Dal lontano 1987, gli studenti europei hanno la possibilità di andarsene all’estero a compiere quell’esperienza di vita, prima ancora che di studio, che è l’Erasmus. Nato come piccola spesa accessoria nei bilanci della Commissione Europea, esso costituisce oggi il più forte strumento di educazione all’europeismo di cui dispone l’Unione. Con l’Erasmus infatti si ha non solo la possibilità di istruirsi (senza tasse extra) in prestigiosi atenei europei, ma ci si immerge in una dimensione transnazionale unica.

Un ambiente internazionale

Accade dunque che lo studente italiano partito, ad esempio, per studiare in Francia, diventi stabilmente parte di un gruppo di amici polacchi, greci e tedeschi. Ed è proprio entrando in contatto con mondi così lontani dal proprio che si finisce per scoprirne gli innumerevoli punti comuni: età, idee, musica, ma anche le difficoltà d’ambientamento e la saudade della madrepatria (più alimentare che altro).

Il gruppo di amici Erasmus diventa il punto di riferimento in un paese inizialmente straniero e distante, una sintesi di amicizia e famiglia, dove passare sia le serate di movida che il pranzo di Pasqua.

Diversi punti deboli

Eppure, non sono tutte rose e fiori. Ad esempio, accade che le università ospitanti non mettano a disposizione degli studenti stranieri un alloggio, così che molti si trovano a dover cercare casa a distanza (finendo in alloggi dal costo spropositato o in tuguri inenarrabili) o ad andare all’arrembaggio della ricerca in loco, con gli enormi ostacoli (economici e linguistici) ad esso correlati.

Un altro nodo per le ambizioni di molti potenziali Erasmus è il suo costo. La borsa europea va dai 230€/mese, per i paesi meno cari, ai 280€/mese per quelli più ricchi. Se in Polonia e Lituania copre abbondantemente il costo dell’affitto, in città come Londra e Parigi è di gran lunga più inutile del due di briscola. Sebbene in alcuni Atenei sia garantita un’integrazione per le primissime fasce ISEE, partire continua a rappresentare una scelta economicamente molto impegnativa.

La terza grossa perplessità riguarda l’integrazione tra studenti internazionali ed indigeni. Complici le barriere linguistiche, accade sovente che i ragazzi Erasmus vivano in una sorta di bolla, separata rispetto agli studenti locali. Uscirne non è però così difficile: la possibilità di poter vivere nelle residenze universitarie, così come la partecipazione alle attività sportive del luogo, rappresentano ottimi viatici per entrare in contatto con la fauna autoctona.

Un’Europa miope che non vuol mettersi gli occhiali

Con oltre tre milioni di studenti partecipanti dal 1987, il successo dell’Erasmus è conclamato. L’estensione della possibilità di mobilità internazionale del programma (dal 2014 Erasmus+) ha oggi aperto nuove porte ai giovani europei, con partenariati anche verso America, Asia e Nordafrica. La possibilità di svolgere un tirocinio retribuito all’estero (Erasmus Traineeship) ha inoltre creato un’opportunità di inserimento lavorativo unica: ben il 30% degli studenti/trainee hanno infatti ricevuto un’offerta d’impiego dall’impresa in cui avevano svolto lo stage.

Pur restando un successo, i problemi legati alla sostenibilità economica dell’Erasmus sono notevoli. Eppure, studi recenti dimostrano come proprio gli ex Erasmus siano i più entusiasti sostenitori dell’integrazione continentale, e quindi del lavoro della stessa Commissione Europea.

Viene allora da chiedersi: in un contesto di crescente euroscetticismo, perché non investire massicciamente su questo tipo di programmi? Perché non finanziare un’educazione transnazionale effettivamente accessibile anche ai meno abbienti?

Sono domande finora rimaste senza risposta. Mentre le istituzioni europee boccheggiano come perfetti pesci palla davanti alle critiche, non capacitandosi di come qualcuno possa criticarne il meraviglioso disegno di pace e prosperità di lungo periodo, i meno facoltosi si sentono sempre più soli, attaccandosi alle sole forze che almeno discutono delle loro necessità, quelle reazionarie e populiste. Ed è proprio in questa incapacità di proposta costruttiva per i più deboli, di interlocuzione con le fasce meno forti delle società civili nazionali, che fermentano le idee euroscettiche e tramonta il sogno europeo.

Il grande successo dell’Erasmus, anche con le sue contraddizioni, testimonia che far ripartire il sogno europeo non solo è doveroso: è possibile.


A cura di Francesco Merlo

Immagine di copertina: Licenza Creative Commons CC0 https://pixabay.com/en/graduation-teen-high-school-student-995042/

The following two tabs change content below.

Francesco Merlo

Cresciuto tra le bellezze fiorentine e le umili tamerici appenniniche, dopo il diploma classico ha approfondito la propria formazione internazionale a Firenze, Torino, Lione, Bruxelles e Londra (SOAS). È oggi Junior Research Fellow per il Torino World Affairs Institute (T.wai), nel programma Violence & Security.
5.00 avg. rating (97% score) - 2 votes
author

Francesco Merlo

Cresciuto tra le bellezze fiorentine e le umili tamerici appenniniche, dopo il diploma classico ha approfondito la propria formazione internazionale a Firenze, Torino, Lione, Bruxelles e Londra (SOAS). È oggi Junior Research Fellow per il Torino World Affairs Institute (T.wai), nel programma Violence & Security.
Show Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *