Solo un anno è trascorso da quando le associazioni della coalizione italiana #salvailsuolo consegnavano al Presidente del Senato le 82.000 firme raccolte in Italia per la petizione People4Soil, chiedendo di varare entro la legislatura la legge per il contenimento del consumo di suolo e la difesa delle aree agricole approvata dalla Camera nel maggio 2006 e ferma da allora in Senato.

Si concludeva così il percorso di People4Soil, un’Iniziativa dei Cittadini Europei (ICE) che si è fermata in Europa a 212.000 firme, molto meno del milione necessario per costringere la Commissione a proporre una legge in materia, ma che proprio in Italia, oltre che in Irlanda, è riuscita a superare ampiamente il quorum richiesto a livello nazionale (54.750 firme).

Un risultato che dimostra comunque la crescente sensibilità dell’opinione pubblica italiana rispetto a un problema che finora ha tardato a passare dall’ambito accademico alla vera discussione politico-istituzionale, nonché alla produzione legislativa.
Quasi nulla si è compiuto infatti a livello nazionale, dove la prima legge approdata alla discussione parlamentare è di questa legislatura e appunto bloccata in Senato; sono solo recentissime le iniziative delle regioni, a partire da Toscana e Lombardia.

Altri paesi europei, invece, hanno già adottato da tempo regole nazionali in materia. Forse anche questo ritardo può aver contribuito alla maggiore sensibilità mostrata da noi per l’iniziativa, che d’altronde è partita proprio dall’Italia e che qui è stata sostenuta da tutte le più affermate associazioni ambientaliste.
Bisogna dire che non solo in Italia il consumo di suolo ha goduto a lungo di un’attenzione minore rispetto ad altri problemi ambientali, come l’inquinamento dell’aria o delle acque, e questo nonostante esso abbia ripercussioni decisive su tante tematiche ambientali che stanno al centro dell’attenzione globale.

 

Il suolo, ovvero la terra sotto i nostri piedi e le nostre case

Vale la pena menzionare alcune delle funzioni cruciali svolte dal suolo. La porzione più superficiale della crosta terrestre è il contenitore di circa un quarto delle specie esistenti sul pianeta, soprattutto microrganismi essenziali per la sopravvivenza delle specie in superficie. È un accumulatore indispensabile di carbonio e su di esso cresce la vegetazione che sottrae l’anidride carbonica all’atmosfera. È in grado di determinare il microclima nelle aree urbane: la minore traspirazione dovuta all’impermeabilizzazione e il maggior assorbimento di energia solare dovuto alle superfici asfaltate o in cemento generano le isole di calore urbano. Inoltre, svolge un ruolo cruciale nell’assorbimento delle acque, allontanando il rischio di inondazioni e migliorando al contempo la qualità e la quantità di acqua nelle falde, riducendo il problema della siccità. Infine è il fondamento della produzione agricola e quindi della nutrizione umana.
La sua preservazione è tanto più importante quanto più rapidamente cresce la popolazione mondiale, e a maggior ragione in Europa, dove per ragioni climatiche le terre sono tra le più fertili al mondo.

Se a ciò si aggiunge che il principale motore di consumo di suolo – la dispersione insediativa e urbana, il cosiddetto “urban sprawl” – è anche causa di grave inefficienza energetica, è chiaro come la preservazione del suolo sia trasversale a una pluralità di questioni globali: la conservazione della biodiversità, il cambiamento climatico, l’efficienza energetica, la salute umana, ecc. Questioni che rientrano tra le prerogative dell’Unione e che possono giustificarne la competenza nel disciplinare la materia e nel porre vincoli agli Stati membri.

Le lacune normative e la petizione dei cittadini europei

Questo è anche il punto di partenza della petizione People4Soil, che constata l’esistenza di un vuoto normativo e l’assenza di una protezione legale specifica all’interno della politica ambientale europea. Nonostante la Commissione abbia emesso diverse comunicazioni in materia, infatti, il tentativo di produrre una direttiva-quadro (nel 2006) si è scontrato con l’opposizione di alcuni paesi.

Il testo della petizione chiede il riconoscimento dell’importanza essenziale del suolo e della sua natura di “bene comune”, e suggerisce alcune delle caratteristiche che una norma sul consumo di suolo dovrebbe avere. Tra queste un sistema di monitoraggio dell’uso del suolo e l’adozione del principio “no net land take”, per cui ogni occupazione di suolo deve essere compensata dalla restituzione di suoli già utilizzati a un uso agricolo o alla natura. Inoltre, programmi per ridurre drasticamente l’impermeabilizzazione dei suoli, il degrado dovuto all’uso di pesticidi e fertilizzanti in agricoltura, e l’accaparramento e concentrazione delle terre.

Una norma europea, dal punto di vista dell’associazionismo italiano, poteva essere uno strumento per costringere le amministrazioni nostrane a procedere più rapidamente sia a livello nazionale che a livello regionale, aiutando a superare le resistenze. Il rischio di annacquamento o di arenamento nel corso dell’iter legislativo persiste (es. Piemonte), nonostante l’attivismo delle istituzioni sia molto cresciuto negli ultimi anni.

La situazione in Italia

Le dimensioni del fenomeno in Italia – il grado di “copertura artificiale” è quasi doppio rispetto alla media europea, il ritmo di consumo di 3mq al secondo – restano in ogni caso preoccupanti e chiedono urgentemente misure più incisive, non solo per motivi ambientali. I problemi economici, sociali e di sicurezza legati alle dinamiche che producono consumo di suolo sono da noi particolarmente gravosi. A titolo d’esempio lo sono il fatto che il settore immobiliare abbia sottratto una quantità enorme di investimenti ad usi più produttivi (tra l’altro con sovrapproduzione di nuove abitazioni), la diffusione dell’abusivismo e l’entità estremamente ridotta degli oneri di urbanizzazione sul valore del costruito (ciò che si deve versare al comune per il permesso di costruire). Lo sono i costi dei comuni per costruire infrastrutture che soddisfino le esigenze di insediamenti sempre più dispersi. Lo sono infine le conseguenze dei fenomeni di siccità, dissesto idrogeologico e catastrofi naturali che incidono direttamente e in modo pesante sulla vita dei cittadini.

È dunque un problema che incrocia alcune delle caratteristiche strutturali di debolezza dell’Italia, il cui contenimento è di particolare interesse e farebbe bene ad entrare al più presto tra le priorità politiche del nostro Paese. Nel frattempo le associazioni ambientaliste guardano già al 5 dicembre, Giornata Mondiale del Suolo, prossimo appuntamento per la sensibilizzazione e per il coinvolgimento di cittadini e politica.

A cura di Fabio Santoro


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Immagine di copertina: Licenza Creative Commons CC0 https://pixabay.com/it/terremoto-earthquake-italy-norcia-1790908/

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Fabio Santoro

Nato nel 1992, sono cresciuto tra la bassa parmense e Parma città, dove ho frequentato le scuole fino al liceo. Mi sono trasferito a Torino ormai cinque anni fa per studiare Filosofia, e quindi Scienze Internazionali, di cui sto frequentando l'ultimo anno. Da sempre attratto da tutto ciò che ha a che fare con la politica, i miei interessi sono vari, a volte anche un po' dispersivi, ma concentrati per lo più nell'area del nostro vecchio continente.
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Fabio Santoro

Nato nel 1992, sono cresciuto tra la bassa parmense e Parma città, dove ho frequentato le scuole fino al liceo. Mi sono trasferito a Torino ormai cinque anni fa per studiare Filosofia, e quindi Scienze Internazionali, di cui sto frequentando l'ultimo anno. Da sempre attratto da tutto ciò che ha a che fare con la politica, i miei interessi sono vari, a volte anche un po' dispersivi, ma concentrati per lo più nell'area del nostro vecchio continente.
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