Alla fine della Seconda Guerra Mondiale la Francia, come tutti i Paesi coinvolti nel conflitto bellico, ha dovuto fare i conti con una fase di ricostruzione estremamente complessa. Nel 1946, con la promulgazione della nuova Costituzione, venne istituita la Quarta Repubblica. Nello stesso anno inoltre accadde un altro evento fondamentale: il suffragio universale venne esteso anche alle donne. 

Tuttavia, nonostante l’ottenimento di un diritto/dovere così importante, per molti anni la partecipazione femminile alla vita politica francese è stata assai limitata. I partiti hanno impiegato molti anni prima di coinvolgere attivamente le figure femminili. Anche un partito da sempre sensibile ai diritti delle minoranze e alle ragioni del progressismo quale era il Partito Comunista francese, a lungo è stato condizionato dai timori che la Chiesa avesse potuto orientare le donne verso posizioni di centro o centro/destra. Di seguito, viene riportata una tabella che mostra il numero di donne elette nell’Assemblea Nazionale tra il 1945 e il 1956.

Elezioni Numero di donne elette Numero totale di deputati Percentuale
1945 (ottobre) 33 586 5,60%
1946 (giugno) 30 586 5,10%
1946 (novembre) 42 619 6,80%
1951 (giugno) 22 627 3,50%
1956 (gennaio) 19 627 3,00%

Numero di donne elette all’Assemblea Nazionale tra il 1945 e il 1956. Fonte: Wikipedia, Femmes à l’Assemblée Nationale francaise.

Dai dati si evince come durante il primo dopoguerra il Parlamento francese fosse composto da una percentuale di donne decisamente ridotta. Le poche rappresentanti, nonostante le citate ambiguità rispetto al ruolo della Chiesa, appartenevano al Partito Comunista e al Partito Socialista. Durante la quarta fase repubblicana, Andrée Viénot fu la prima donna membro di un governo. Ad essa fu affidato il ruolo di Sottosegretario di Stato alla Gioventù e allo Sport. Nel primo governo Schuman (1948), invece, fu Germaine Poinso-Chapuis ad ottenere per la prima volta il ruolo di Ministro, con la nomina a Ministro della Sanità pubblica e della popolazione.

Germaine Poinso-Chapuis, prima donna ministro

Nel 1958 venne approvata una nuova Costituzione e prese il via la Quinta Repubblica. Benché il suo avvento abbia rappresentato una rottura con le fasi repubblicane precedenti, anche per via della prorompente figura del Generale De Gaulle, i cambiamenti dal punto di vista della presenza femminile ai vertici delle istituzioni sono stati irrisori. Come si può notare dalla grafica sottostante, la percentuale di donne all’interno del Parlamento si è addirittura ridotta.

Elezioni Numero di donne elette Numero totale di deputati Percentuale
1958 (novembre) 8 579 1,40%
1962 (novembre) 8 482 1,70%
1967 (marzo) 11 487 2,60%
1968 (giugno) 10 487 2,10%

Numero di donne elette all’Assemblea Nazionale tra il 1958 e il 1968. Fonte: Wikipedia, Femmes à l’Assemblée Nationale francaise.

La svolta si ebbe poco dopo, con l’avvento del “Maggio francese” del 1968. A partire dagli anni Sessanta il ruolo delle donne in molti settori politico-amministrativi divenne sempre più rilevante. L’inversione di marcia, come noto, si ebbe soprattutto grazie alle lotte sindacali e sociali che in quegli anni videro in prima linea donne, studenti, lavoratori e lavoratrici. Anche il mondo intellettuale cavalcò il cambiamento in atto: Simone de Beauvoir, filosofa e femminista, scrisse “Le Deuxième Sexe” per denunciare quanto radicate e stereotipate fossero le disuguaglianze tra uomini e donne. La mobilitazione proseguì anche negli anni a venire: nel 1970 ci fu una manifestazione sotto l’Arco di Trionfo a Parigi e cinque anni più tardi l’ONU dichiarò il 1975 “Anno delle donne”.

Le innovazioni legislative apportate in quegli anni in Francia furono tanto numerose quanto radicali. Solo per citarne alcune: legge sul divorzio, riconoscimento della parità di madre e padre nella famiglia, legge sull’aborto. La legge Roudy, dei primi anni Ottanta, sancì la parità tra uomo e donna nelle aziende. Al di là dei singoli provvedimenti, stava avvenendo un mutamento nella percezione del ruolo delle donne all’interno della società. La loro autodeterminazione non passava più soltanto dall’essere madri, ma per la prima volta si riconobbe loro il diritto di trarre la propria realizzazione personale anche dalla carriera: sia lavorativa, che politica.

Manifestazione contro la guerra in Vietnam. 01/05/1968, Parigi.

Yvette Roudy premiata da François Hollande con le insegne di ufficiale della Legione d’Onore.

Nel 2001, l’approvazione della “Loi Génisson” impose ai partiti la parità numerica tra uomini e donne nelle liste dei candidati alle elezioni. Negli ultimi anni inoltre, gli stessi Presidenti della Repubblica si sono sempre impegnati a garantire l’assoluta parità di genere tra i Ministri dell’esecutivo.

Nonostante le polemiche relative ad una presunta inadeguatezza rispetto all’uomo nel ricoprire incarichi pubblici, molte donne hanno dimostrato di riuscire a conciliare la propria femminilità con la competenza politica. Un esempio riguarda Anne Hidalgo, sindaco di Parigi. L’attuale Madame la Maire vinse le elezioni sfidando un’altra donna, Natalie Kosciusco-Morizet. Di opposto orientamento politico, è Marine Le Pen, figlia di Jean-Marie Le Pen, fondatore del Fronte Nazionale. Martine Aubry, invece, è stata più volte nominata ministro e ha guidato il Partito socialista dal 2008 al 2012. Dal 2001, dopo essere stata rieletta nel 2008 e nel 2014, è sindaco di Lille. Un altro esempio è quello di Ségolène Royal, che nel 2007 fu scelta dal suo partito come candidata alle elezioni presidenziali. Dopo essere stata sconfitta al secondo turno da Nicolas Sarkozy, perse, contro la stessa Martine Aubry, anche la possibilità di diventare segretaria del Partito Socialista. Nonostante la strada verso una reale ed effettiva parità tra uomo e donna in politica sia ancora lunga, sarebbe un errore non valorizzare i progressi che sono stati compiuti negli ultimi decenni. E’ grazie alla mobilitazione avvenuta negli anni Sessanta se oggi molte donne hanno potuto ritagliarsi un ruolo da protagoniste all’interno della scena politica francese. Nell’attesa, chissà ancora per quanto a lungo, che una di loro possa per la prima volta varcare la soglia del Palazzo dell’Eliseo.


A cura di Francesca Verni

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