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Il Rituale: quando Netflix fa canestro

Il Rituale: quando Netflix fa canestro

Erano da poco passate le 21.30, dopo un’intensa, afosa e letteralmente ustionante giornata di mare decisi che era giunto il momento più bello delle mie serate infrasettimanali: la scelta del film! Di recente, privo di una connessione internet degna di questo nome, mi sono dovuto sottomettere all’offerta cinema di Sky ( qualcuno aiuti quella redazione, vi prego ) se non che all’improvviso il modem si accese di quella luce di cui, ogni cinefilo, nerd o ustionato ragazzo/a, ha bisogno: la connessione wi-fi.

Come Grosso dopo il gol alla Germania ho esultato e corso per casa felice finchè il dolore da ustione non si è rifatto vivo aiutandomi a ritrovare una precaria stabilità mentale e portandomi quasi per caso verso “The Ritual” un horror a marchio Netflix che mi ha fatto esultare nuovamente come Grosso: due volte in una serata, mica male.

The Ritual è un film Netflix diretto da David Brunckner e tratto dall’omonimo romanzo di Adam Nevill e sappiate che di norma mi lancerei nei più dettagliati e curiosi spoiler che la pellicola offre.  Stavolta però vorrei che, una volta letta questa recensione, si risvegli in voi il coraggio di dare a Netflix l’ennesima chance… Perchè so che anche voi siete stati delusi negli ultimi anni per i film che la compagine americana ci ha rifilato, ma stavolta non resterete insoddisfatti: hanno fatto canestro da 3 punti allo scadere e, per quanto mi riguarda, messo in scena un film che entra nella mia personale top 10 del genere (e io amo gli horror, non come quei falsi profeti che mi hanno consigliato i vari esorcismi de sta ceppa! possiate bruciare nell’inferno cinematografico in cui mi avete spinto).

Veniamo a noi. Primo punto di forza? In The ritual il terrore non è mai banale. La foresta svedese, sebbene il film sia girato in Transilvania, è l’ambientazione di questo horror dove 4 giovani sventurati decidono di avventurarsi dopo la perdita di un amico. La foresta è maestosa e luminosa all’inizio per divenire poi sempre più claustrofobica e cupa col passare dei minuti. Questa non è affatto una scelta scontata, anzi, la trasformazione del paesaggio che non si limita ad essere scenografia e ambientazione ma ritratto dello stato d’animo dei protagonisti è una chicca per chi racconta storie di paura… Insomma siamo stanchi delle varie scene di silenzio e confusione che portano ai jumpscare. La paura, quella vera, è fatta di adrenalina, claustrofobia, armoniosa gestione del buio e del silenzio, dall’impotenza dei personaggi verso gli eventi, della pericolosità della minaccia.

netflix the ritual forest

La fotografia infine riesce nell’impresa di rendere i luoghi del film tanto affascinanti quanto inquietanti, giocando con colori saturi e rendendo ogni scena splendida da vedere. Ultima ma non meno importante la colonna sonora: efficace e mai invadente; ben dosata rifugge trucchetti di basso rango come l’enfatizzazione dei jumpscare.

The ritual mette insieme sicuramente vari clichè di questo genere cinematografico ma lo fa bene; in fondo l’horror non è di certo più quello di Hitchcock, ma alcuni, ed è questo il caso, si permettono ancora di raccontare storie di paura in modo semplice, chiaro e coerente. I protagonisti sono ben caratterizzati fin dall’inizio e ogni loro scelta è coerente col personaggio e funzionale all’evoluzione della trama. Il finale poi cela una bellissima metafora e presa di consapevolezza, una rivincita e un urlo contro le paure che ci bloccano e ci costringono a perdere sempre qualcosa.

Scriverei ancora tanto di questo film, come hanno girato alcune sequenze, la recitazione più che positiva dei protagonisti e la bellezza della foresta come specchio dell’anima ma aihmè finirei col lasciarmi scappare degli spoiler e, in una trama di per sè molto semplice come quella di un horror, potrebbe essere letale per la vostra voglia di vedere la pellicola.

Il verdetto

Andate all’Ikea o da Decathlon, prendete una di quelle dannate tende usa e getta e vedete questo film con i vostri amici durante il campeggio, o anche nel giardino di casa e non ve ne pentirete. Amo il genere ma penso anche che sia destinato alla morte nei prossimi anni se prodotti di questo tipo non continueranno ad essere prodotti; io ci credo ancora e se perfino Netflix che ha toppato quasi tutti i suoi lungometraggi è riuscita a darci un film godibile e di qualità credo che qualche speranza ci sia ancora. Intanto gustatevi il film e ricordatevi di usare la crema solare quando andate al mare.

 

 

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Sebastiano Belfiore

Studente di Scienze Internazionali presso uniTo. Un giorno capii che il pensare è per gli stupidi, mentre i cervelluti si affidano all'ispirazione, io oscillo un pò qui un pò la..questione di prospettiva.
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