Manca sempre meno all’election day e lo scenario (stando agli ultimi sondaggi disponibili) appare molto incerto: circa un centinaio di collegi sono ancora contesi per poche migliaia di voti. Il meccanismo con il quale il voto espresso dai cittadini-elettori viene trasformato in seggi sancito dal Rosatellum 2.0 è un mix tra proporzionale e maggioritario. Se davvero il centrodestra non ottenesse la maggioranza, il Governo che sarà chiamato ad ottenere la fiducia di entrambe le Camere dovrà necessariamente prendere forma da trattative post-voto. Per questa ragione sarà necessario focalizzarsi sin da dai primi exit poll (e via via dalle varie proiezioni di voto) su alcuni segnali che potranno giocare un ruolo chiave nel comprendere che tipo di maggioranza e quindi di Governo potrà prendere piede nelle prossime settimane:

1) Come si distribuiranno i voti nella coalizione di CSX. Per il PD sembra esser diventato difficile anche eguagliare la “quota Bersani” del 2013, cioè il 25% che segnò la famosa “non vittoria”. Superarla, a fronte del trend attuale, appare ad oggi un miraggio. Realisticamente i Dem devono mirare a non andare al di sotto del 20%, per non rischiare di compromettere la possibilità di formare un Governo di larghe intese. L’auspicio di Renzi è che le altre principali liste apparentate (Insieme, Più Europa e Civici Popolari) ottengano almeno l’1% senza raggiungere il 3%, così da poter contribuire alla quota di coalizione senza entrare autonomamente in Parlamento. Gli ultimi sondaggi pubblicati prima del blackout imposto dalla par condicio facevano registrare apprensione in casa PD, dal momento che la Bonino sembrava poter superare la soglia di sbarramento del 3%, mentre le altre due liste arrancavano, facendo segnare tra lo 0.4 e lo 0.8%.

2) Come si distribuiranno i voti nella coalizione di CDX. Anche in casa centrodestra sarà molto importante misurare il peso delle singole liste al di là del totale di coalizione. Per quanto concerne quest’ultimo aspetto, YouTrend afferma che per poter disporre della maggioranza assoluta dei seggi è necessario ottenere almeno il 39% (sebbene questo dato derivi da un calcolo algoritmico che rimane vincolato dal responso dei singoli collegi). Per quanto riguarda le singole liste sarà importante vedere sia se Noi Con L’Italia riuscirà ad entrare in Parlamento (pare complicato stando alle ultime previsioni) sia, soprattutto, chi tra Forza Italia e Lega prenderà più voti. Anche se in politica le promesse talvolta lasciano il tempo che trovano, in linea teorica l’accordo sancito tra i leader della coalizione prevede che spetta al capo politico della lista più votata indicare il nome del Presidente del Consiglio. Se Berlusconi pare orientato su Tajani (ma occhio a Ghedini e Gianni Letta), Salvini preferirebbe se stesso.

A fronte di ciò, ammesso che la coalizione di centrodestra ottenga la maggioranza assoluta dei seggi, dal testa a testa Forza Italia–Lega dipenderà il nome del prossimo Premier. Sulla carta sembra più probabile che la spunti l’ex Cavaliere (nei sondaggi Forza Italia è stabilmente avanti alla Lega da fine novembre) però molti rumors segnalano preoccupazione tra i vertici di Forza Italia, che temono una rimonta del “ruspante” Matteo proprio nel finale. Oltre al nome dell’eventuale “primo ministro”, il peso dei due partiti conterebbe anche nell’ottica di un’eventuale rottura dell’alleanza e del conseguente tentativo di accordo con altri schieramenti. Se Forza Italia tenesse testa con almeno il 17-18%, Berlusconi potrebbe disporre dei numeri per formare un esecutivo di larghe intese con Renzi (risultato del PD permettendo). Viceversa, se la Lega dovesse “fare il botto” ed il M5S prendere intorno al 30%, non sarebbe da escludere che i due tentino di stipulare un accordo di governo, magari partendo da alcuni punti chiave (reddito di cittadinanza, linea ferrea sull’immigrazione, abolizione riforma Fornero).

3) I voti del M5S. Sebbene il movimento guidato da Di Maio sia stabilmente in testa ai sondaggi da mesi, l’attuale legge elettorale premia le coalizioni (nella parte maggioritaria, dove è sufficiente ottenere un voto in più degli altri per strappare il collegio, i partiti alleati presentano un candidato unico sul quale far confluire tutti i consensi) dunque per governare sarebbero comunque necessari accordi post-elettorali (presumibilmente con la Lega). Di Maio deve sperare di ottenere non meno del 28% dei consensi (anche perché al Senato con ogni probabilità ci sarà un’erosione di ulteriori due punti circa) e che Forza Italia realizzi un risultato deludente al punto da precluderle ogni possibilità di formare un esecutivo sia con Salvini che con il PD.

4) I voti di LeU. La lista del Presidente del Senato Grasso (supportata da MDP, Sinistra Italiana e Possibile), che nei primi sondaggi era data intorno al 7-8%, nel corso delle settimane è sembrata “intiepidirsi” (complici anche le non brillanti performance di Grasso in tv) tanto che ad oggi il vero obiettivo sembra essere quello di non allontanarsi eccessivamente dal 6%. Sarà importante misurare il peso di LeU qualora dalle urne emergesse uno scenario incerto: in tal caso potrebbe consumarsi una scissione interna alla neo-lista, con una parte degli eletti che sarebbe anche disposta ad appoggiare un Governo del Presidente o di “Larghissime intese”.

5) Un eventuale superamento della soglia di sbarramento da parte di Potere al Popolo o CasaPound potrebbe avere un duplice effetto: uno reale e tangibile, cioè un “danno” alle altre liste e partiti per la ripartizione dei seggi in Parlamento e uno più fantasioso, circa eventuali alleanze. Nelle proiezioni operate dai sondaggisti in merito alla distribuzione dei seggi tra i vari partiti nessuno ha considerato l’eventualità che “PaP” o “CP” raggiungano il 3%: se però ciò dovesse accadere, verrebbe meno l’implicito premio di maggioranza attribuitosi a tutti quei partiti che avevano già preventivato di superare la soglia di sbarramento. L’altro effetto, fantapolitico, concerne l’eventualità che Potere al Popolo appoggi un ipotetico Governo M5S-LeU e, viceversa, CasaPound un esecutivo M5S-Lega.

Buon voto a tutte e a tutti!


A cura di Michele Seremia

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Michele Seremia

Nato a Fiesole il 25/02/1993, sono iscritto al corso magistrale di Scienze Politiche - Politica, istituzioni e mercato. Fedelmente al mio percorso di studi seguo con sinistro interesse la politica nel suo complesso, con patologica fissazioni per elezioni e campagne elettorali. D'estate mi trasformo in casellante. Autunno, inverno e primavera tifo Milan.
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Michele Seremia

Nato a Fiesole il 25/02/1993, sono iscritto al corso magistrale di Scienze Politiche - Politica, istituzioni e mercato. Fedelmente al mio percorso di studi seguo con sinistro interesse la politica nel suo complesso, con patologica fissazioni per elezioni e campagne elettorali. D'estate mi trasformo in casellante. Autunno, inverno e primavera tifo Milan.
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  • Salvini gela Di Maio: prime ombre sul governo 5S-Lega

    15 Mag 2018 - 23:13

    […] più a sinistra potrebbe non perdonare il quasi logorante tentativo di governare con Salvini (per quanto fosse ampiamente preventivabile prima delle elezioni). Rispetto alla scorsa campagna elettorale, inoltre, Di Maio rischierebbe di non poter disporre del […]

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