“Il Grande Gioco” di Peter Hopkirk: cronaca di avventure e di eroi dimenticati.

Che cosa sia “Il Grande Gioco” di Peter Hopkirk è difficile a dirsi: non è un saggio storico, non è un romanzo, e nemmeno un racconto. Eppure, il libro raccoglie ognuno degli elementi narrativi propri di questi tre generi.

È nell’ibrido di elementi che nasce la magia di “una delle letture più appassionanti”, come la definì Umberto Eco, una cronaca narrata attraverso le vicende dei suoi protagonisti. Tra essi si trova l’inventore stesso dell’espressione “grande gioco”, Arthur Conolly, uno dei suoi interpreti più straordinari che morì decapitato a Buchara nel 1842.

L’arco temporale della narrazione si estende dai primi dell’Ottocento all’agosto del 1907, anno in cui il Grande Gioco volse alla chiusura. Le vicende riguardano la corsa coloniale tra Inghilterra e Russia ai territori dell’Asia centrale e del Caucaso: un intreccio di rapporti e missioni diplomatiche, intrighi e tradimenti, nazionalismo, scontri militari, esplorazioni di territori sconfinati, e incredibili avventure dimenticate.

Parafrasando leggermente le parole usate dall’autore stesso nel prologo, il Grande Gioco si svolse sull’immenso scacchiere situato tra le cime nevose del Caucaso ad ovest, attraverso i grandi deserti dell’Asia centrale fino al Turkestan cinese e il Tibet a est. Qui ebbe luogo una lunga ed oscura lotta per il predominio politico che aveva come “premio finale […] -temevano i circoli più influenti di Londra e Calcutta e speravano ardentemente gli ambiziosi ufficiali russi operanti in Asia- […] l’India britannica.

Il Grande Gioco in effetti fu un interminabile confronto che vedeva l’Inghilterra impegnata a mettere in sicurezza i territori dell’India da una paventata invasione russa, attraverso la creazione di una serie di stati cuscinetto di confine o di occupazioni territoriali dirette.

Mentre la Russia dal canto suo provvedeva a fare altrettanto per difendere lo sconfinato impero dello zar, esteso anche in Asia centrale, secondo il caratteristico “complesso di accerchiamento”, che caratterizzava dai tempi delle invasioni mongole una nazione intera.

Ecco, dunque, che il testo si rivela prezioso per gli amanti della storia. La narrazione segue passo per passo cento anni di relazioni internazionali di due imperi che si fronteggiano secondo il più classico degli schemi: una potenza marittima e una grande potenza di terra. Tema che, dalle guerre del Peloponneso tra Sparta e Atene, segna le sorti di vincitori e perdenti negli annali (dove i vincitori a lungo termine sono sempre forze talassocratiche).

Uno scontro tra leviatani nel senso più squisitamente hobbesiano del termine, unito ad una vivida descrizione del clima europeo del tempo. Sono gli anni del progresso tecnico derivante dalla rivoluzione industriale, gli anni del nazionalismo che cresce nei salotti borghesi delle grandi città, anni in cui la stampa infiamma l’opinione pubblica attraverso giornali e pamphlet, anni in cui gli ufficiali dell’esercito viaggiano con copiose scorte di sigari e champagne nelle campagne militari.

Tutto ciò è tratteggiato nitidamente da Peter Hopkirk, che riesce a trasmettere interamente il clima e il sapore di un passato non molto lontano temporalmente, ma lontano anni luce in quanto a contesto storico.

Questo è già di per sé affascinante, ma la qualità principe del libro è la raccolta di avventure che porta alla luce. Si tratta di biografie di uomini intrepidi che partivano alla volta dei deserti inospitali dell’Afghanistan, e alla scoperta di città che formavano le meraviglie dell’Asia, come Samarcanda. Animati dalla sete di avventura, dall’ambizione, dal patriottismo, persino da delusioni amorose, questi uomini coraggiosi viaggiavano in territori da cui non era garantito il ritorno (come la fine dell’avventura di Arthur Conolly dimostra).

Certamente la meraviglia più grande sta nel fatto che ogni evento narrato, nelle seicento pagine, si basa su accadimenti storici reali.

È come se si venisse catapultati in una realtà da mille e una notte tanto sembrano favolistiche certe circostanze, che pure erano ben concrete per i protagonisti del Grande Gioco, unici europei alla corte degli scià di canati isolati da secoli, e totalmente inconsapevoli delle dimensioni delle vicine nazioni europee.

“Il Grande Gioco” è una straordinaria raccolta di avventure di eroi dimenticati, ed allo stesso tempo un dettagliato resoconto storico dello scontro Anglo-Russo ottocentesco: a metà tra Kipling ed Erodoto, tra le mille e una notte e la cronaca militare. Una lettura imperdibile dal fascino inaspettato.


a cura di Corso Pecchioli

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Corso Pecchioli

Mi chiamo Corso Pecchioli, sono nato a Firenze nel ’93, e sono al tempo stesso innamorato e in guerra con la mia città. Ad una formazione da liceo classico segue una laurea triennale in Studi Internazionali, attualmente sono iscritto al corso di laurea magistrale in Politica Istituzioni e Mercati- sotto Scienze Politiche. La curiosità mi è stata fortunatamente tramandata in famiglia, sono sempre stato un lettore accanito di romanzi e di saggi di storia e letteratura. trovo nello studio e nella scoperta di tutto ciò che non conosco una grande soddisfazione. Questa fortuna, unita ad un pessimo carattere e ad una memoria lunga, mi rende estremamente critico verso tutto ciò che in virtù della stupidità diventa consuetudine (in altre parole la società consumista intera). Per sfuggire al mio caratteraccio trovo rifugio in tutto quello che mi piace: la radio (conduco una trasmissione su una web-radio), il motociclismo, la corsa, i viaggi, la lettura, le arti marziali, la cucina, i giornali, il cinema, il campeggio, e soprattutto la compagnia delle persone. Onestamente credo che cinque anni di università e un Erasmus mi abbiano dato molto (mi sono anche concesso il tempo di godermi le cose serie della vita durante il percorso accademico); ma altrettanto mi è stato dato dalle esperienze che ho avuto la fortuna di poter fare sul lavoro assieme alle persone più umili, da qualche bel ricordo disseminato in giro per l’Europa e per il mondo, e da alcune notti di paideia poco ortodossa.
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