Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha deciso il 28 dicembre di sciogliere le Camere, segnando la fine della XVII legislatura. Le nuove elezioni si terranno il 4 marzo 2018.

L’impianto normativo della Legge Rosato prevede un mix tra proporzionale e maggioritario. Ad oggi ci sono tre blocchi che si sfidano per la maggioranza: il centrodestra (Lega, Forza Italia, Fratelli d’Italia, Noi con l’Italia, Energie per l’Italia), il MoVimento 5 Stelle ed il centrosinistra (PD, Insieme con socialisti verdi e ulivisti, Più Europa di Emma Bonino, la lista Civica Popolare capeggiata da Beatrice Lorenzin e Südtiroler Volkspartei). La composizione delle coalizioni è in continua evoluzione e non sono da escludere nuovi sviluppi nelle prossime settimane.

A sinistra del PD e del M5S si presenta “Liberi e Uguali” il cui capo politico è Pietro Grasso, l’attuale Presidente del Senato. La lista è appoggiata da MDP, Sinistra Italiana e Possibile. Altri partiti o liste che al momento non sono rilevati da gran parte degli istituti demoscopici ma che potrebbero esserlo nelle prossime settimane sono a sinistra Potere al Popolo (sostenuta da Rifondazione Comunista e Pci) e a destra CasaPound (Simone di Stefano candidato premier). Sono presenti anche il Partito Comunista di Marco Rizzo e Italia agli italiani (Forza Nuova + Fiamma Tricolore), che però hanno meno chances rispetto ai primi due di poter raggiungere la soglia del 3% necessaria ad ottenere dei seggi in Parlamento.

Lorenzo Pregliasco, fondatore di YouTrend, in un’intervista al quotidiano “La Stampa” ha fatto così il punto della situazione: “secondo il nostro algoritmo la soglia magica è intorno al 39%; la coalizione che riuscirà a raggiungerla avrà con grande probabilità i numeri per governare”.

Secondo l’ultima super-media dei sondaggi compilata da YouTrend la situazione attuale è la seguente.

      

Stando alle previsioni il risultato è ancora incerto, ma sarà veramente così problematico comporre una maggioranza parlamentare in grado di sostenere un qualche tipo di esecutivo? Proviamo a immaginare alcuni possibili scenari che potrebbero prendere forma:

Maggioranza di Centrodestra: Stando ai sondaggi, la grande favorita del 4 marzo: Per quanto sia tutta da vedere la stabilità di un Governo che va da Fitto e Lupi, passando per Berlusconi e Brunetta, arrivando a Salvini, Borghi e Federiga, senza dimenticare la Meloni e la Santanchè, il cdx ha l’occasione di poter mettere da parte le inimicizie che sussistono tra gran parte degli attori protagonisti (così come le non indifferenti divergenze programmatiche) e puntare dritto a Palazzo Chigi. Se alla Camera l’incertezza regna sovrana, al Senato i giochi sembrano praticamente fatti: la differenza la fa il target di elettorato mediamente più “anziano” che, penalizzando notevolmente il M5S, va a favorire in primo luogo il CDX, garantendo loro il quasi-pieno di collegi sia a Nord che a Sud. La sensazione è che in caso di vittoria netta Salvini e Berlusconi saranno “felicemente costretti” a non rompere il matrimonio; altrimenti, in caso contrario, è molto probabile che ognuno guardi altrove (Berlusconi a Renzi e Salvini, forse, a Di Maio).

Centrosinistra + Forza Italia: Qualche mese fa sembrava la soluzione naturale qualora dalle urne non fosse emerso un chiaro vincitore. Oggi questo scenario è messo a repentaglio dal trend negativo che sta attraversando il Partito Democratico (anche se nei sondaggi rimane comunque il secondo partito del Paese) e dalla (presunta?) unità del centrodestra. Berlusconi, che non è mai stato critico con Renzi tanto quanto i suoi alleati Salvini e Meloni, il più delle volte ha manifestato il proprio dissenso verso il segretario del PD con frasi del tipo “mi copia sempre, ma sbagliando”, aprendo anche all’eventualità di un Gentiloni bis qualora ci fosse uno “stallo” dopo il voto. Renzi alla festa del Foglio a Firenze lo scorso ottobre di Berlusconi ha detto “lui le promette e a noi tocca realizzarle”, facendo riferimento alle misure di abolizione dell’Art 18 e dell’IMU sulla prima casa. Egli anche in altre circostanze ha lasciato intendere che, in mancanza di alternative, per opporsi al rischio di un avvento “dei populisti”, non escluderebbe l’ipotesi di un accordo col Cavaliere.

M5S + PD + Liberi e Uguali: Scenario ipotizzabile nel caso in cui il PD dovesse prendere meno del 20%. Renzi potrebbe essere “messo da parte” dai vertici del proprio partito, il M5S (da primo partito indiscusso, con Mattarella che si trova nelle condizioni di dover dare a Luigi Di Maio l’incarico di formare un nuovo Governo) non avendo i numeri per governare da solo o con un solo alleato (Liberi e Uguali o Lega) potrebbe clamorosamente tentare un accordo con un PD senza Renzi con la mediazione di Grasso, per dar forma ad una sorta di “Governo del cambiamento” (o di Compromesso Storico 2.0) come avrebbe voluto tentare Bersani ai tempi del famoso “streaming” tenuto con i capigruppo portavoce del M5S Vito Crimi e Roberta Lombardi.

“Nella vita solo se si è pronti a considerare possibile l’impossibile si è in grado di scoprire qualcosa di nuovo” direbbe Goethe.

M5S + Liberi e Uguali: Idealmente è un’alleanza più che plausibile (anche se pubblicamente sia Di Maio che Laura Boldrini hanno detto il contrario), i punti in comune sono molteplici (giustizia sociale e legalità in primis), ma a frenare tale scenario è la “dura e cruda” realtà dei seggi da ottenere nelle due Camere (in particolare a Palazzo Madama). Per formare una coalizione di Governo stabile il M5S dovrebbe prendere ben oltre il 30% (quota che nei sondaggi non raggiunge da mesi) e Liberi e Uguali non meno dell’8-10% (ad oggi Grasso ha tutt’altro che entusiasmato le folle ed il peso elettorale di questa lista è tutto da verificare). La speranza dei partiti che sostengono LeU è che si crei un “effetto trascinamento” con i voti ottenuti in alcuni collegi da alcune candidature di peso, come ad esempio quelle di Bersani, Boldrini, Civati e D’Alema.

M5S + Lega (+ eventualmente Fratelli d’Italia): In tanti griderebbero al “trionfo del populismo”. Stando ai numeri non è inverosimile come eventualità, anche se servirebbe un piccolo exploit di entrambi i partiti. La Lega ed il proprio elettorato potrebbero essere quelli che guarderebbero con meno sfavore ad un eventuale accordo di questo tipo (comune “odio viscerale” verso il PD, antagonisti entrambi ai “favori” alle banche, volontà di abolire la legge Fornero, critiche all’euro e alle istituzioni europee). Divergenze di non poco conto si paleserebbero in ambito economico (Lega più vicina a Forza Italia in merito all’idea di istituire una Flat Tax) e soprattutto gran parte della base pentastellata potrebbe non tollerare un accordo col segretario della Lega; in parte perché culturalmente più tendente “a sinistra”, in parte perché gran parte di essa risiede in regioni del Sud (dove ancora si stenta a dimenticare “la Lega ostile” nei confronti dei meridionali).

Governo di minoranza M5S con appoggio esterno di LeU e/o Lega: Il sogno di Luigi Di Maio. Presentare una squadra di Governo e trovare la “non sfiducia” alle Camere sulla base di accordi programmatici. In pochissimi Paesi accade frequentemente che gli esecutivi non abbiano il sostegno esplicito di almeno metà del Parlamento, nel nostro è ancora più complicato che accada in quanto è necessario un passaggio fiduciario obbligato ad entrambe le Camere all’inizio della vita del Governo e i sì devono in ogni caso prevalere sui no. Pertanto credere che possa avere stabilità un Governo di questo tipo è fantapolitica.

Centrosinistra + Liberi e Uguali: Per quanto i nostalgici “ulivisti” possano bramosamente auspicare un esito di questo tipo, a frenare i sogni di gloria di Renzi, Franceschini, D’Alema e Bersani ci pensano in primo luogo i consueti numeri (le ultime elezioni di riferimento, le regionali in Sicilia, non hanno fatto registrare un risultato brillante né per Micari né per Fava) ed in secondo luogo quegli stessi dissidi e conflitti che già sono culminati con lo strappo dei dirigenti “storici” del PD e l’arcinota “scissione” (anche se intanto in vista delle elezioni regionali in Lombardia e Lazio sia lo stesso Bersani che Rossi hanno aperto ad una possibile intesa con il PD). Premesso che un Governo di questo tipo appare (ad oggi) praticamente impossibile, una condizione necessaria al buon esito di un accordo del genere sarebbe comunque la non presenza di Renzi a Palazzo Chigi.

Rispetto alle ultime elezioni politiche questa campagna elettorale si giocherà molto di più sul piano territoriale e sarà fortemente combattuta nei singoli collegi (sempre secondo YouTrend un collegio su tre verrà deciso per poche migliaia di voti) e sul piano virtuale. Per la prima volta infatti si stima che internet ed i social media potranno incidere sulle scelte di voto in una misura maggiore rispetto ai tradizionali canali di comunicazione.

Premesso che questi due aspetti sono sufficienti a rendere imprevedibile la composizione del prossimo Parlamento, un altro fattore da considerare riguarda l’inaffidabilità dei sondaggi nel nostro Paese da almeno 5 anni a questa parte, soprattutto per quanto concerne le elezioni su base nazionale.

Anche nel passato non sono mancate le sorprese (su tutte il quasi-pareggio delle elezioni del 2006, in cui il centrosinistra nei sondaggi era dato in vantaggio mediamente di 5 punti sul centrodestra ma poi la spuntò per soli 0.06% punti) ma lo scenario è diventato ancor più mutevole con l’entrata in scena di Beppe Grillo e del M5S.

Alle elezioni del 2013 la coalizione di centrosinistra “Italia Bene Comune” (PD+ Sel di Vendola + Centro Democratico di Tabacci) sembrava aver la strada spianata a Palazzo Chigi. Nessun sondaggio nelle settimane prima della chiamata alle urne ha mai fatto registrare il M5S oltre il 18% dei consensi, salvo poi scoprirsi come il partito più votato d’Italia.

Alle elezioni del 2014 il distacco tra PD e M5S sembrava, in prossimità dell’”Election Day”, assottigliarsi sempre di più, tanto che Grillo arrivò apertamente ad auspicare l’agognato sorpasso, salvo poi consolarsi con il famoso Maalox il giorno seguente (Il PD prese il 40.8%, il M5S il 21.16%).

Infine, all’ultima tornata referendaria (4 dicembre 2016) gran parte delle rilevazioni statistiche davano uno stacco tra Sì e No nell’ordine dei 6-7 punti, mai nessun sondaggio faceva registrare una differenza superiore ai 10 punti (alla fine sono stati quasi venti).

Stay tuned (cari lettori), stay sereno (Gentiloni).


A cura di Michele Seremia

 

Fonti:

https://www.termometropolitico.it/sondaggi-politici-elettorali

http://www.youtrend.it/2017/12/30/verso-il-2018-il-punto-sui-sondaggi-e-sugli-scenari/

http://www.youtrend.it/2012/02/10/tabella-riepilogo-sondaggi-politici-elettorali-storico-2008-2009-2010-2011-2012-2013-2014-2015-2016/

https://it.wikipedia.org/wiki/Elezioni_politiche_italiane_del_2006

https://it.wikipedia.org/wiki/Elezioni_politiche_italiane_del_2013

https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/12/26/sara-la-campagna-elettorale-piu-social-di-sempre-e-questo-favorira-m5s-e-lega/4050481/

https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/01/06/sondaggi-al-senato-si-torna-al-2001-centrodestra-in-vantaggio-il-pd-tiene-solo-nelle-regioni-rosse-m5s-al-centro-sud/4076939/

http://www.ilgiornale.it/news/politica/berlusconi-boccia-renzi-mi-copia-sbagliando-1183539.html


Foto di copertina Credit By: Camera dei deputati License: CC BY-ND 2.0

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Michele Seremia

Nato a Fiesole il 25/02/1993, sono iscritto al corso magistrale di Scienze Politiche - Politica, istituzioni e mercato. Fedelmente al mio percorso di studi seguo con sinistro interesse la politica nel suo complesso, con patologica fissazioni per elezioni e campagne elettorali. D'estate mi trasformo in casellante. Autunno, inverno e primavera tifo Milan.
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Michele Seremia

Nato a Fiesole il 25/02/1993, sono iscritto al corso magistrale di Scienze Politiche - Politica, istituzioni e mercato. Fedelmente al mio percorso di studi seguo con sinistro interesse la politica nel suo complesso, con patologica fissazioni per elezioni e campagne elettorali. D'estate mi trasformo in casellante. Autunno, inverno e primavera tifo Milan.
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  • Alla scoperta delle coalizioni elettorali: il Centrosinistra

    23 Feb 2018 - 18:37

    […] A poche settimane dalle elezioni, i sondaggi appaiono concordi nel ritrarre il centrosinistra come sfavorito, penalizzato dal dominio delle destre al nord e la scalata pentastellata nel meridione. Se appare quindi difficile che raggiunga il governo come coalizione, è d’altra parte possibile che una frammentazione delle forze politiche avversarie al momento della formazione dell’esecutivo riapra nuovi scenari. […]

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