Fabrizio De André-Principe libero: la recensione del film

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Il film dedicato al cantautore genovese, inizialmente nato come fiction per la tv, è uscito al cinema Martedì 23 e Mercoledì 24 Gennaio, anticipando così il suo passaggio in tv su Rai 1, che si terrà Martedì 13 e Mercoledì 14 Febbraio: l’intento, è quello di rendere omaggio a Faber nel periodo compreso fra l’anniversario della sua morte (11 Gennaio), e la data del suo compleanno (18 Febbraio). Il film, ha raccolto 800mila spettatori in oltre 300 sale cinematografiche, classificandosi per due giorni primo al botteghino. Co-prodotto da Rai Fiction e Bibi Film (per una durata di 200′), il film è stato scritto da Francesca Serafini e Giordano Meacci, e diretto da Luca Fiacchini, con la supervisione costante della Fondazione Fabrizio De André. La distribuzione è stata curata da Nexo Digital.  

Vediamo adesso nel dettaglio come la trama del film ricostruisce l’immagine del cantautore genovese. 

“Io sono un principe libero e ho altrettanta autorità di fare guerra al mondo intero quanto colui che ha cento navi in mare”: è a questa citazione di Samuel Bellamy, riportata da De André fra le note di copertina di uno dei suoi cd più applauditi da critica e pubblico, “Le Nuvole”, che si deve il titolo del film. Il biopic a lui dedicato è un’affascinante cavalcata nella vita intima di Faber, fra le sue opere e i suoi affetti che hanno contraddistinto profondamente la sua vita, passando per alcuni eventi drammatici che hanno segnato la propria vita, come il suicidio del suo amico Tenco (al quale De André dedicherà Preghiera in Gennaio) piuttosto che l’episodio del rapimento. Ed è proprio da qui che comincia il film: Fabrizio De André (interpretato da un magistrale Luca Marinelli) e la sua compagna Dori Ghezzi (interpretata da Valentia Bellè, nominata dalla stampa “attrice dell’anno 2017”), sono vittime di un sequestro da parte di due persone, che preleveranno la coppia dall’Agnata (Tempio Pausania, Sardegna), sottoponendoli a oltre quattro mesi di sequestro, prima di avere il tanto desiderato riscatto e restituire loro la libertà. Prima di arrivare a questo punto (saremo già verso la conclusione del film), la narrazione del rapimento è interrotta dal regista che ci riporta nel non lontano 1954, quando Faber era un ragazzino, ancora residente nella sua Genova che gli ha dato i natali. Figlio di una famiglia della Genova bene, fin da subito la giovinezza di De Andrè è segnata dalla ribellione, e da un rapporto conflittuale con i propri genitori, soprattutto con il padre. È in questo contesto che scopriamo la formazione del giovane De André: la nascita dell’interesse per gli ultimi e gli emarginati, le letture dei poeti, la prima chitarra classica (regalata proprio da suo padre). È l’inizio di un percorso volto ad un’ammirazione per i diseredati, che lo condurrà prima ad andare innumerevoli volte con le prostitute, poi a farne un marchio di fabbrica della sua poetica. Amante dei bassifondi, ai testi di diritto (scelse la facoltà di Giurisprudenza come il fratello, anche se non terminò mai gli studi) preferiva leggere François Villon. La creatività nel giovane De André è dirompente, e i primi testi da lui scritti fanno già gridare al capolavoro: “sei un genio” gli dice il suo amico Paolo Villaggio (colui che diede a Fabrizio il soprannome Faber, per la sua predilezione per i pastelli e le matite della Faber-Castell, oltre che per l’evidente assonanza con il suo nome, ndr), che per primo lo porterà su un palcoscenico, abbagliato da così tanto talento. Ma è anche un De André un po’ sbruffone quello che ci presentano le telecamere, amante dell’alcool e delle sigarette, che finge di aver scritto le canzoni di quello che diverrà col tempo un suo amico, Luigi Tenco, per conquistare la sua futura prima moglie, Enrica Rignon (detta “Puny”). De André soffre molto la realtà borghese in cui è nato, e la musica diventa quindi per lui una potente valvola di sfogo per liberarsi da quell’agiatezza verso cui è sempre stato allergico. Ed è proprio cantando i temi a lui più cari sopra accennati che arriverà il successo, segnato da una maestosa interpretazione di “La canzone di Marinella” (ispirata ad un fatto di cronaca dell’assassinio di una ballerina/prostituta di nome Maria, gettata nel fiume Olona dopo la sua uccisione), da parte di una delle più belle voci femminili italiane di tutti i tempi, cioè quella di Mina. L’assegno delle royalties corrisposto per l’interpretazione della cantante della sua canzone gli varrà quasi 5 milioni di lire, contro le 150 mila lire che gli spettavano da stipendio come vice-preside in una scuola gestita da suo padre, incarico che aveva accettato dopo la rinuncia agli studi e la nascita del primogenito Cristiano con la sua prima moglie. Con l’avvenuta consacrazione di Fabrizio De André su scala nazionale, prende sempre più corpo la necessità di esibirsi dal vivo (nonostante il grandissimo timore di De André), che viene raccontata di pari passo con l’incontro e la nascita della storia d’amore con quella che diventerà la sua seconda moglie, Dori Ghezzi. Crisi artistiche e sentimentali culmineranno nella scelta di andare a vivere in Sardegna proprio con quest’ultima prima del loro matrimonio, in una casa da restaurare nella tenuta sarda dell’Agnata: qui i tormenti di Faber troveranno sollievo, grazie anche alla figlia (Luisa Vittoria, soprannominata “Luvi”) avuta con la nuova compagna, e ad un ambiente più consono alle esigenze del cantautore genovese, prima di affrontare uno dei momenti più difficili della sua vita, ossia quel rapimento che ci riporta all’apertura della pellicola. Nel 1979, Fabrizio De André e Dori Ghezzi saranno rapiti da due persone appartenenti all’anonima sequestri sarda, e tenuti prigionieri alle pendici del Monte Lerno, (presso Pattada), per essere liberati dopo quattro mesi di tempo: prima Dori e, a distanza di poche ore, Fabrizio, verranno rilasciati dopo il versamento della quota completa del riscatto, pagato in buona parte dal padre di De André (Giuseppe), per un totale di 550milioni di lire. Da questo momento in poi il film volge verso la sua conclusione: il matrimonio con Dori Ghezzi prima e la morte del padre poi, saranno i momenti più importanti della vita personale di De André raccontanti dal film. Ed è proprio con la morte del padre che si chiude il film dedicato a De André, che se ne andrà non prima di essersi fatto promettere dal figlio che avrebbe smesso di bere. L’ultima scena prima dei titoli di coda è tutta dedicata a De André: viene infatti riproposto un video di una performance live del cantautore che interpreta una delle sue canzoni più conosciute, “Bocca di Rosa”, registrato durante la tappa al Teatro Brancaccio di Roma nel 1998, il suo ultimo tour che venne poi interrotto a causa della diagnosi della sua malattia. 

Fabrizio De André-Principe Libero, è la storia (non documentaristica), di un artista irrequieto che, fin dalla sua giovinezza, tenterà di sfidare l’autorità del padre e i privilegi che derivano dalla condizione della sua famiglia borghese. Se è vero che le opere del cantautore restano sullo sfondo durante tutto l’arco del film, ciò a cui viene dato risalto nel dispiegarsi della trama è a quanto succedeva immediatamente prima e immediatamente dopo la scrittura di (alcuni) dischi, focalizzando quindi il racconto sull’ispirazione della poetica deandreiana, e di come questa venisse messa nero su bianco attraverso le sue canzoni. Viene quindi restituita l’immagine di un artista dal volto squisitamente umano, attraverso alcuni passaggi dolorosi che hanno segnato tanto la carriera artistica quanto la sua vita privata, come testimoniato da Dori Ghezzi: “Viene raccontato il Fabrizio che non tutti conoscono, con il suo aspetto famigliare e umano, con la sua esigenza di liberarsi da fardelli e maschere e diventare Fabrizio De André.” 

Un film assolutamente da non perdere, per tutti coloro che hanno voglia di (ri)trovare un contatto più intimo con il cantautore Genovese. 

A cura di Sacha Tellini


Il cast 

Luca Marinelli – Fabrizio De André 

Valentina Bellè – Dori Ghezzi 

Elena Radonicich – Enrica Rignon 

Davide Iacopini – Mauro De André (fratello di Fabrizio) 

Gianluca Gobbi – Paolo Villaggio 

Ennio Fantastichini – Giuseppe De André (padre di Fabrizio) 


Link:

Rockol

Film Post

Comingsoon.it


Immagine di copertina: FABRIZIO DE ANDRE PRINCIPE LIBERO_Luca Marinelli_Credit by: http://www.lastampa.it Licenza: CC BY2.0

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Sacha Tellini

Nato il 12 Febbario 1991 a Bagno a Ripoli (FI), ho studiato Comunicazione, Media e Giornalismo presso la facoltà di Scienze Politiche "Cesare Alfieri" di Firenze. Attualmente frequento un master in Pubblicità Istituzionale, Comunicazione Multimediale e Creazione di Eventi, presso la facoltà di Lettere e Filosofia di Firenze. Amante della semplicità e animato da un forte spirito di condivisione, mi piace andare alla ricerca di novità che portino curiosità all'interno della mia vita.
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