A due giorni dalle elezioni europee del 26 maggio, eccoci all’ultimo venerdì di sondaggi! Questa volta andiamo nell’Europa dell’Est, ovvero nelle tre repubbliche baltiche, in Polonia, Ungheria, Romania e Bulgaria.

 

ESTONIA (6 seggi nel Parlamento Europeo)

Le elezioni europee arrivano in Estonia a nemmeno tre mesi dalle elezioni nazionali del 3 marzo 2019, che hanno visto trionfare il partito riformatore di centrodestra Eesti Reformierakond, capeggiato dall’unica donna leader nella politica estone Kaja Kallas. I sondaggi per il 26 maggio confermano questo trend, attestando i riformatori tra il 24-30%.

Su chi si aggiudicherà la medaglia d’argento, i sondaggi si dividono. Secondo alcuni continuerà a ripetersi quanto accaduto alle elezioni nazionali, con al secondo posto il partito centrista Eesti Keskerakond dell’attuale primo ministro Jüri Ratas al 18-24%. Altri registrano invece un vero e proprio exploit del partito di centrosinistra Sotsiaaldemokraatlik Erakond, che dal 10% delle politiche passerebbe al 20%. Quest’ultima rimane tuttavia l’ipotesi meno attendibile. Si consideri infatti che secondo molte altre rilevazioni, i socialisti sarebbero addirittura quinti (!) con il 6-8%, preceduti – oltre che dai riformatori e dai centristi – dai populisti euroscettici del Eesti Konservatiivne Rahvaerakond (Partito Popolare Conservatore Estone) al 13-18% e dai nazionalisti di Isamaa (letteralmente “Terrapadre”).

Fermi al 4-6% i liberali di Eesti 200 (Estonia 200).

Alcune curiosità sul panorama politico estone. Come si può notare, non sono presenti partiti della sinistra radicale e dei sei partiti principali soltanto uno appartiene al centrosinistra. I Verdi – che pure esistono – differentemente dalla maggior parte di tutti gli altri paesi dell’UE non hanno in Estonia praticamente alcun consenso elettorale, tanto alle elezioni europee così come a quelle nazionali.

 

LETTONIA (8 seggi nel Parlamento Europeo)

Nonostante il nuovo governo lettone sia entrato in carica a gennaio, i sondaggi per le europee premiano la principale forza di opposizione, il Sociāldemokrātiskā Partija “Saskaņa”, Partito Socialdemocratico “Armonia”, con il 17-21%.

Al secondo posto si attesta il partito liberal-conservatore di centrodestra del primo ministro Arturs Krišjānis Kariņš Vienotība (Unità), tra il 13-15%, seguito nei sondaggi da altri tre dei quattro partiti che formano l’attuale alleanza di governo, ovvero: i nazionalisti di Nacionālā Apvienība, Alleanza Nazionale (12-13%); i liberali europeisti di Attīstībai/Par!, Sviluppo/Per! (10-14%); i conservatori europeisti di Jaunā konservatīvā partija, Nuovo Partito Conservatore (5-8%).

Fermo infondo alla classifica il quinto alleato di governo, il partito populista ed anti-establishment dal nome curioso Kam pieder valsts? ovvero “Chi possiede lo stato?”, al 1-3%. Prima di questo, ben quattro partiti:

  • Zaļo un Zemnieku Savienība, Unione dei Verdi e degli Agricoltori – cui appartiene il Presidente della Repubblica Raimonds Vējonis – e che differentemente dalla maggior parte degli altri partiti verdi d’Europa si presenta come partito conservatore e lievemente euroscettico (6-8%)
  • Tra 4-7% sia i progressisti di Progresīvie che il partito della minoranza russa Latvijas Krievu Savienība, Unione lettone-russa
  • 2-6% per Latvijas Reģionu Apvienība, l’Associazione Lettone delle Regioni.

 

LITUANIA (12 seggi nel Parlamento Europeo)

Il 26 maggio si terranno nel Paese sia le elezioni europee che il secondo turno per le presidenziali, che vedono sfidarsi due candidati indipendenti.

I sondaggi sembrano premiare il principale partito d’opposizione di centrodestra Tėvynės sąjunga – Lietuvos krikščionys demokratai, ovvero “Unione per la Patria – Cristiano-democratici Lituani”, al 27%. Con uno distacco minimo, che potrebbe anche essere colmato, si attesta al secondo posto con il 23-24% il partito centrista e verde del primo ministro Saulius Skvernelis Lietuvos valstiečių ir žaliųjų sąjunga, Agricoltori Lituani e Unione Verde. Medaglia di bronzo per i socialdemocratici del Lietuvos socialdemokratų partija, tra 11-13%.

Giù dal podio, il partito di centrosinistra populista Darbo Partija (Partito del Lavoro) al 7-8%. Seguito, con il 7%, dal Lietuvos Respublikos Liberalų sąjūdis (Movimento dei Liberali della Repubblica di Lituania) e dai nazionalisti del Partija tvarka ir teisingumas (Partito Ordine e Giustizia).

Ultimo, ma con un dignitoso 5-6% dei consensi, il partito della minoranza polacca Akcja Wyborcza Polaków na Litwie, Azione Elettorale dei Polacchi in Lituania.

 

POLONIA (50 seggi nel Parlamento Europeo)

Medaglia d’oro quasi certa con il 38-40% per i conservatori nazionalisti del Prawo i Sprawiedliwość (Diritto e Giustizia), cui appartengono sia il primo ministro Mateusz Morawiecki che il Presidente della Republica Andrzej Duda. “Quasi”, perché la principale forza rivale si attesta nei sondaggi intorno al 37%. Stiamo parlando della Koalicja Europejska, Coalizione Europea, di chiara ispirazione europeista.

Terzo posto assicurato per il partito progressista ed europeista Wiosna, Primavera, che si attesta al 7-10%.

Giù dal podio, col 5% circa, il partito populista anti-establishment Kukiz’15, fondato dal musicista pump rock buttatosi in politica Paweł Piotr Kukiz, da cui il nome del partito. Seguono il partito conservatore e monarchico Konfederacja (Confederazione) e la formazione di sinistra Lewica Razem (Sinistra Insieme), rispettivamente al 4-5% e 2-3%.

 

UNGHERIA (22 seggi nel Parlamento Europeo)

Pur essendo in Ungheria, non si può che parlare di “percentuali bulgare” per riferirsi ai consensi che i sondaggi attribuiscono alla coalizione tra il partito conservatore nazionalista Fidesz del primo ministro Viktor Orban e il Partito cristiano-democratico Kereszténydemokrata Néppárt; 54-58%.

Tutti gli altri partiti raggiungono a stento la doppia cifra. L’unico, forse, sarà il Partito Socialista Ungherese Magyar Szocialista Párt, meglio conosciuto con la sigla MSZP, che i sondaggi prevedono tra il 7-12%.

Seguono gli europeisti della Demokratikus Koalíció (Coalizione Democratica) col 9% circa, il partito nazionalista euroscettico Jobbik (Movimento) intorno al 7% e la lista progressista e europeista Momentum al 5,5%.

Al di sotto, tra il partito ecologista Lehet Más a Politika (La Politica può essere Diversa), con circa il 5%, e l’ennesimo movimento nazionalista Mi Hazánk Mozgalom (Movimento Nostra Patria), al 2-3%, compare anche il bislacco Partito Ungherese del Cane a Due Code (Magyar Kétfarkú Kutya Párt), che puntando sull’assurdo e la satira raccoglie anch’esso il 2-3% dei consensi.

 

ROMANIA (33 seggi nel Parlamento Europeo)

A contendersi il primo posto con percentuali che fluttuano tra il 25-28% sono i due capisaldi del sistema politico rumeno: il Partidul Național Liberal di centrodestra del Presidente della Repubblica Klaus Werner Iohannis e il Partidul Social Democrat di centrosinistra, attualmente al governo, della prima donna premier nella storia del Paese, Vasilica Viorica Dăncilă.

Ultima sul podio col 15-20% la coalizione tra i due partiti liberali europeisti Uniunea Salvați România (USR) e Partidul Libertății, Unității și Solidarității (PLUS) chiamata Alianța 2020 USR-PLUS. 

Si contendono il quarto e quinto posto col 9-10% i liberali centristi della Alianța Liberalilor și Democraților (ALDE, esattamente come il gruppo presente al Parlamento Europeo) e il partito di centrosinistra PRO România. 

Anche gli ultimi due posti nella classifica sono contesi da due forze tra il 4-5% dei consensi; gli europeisti del Partito del Movimento Popolare (Partidul Mișcarea Populară) e il partito della minoranza ungherese maggiormente concentrata in Transilvania, l’Alleanza Democratica degli Ungheresi in Romania (Romániai Magyar Demokrata Szövetség, RMDSZ in ungherese; Uniunea Democrată Maghiară din România, UDMR in rumeno).

Come si può notare, il panorama politico rumeno presenta alcune peculiarità. Non c’è traccia di un partito della sinistra radicale né, d’altra parte, di partiti marcatamente nazionalisti ed euroscettici. Anzi; su sette forze che si sfidano alle europee, ben cinque sono chiaramente europeiste. I Verdi, non pervenuti.

 

BULGARIA (17 seggi nel Parlamento Europeo)

Ad aggiudicarsi la vetta del podio con il 32-35% dovrebbe essere la coalizione tra i due partiti di centrodestra europeisti Съюз на демократичните сили (Unione delle Forze Democratiche) e Граждани за европейско развитие на България (Cittadini per lo Sviluppo Europeo in Bulgaria); quest’ultimo, partito di appartenenza dell’attuale primo ministro Bojko Metodiev Borisov. Il condizionale è d’obbligo, perché anche la principale forza di opposizione, ovvero il Българска социалистическа партия (Partito Socialista Bulgaro), raccoglie dai sondaggi il 32-33% dei consensi.

Terzo, tra il 10-12%, il Движение за права и свободи (Movimento per i Diritti e le Libertà); partito centrista che difende gli interessi della minoranza turca. Motivo per cui l’altro nome del partito è Hak ve Özgürlükler Hareketi, appunto in turco.

Le quattro forze nazionaliste ed euroscettiche raccolgono tutte consensi sotto il 5%, e cioè: Българско Национално Движение (Movimento Nazionale Bulgaro), gli ortodossi del Национален фронт за спасение на България (Fronte Nazionale per la Salvezza della Bulgaria), i filorussi del Атака (Attacco) e i russo-fobici del Воля (Volontà).

Intorno al 3% la formazione fuoriuscita dal Partito Socialista Bulgaro chiamata Алтернатива за българско възраждане (Alternativa per la Rinascita Bulgara).

Così come in Romania, anche in Bulgaria non si registrano forze politiche di estrema sinistra né un partito dei Verdi. Seppur con consensi bassi, non mancano invece – come si può notare – le forze nazionaliste.

 

Leggi anche

I sondaggi nei 7 Paesi dell’Europa del Sud

I sondaggi nei 7 Paesi dell’Europa del Nord

I sondaggi nei 7 Paesi dell’Europa centrale


A cura di Samuele Nannoni

The following two tabs change content below.
Samuele Nannoni

Samuele Nannoni

Sono nato a Firenze, dove vivo tutt'ora. Appassionato di viaggi, lingue e politica, mi sono laureato alla triennale di Scienze Politiche a Firenze e alla magistrale di Scienze Internazionali e Diplomatiche a Forlì - Università di Bologna. Attualmente lavoro nella Event Division di un'azienda che opera nel settore delle energie rinnovabili. Sono una persona solare e positiva, ottimista il più delle volte. Amo la natura e gli animali; non sopporto il politically correct. Mi piace andare controcorrente, scavare a fondo nelle questioni, mantenendo vivo il più possibile il mio spirito critico. Sono il fondatore e direttore di ODERAL - Organizzazione per la Democrazia Rappresentativa Aleatoria (www.oderal.org); l'unica Organizzazione italiana dedicata allo studio e alla promozione del sorteggio come pratica democratica da affiancare alle elezioni per la composizione di organi collegiali, ovvero Assemblee legislative.
author

Samuele Nannoni

Sono nato a Firenze, dove vivo tutt'ora. Appassionato di viaggi, lingue e politica, mi sono laureato alla triennale di Scienze Politiche a Firenze e alla magistrale di Scienze Internazionali e Diplomatiche a Forlì - Università di Bologna. Attualmente lavoro nella Event Division di un'azienda che opera nel settore delle energie rinnovabili. Sono una persona solare e positiva, ottimista il più delle volte. Amo la natura e gli animali; non sopporto il politically correct. Mi piace andare controcorrente, scavare a fondo nelle questioni, mantenendo vivo il più possibile il mio spirito critico. Sono il fondatore e direttore di ODERAL - Organizzazione per la Democrazia Rappresentativa Aleatoria (www.oderal.org); l'unica Organizzazione italiana dedicata allo studio e alla promozione del sorteggio come pratica democratica da affiancare alle elezioni per la composizione di organi collegiali, ovvero Assemblee legislative.
Show Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *