è stato riconosciuto a livello internazionale; tant’è che la World Bank, con il suo programma di assistenza al management del settore elettrico (ESMAP), ha deciso di esportare questa best practice in Jamaica e Kenya.

Photo credit: notmerely | Attribution-NonCommercial 2.0 Generic (CC BY-NC 2.0)

Il ruolo delle donne

Come per le donne idraulico in Giordania, la figura femminile si è rivelata anche in questo caso di fondamentale importanza per la buona riuscita del progetto.
Nonostante la condizione femminile non sia tra le migliori al mondo e alle donne vengano spesso negati diritti fondamentali quali l’istruzione (nel 2015 il premier Modi ha lanciato la campagna “Beti Bachao, Beti Padhao” – trad. “salva una bambina, educa una bambina“) e il diritto alla vita (l’India, insieme alla Cina, detiene il triste primato di infanticidi e aborti selettivi), la donna indiana riveste un ruolo cruciale all’interno della comunità e rappresenta un punto di riferimento per le altre donne.

Risale all’ottobre scorso la sentenza della Corte suprema indiana che ha decretato che il rapporto sessuale consumato con una minorenne rappresenta uno stupro, indipendentemente dallo stato civile. Tale sentenza rappresenta una svolta nella giurisprudenza indiana in quanto una precedente pronuncia ammetteva i rapporti tra un uomo e una ragazza minorenne se all’interno del matrimonio. Nonostante il Prohibition of Child Marriage Act (PCMA) del 2006, che stabilisce l’età legale per contrarre matrimonio a 18 anni per le donne e 21 per gli uomini, ben il 18% delle ragazze sotto i 15 anni risulta essere sposato (dati UNICEF).

 

L’India è il paese delle enormi contraddizioni: se nella maggioranza dei casi, specialmente in contesti rurali, le donne vengono bistrattate, esistono donne che ricoprono incarichi di altissimo livello.

Un ottimo esempio è Bina Agarwal,  economista e vincitrice del Premio Balzan 2017, la quale nel 2005 si è fatta portavoce di una campagna per rendere eguali i diritti di successione e in particolare il modo di accesso alla terra. Grazie anche al lavoro di Agarwal si è dimostrato come il diritto alla terra e alla proprietà privata delle donne migliori non solamente la loro condizione personale, ma anche il loro empowerment sociale, portando giovamento all’intera comunità.

 

Link utili:


A cura di Aglaia Pimazzoni

Immagine Copertina: Licenza Creative Commons CC0 https://pixabay.com/it/persona-donna-india-campi-plantage-690245/

The following two tabs change content below.
Aglaia Pimazzoni

Aglaia Pimazzoni

“Vedo gente, faccio cose ed esco male in foto” semicit. Human rights and environmental sustainability advocate. Fortunata per aver avuto la possibilità di studiare e lavorare a Bonn, Friburgo, Mosca e Amburgo.
author

Aglaia Pimazzoni

“Vedo gente, faccio cose ed esco male in foto” semicit. Human rights and environmental sustainability advocate. Fortunata per aver avuto la possibilità di studiare e lavorare a Bonn, Friburgo, Mosca e Amburgo.
Show Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *