Dagli esordi al clarinetto, passando per l’amore per il jazz e alcuni capolavori che si iscrivono di diritto dentro le più belle pagine della canzone cantautoriale italiana, per arrivare al finale di carriera in salsa pop: ripercorriamo i momenti più importanti della vita artistica del grande Lucio Dalla, nel giorno del suo compleanno, il 4 Marzo (1943).  

Lucio Dalla nasce a Bologna il 4 Marzo 1943, e già la sua data di nascita sarà destinata ad essere estremamente significativa, dato che sarà il titolo di una delle sue più celebri canzoni. Bolognese purosangue, Lucio Dalla nasce come nipote d’arte, visto che lo zio Ariodante Dalla è stato un cantante melodico molto popolare a cavallo fra gli anni quaranta e cinquanta. Proprio all’inizio di quest’ultimi, il piccolo Dalla avvia i suoi studi per imparare a suonare la fisarmonica, che porterà avanti insieme prima alle scuole dell’obbligo, poi a ragioneria, strada che abbandonerà presto prima a favore del liceo classico e poi del liceo scientifico. Nonostante i non brillanti risultati didattici, Dalla riesce comunque a proseguire gli studi in ambito musicale, incoraggiato vivamente da sua madre, convinta di avere un figlio naturalmente predisposto per le arti dello spettacolo ed il palcoscenico: “Avevo undici anni, quando mia madre, donna strana, una stilista che non sapeva mettere un bottone, mi portò in un istituto psicotecnico di Bologna, per un test sulle mie attitudini, risultò che ero un mezzo deficiente”; nonostante ciò, l’apporto di sua madre circa le giovani ambizioni di Dalla non venne mai meno. Dopo gli anni dell’adolescenza dedicati allo studio di più strumenti musicali, Lucio Dalla comincia ad appassionarsi al jazz, anche se il suo primo esordio musicale che si può considerare come tale avverrà con i Flippers, uno dei gruppi di spicco della prima stagione poprock italiana, all’interno dei quali occuperà il ruolo di cantante, tendendo a riprodurre lo stile vocale di un personaggio da lui particolarmente amato, quel James Brown che tanto stava contribuendo ad innovare la musica a livello mondiale. Imponendo quindi un proprio marchio di fabbrica, Lucio Dalla viene notato da Gino Paoli, che vede in lui il primo cantate soul italiano. Sarà proprio quest’ultimo a convincerlo che da solo potrà fare ancora meglio: buffo, naturalmente antidivo rispetto ad altri cantautori, diventerà quindi molto popolare da solista a partire dagli anni ’70, grazie anche alle sue plurime apparizioni a Sanremo e nei musicarelli, dentro cioè quel sottogenere cinematografico italiano che negli anni sessanta raggiunse l’apice della sua diffusione. A Sanremo si esibisce quattro volte in sei anni: nel 1966 presenta quella che può essere considerata la sua prima vera hit, PafffBum!. (abbinata con gli Yardbirds di Jimmi Page Jeff Beck), l’anno seguente canta Bisogna saper perdere, per poi tornare ad esibirsi ancora una volta sul palco dell’Ariston nel 1971, con una canzone che diverrà fra le sue più rappresentative: è la canzone 4/3/1943, che gli varrà il terzo posto in classifica, presentata insieme agli Equipe 84. Prima di essere ammesso alla manifestazione, la canzone ha conosciuto il morso della censura, che portò il cantautore a cambiare il titolo (inizialmente era Gesubambino) oltre ad alcune strofe interne, giudicate irrispettose rispetto alla fede cattolica: pur non essendo una canzone autobiografica, Dalla scelse come titolo la data del suo compleanno. L’anno dopo torna quindi nuovamente a Sanremo, dove presenterà un altro brano destinato ad ampliare il successo del cantante: è l’anno infatti di Piazza Grande, canzone dedicata ad un senzatetto realmente vissuto, con testo di Gianfranco Baldazzi e Sergio Bardotti, la cui musica è stata composta insieme a Ron, e incisa inizialmente solo su 45 giri. Dal principio il brano venne indirizzato a Gianni Morandi, ma sarà lo stesso Dalla a lottare per interpretare il pezzo al festival sanremese, andando contro la sua stessa casa discografica (che avrebbe voluto intitolare la canzone Canal Grande). La canzone, che si riferisce a Piazza Cavour di Bologna, si classificherà a Sanremo in ottava posizione. Se fino a quel momento il cantante bolognese aveva inciso più le musiche che i testi nelle sue canzoni, in questo decennio comporrà, prima con Roversi (poeta colto e ambizioso), poi da solo, altri capolavori assoluti, lasciando lo stile nazionalpopolare per immergersi nel clima movimentato, sia socialmente che politicamente, dell’Italia di quegli anni. Il suo esordio cantautorale non poteva essere più felice: nel 1977 il cantante pubblicherà l’album Com’è profondo il mare, il suo primo lavoro curato completamente in autonomia, che viene considerato dalla critica una delle produzioni musicali più belle del cantautore. Per scrivere l’album Lucio Dalla si rifugia alle Isole Tremiti, luogo che, secondo il cantante, favoriva il suo modo visionario di raccontare il mondo, e visionario (o forse allucinato), sarà il testo della canzone che dà il titolo all’album, con un concentrato di poesia e delirio che oltrepassa i confini del nonsense; il mare e le sue profondità che l’uomo (con molta fatica) riesce ad immaginare, sono metafore della grandezza del pensiero umano che “come l’oceano, non lo puoi bloccare, non lo puoi recintare”. Al posto di racchiudere il testo della canzone nella metrica come fatto in altre canzoni, lo recita in modo libero, scardinando alcuni principi logici che regolano la stesura di una canzone “tradizionale”. Il partener e collaboratore Marco Alemanno, racconterà nel libro “Dalla Luce alla notte”, che il brano è ispirato da un quadro di Arnold Böcklin che colpì molto Lucio Dalla, raffigurante la predica di Sant’Antonio ai pesci. Ma il cd contiene al suo interno altre canzoni che diventarono celebri presso il grande pubblico: Disperato erotico stompQuale allegria (scritta per Ornella Vanoni e inclusa nel suo album “Io dentro” del 1977) e Il cucciolo Alfredo che, come le altre presenti nel cd, propongono una serie di personaggi emarginati in contesti trasfigurati: all’impegno militante di alcuni colleghi cantautori del tempo, Lucio Dalla propone una sorta di realismo fantastico, rispondendo così alla situazione italiana di allora, divisa fra autunni caldi e perbenismi borghesi. Si apre con questo cd la fase del grande successo, della popolarità e dei dischi di platino, e di una grande collaborazione: quella con Francesco De Gregori. Dopo la pubblicazione del 45 giri Ma come fanno i marinai (500mila copie vendute), prende vita lo storico tour dei due cantautori, Banana Republic, che riempirà tutti gli stadi d’Italia segnando l’approdo della musica d’autore all’interno di quest’ultimi, che per la prima volta sarà quindi costretta a misurarsi con grandi platee di spettatori, rivoluzionando così il rapporto tra lo stesso pubblico e cantante, e che renderà Dalla e De Gregori una sorta di primissime e atipiche “rockstar”. A chiusura degli anni ’70, Dalla pubblicherà un altro cd, Lucio Dalla(questa volta nuovamente da solista), contenente alcune canzoni che diverranno presto un simbolo all’intorno della produzione musicale del cantautore emiliano: Anna e MarcoL’ultima lunaStella di mare sono 3 fra le più famose canzoni che si trovano all’interno dell’ottavo album in studio, che si chiude con una delle sue canzoni manifesto, L’anno che verrà, che racchiude al suo interno l’amara constatazione del tramonto delle illusioni e delle utopie che, non solo metaforicamente, chiudono gli “anni di piombo”. Qualche anno dopo, arriverà il turno di un altro grande successo: è il brano Caruso che gli varrà il disco di platino e la targa del premio Tenco come miglior canzone dell’anno (1986), che, raccontando gli ultimi giorni di vita del tenore, regalerà al cantante ancora uno straordinario successo, vendendo quasi 9milioni di copie nel mondo. “È una canzone nata per caso” dirà poi Lucio Dalla, spiegandone la genesi: durante un viaggio a Sorrento, a seguito di un guasto alla sua barca, il cantautore bolognese è costretto a pernottare in costiera, nello stesso hotel e nella stessa stanza dove anni prima soggiornò il tenore Enrico Caruso. Il personale dell’hotel, dopo essersi intrattenuto a cena con il cantautore, gli raccontò dell’appassionante storia d’amore tra il tenore (ormai vecchio e non più capace di cantare, a causa di una grave malattia polmonare) e una giovane sua allieva. A seguito di questo racconto, colpito da ciò che aveva sentito, Lucio Dalla decise di comporre quella che resta un grande classico della canzone italiana, e la seconda canzone nostrana più conosciuta al mondo, dopo Nel blu dipinto di blu di Domenico Modugno (secondo quanto riferito durante la Cinquattotesima edizione del Festival di Sanremo, nel 2008, dall’allora presidente della SIAE Giorgio Assumma, che rivelò le “10 canzoni italiane più conosciute e cantate nel mondo”, documentate attraverso gli stessi bollettini della SIAE). Con l’inizio degli anni ’90, troviamo ancora una svolta all’interno della carriera del cantautore: l’attenzione al testo si fa meno importante, gli arrangiamenti delle sue canzoni si faranno sempre più pop e barocchi, intraprendendo una strada che non cambierà più. L’inizio di questa nuova fase è segnato dall’uscita dell’album Cambio, il cui titolo indica una nuova prospettiva musicale abbracciata dall’artista, al cui interno, il singolo Attenti al Lupo (scritto da Ron), farà da traino al grandissimo successo dell’album, che con 1milione e cinquecentomila copie risulterà uno dei cd italiani più venduti di sempre. La consacrazione definitivamente pop dell’artista arriverà con Canzoni, album del 1966, contenente all’interno il famoso brano Canzone (scritta a quattro mani con Samuele Bersani), che con 1milione e trecentomila copie vendute, bisserà il successo del precedente album. Seguiranno altri lavori e riconoscimenti: nel 1999 esce l’album Ciao, che gli varrà il doppio disco di platino, con 200mila copie vendute in poco più di una settimana, non prima di essere stato insignito de La laurea ad honoris causa dall’Università di Bologna in “Lettere e Filosofia”; negli anni 2000 invece, oltre ad un nuovo tour con De Gregori, uscirà l’album Angoli nel Cielo (2009), seguito da quello che sarà l’ultimo album pubblicato in vita dal cantautore bolognese, Questo è amore, pubblicato nel Novembre del 2011. A fine Gennaio del 2012, la rivista Rolling Stones pubblica una speciale classifica con i 100 album italiani più belli di sempre: Lucio Dalla compare una sola volta, al quarantesimo posto, con l’album Lucio Dalla del 1979. Il 14 Febbraio dello stesso anno fa ritorno a Sanremo, quarant’anni dopo la sua ultima partecipazione, vestendo i panni sia di cantante (esibendosi assieme a Pierdavide Carone con il brano Nanì, che gli varrà il quinto posto in classifica) e di direttore d’orchestra (accompagnando il cantante Luca Madonia). Nella serata conclusiva del festival, il 18 Febbraio, il duo eseguirà nuovamente il brano, e questa sarà l’ultima apparizione televisiva del cantante bolognese. Partito infatti con un nuovo tour europeo sul finire dello stesso mese, dopo la serata di apertura a Lucerna (Svizzera) e poi a Zurigo (Svizzera), approderà poi il 29 Febbraio a Montreux (Svizzera), all’Auditorium Stravinski Concert Hall, teatro del suo ultimo concerto: morirà infatti il 1 Marzo 2012, a causa di un infarto, all’età di quasi 69 anni, in un hotel della stessa cittadina del concerto, dove pernottava dopo l’esibizione della sera precedente. Il funerale, svoltosi il 4 Marzo nella basilica di San Petronio a Bologna, è stato trasmesso in diretta televisiva, e ha visto la partecipazione di 50mila persone; sulla lapide di Lucio Dalla, situata nel Cimitero Monumentale della Certosa di Bologna, è incisa l’ultima frase della sua canzone Cara“Buonanotte, anima mia, adesso spengo la luce e così sia”. 

A cura di Sacha Tellini


Link:

Wikipedia

Corriere della Sera

Rockol


Immagine di copertina: lucio_dalla-2 Credit by: http://www.forlitoday.it Licenza: CC BY2.0

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Sacha Tellini

Nato il 12 Febbario 1991 a Bagno a Ripoli (FI), ho alle spalle una formazione nel mondo della comunicazione: prima ho conseguito la laurea in Comunicazione, Media e Giornalismo presso la facoltà di Scienze Politiche "Cesare Alfieri" di Firenze, poi ho concluso un Master in Pubblicità Istituzionale, Comunicazione Multimediale e Creazione di Eventi, presso la facoltà di Lettere e Filosofia, sempre a Firenze. Amante della semplicità e animato da un forte spirito di condivisione, mi piace andare alla ricerca di novità che portino curiosità all'interno della mia vita.
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