In Bosnia-Erzegovina, il sistema scolastico è fortemente segregato su base etnica: bambini provenienti dai tre gruppi etnici presenti sul territorio, Bosniak, Croati e Serbi, frequentano scuole separate e seguono curricula diversi.

Diversi studi hanno analizzato l’influenza di questa condizione su bambini e giovani. Una ricerca dell’UNICEF del 2009 mostrava come la maggior parte dei bambini giudicasse i rapporti tra i gruppi etnici peggiori rispetto al periodo precedente la guerra civile, nei primi anni ’90, mentre il 15% affermava di non avere nessuna informazione sulle persone appartenenti ad altri gruppi etnici. Altre ricerche del 2010 e 2011 mostravano che secondo la maggior parte dei giovani il sistema scolastico impedisce il dialogo tra i gruppi e l’orientamento etnico delle scuole rappresenta un ostacolo alla costruzione di un’unica cittadinanza bosniaca. Per capire i risultati di queste ricerche e il sistema scolastico bosniaco è necessario fare un passo indietro e tornare alla fine della guerra, quando venne firmato il trattato di pace che riformò lo stato bosniaco.

L’accordo di pace e il nuovo stato Bosniaco

Il conflitto in Bosnia-Erzegovina è scoppiato nel 1992 tra i tre macro-gruppi etnici presenti sul territorio, i Bosniak, i Croati e i Serbi. Il conflitto è durato tre anni e si concluse nel 1995 con l’accordo di pace di Dayton, incoraggiato dalla comunità internazionale. L’accordo di pace è tuttora considerato uno degli avvenimenti cruciali della storia del paese poiché non solo pose fine alla guerra, ma riorganizzò lo stato.

Innanzitutto, istituì un sistema di condivisione del potere tra i tre gruppi, ancora oggi esistente, basato su un meccanismo elettorale proporzionale su base etnica. In secondo luogo, ufficializzò i confini geo-politici che suddividevano la Bosnia in due entità amministrative, la Federazione della Bosnia ed Erzegovina (con popolazione a maggioranza bosniak e croata) e la Republika Srpska (a maggioranza serba). Infine, creò molteplici municipalità locali, i cantoni, dotati di un certo livello di autonomia politica. Il potere politico non fu solo fortemente etnicizzato, ma anche frammentato tra le diverse realtà.

La frammentazione politica e la politicizzazione del sistema educativo

La frammentazione politica determinatasi in seguito all’accordo di pace è un elemento chiave ma non sufficiente per capire lo sviluppo del sistema scolastico. È necessario infatti considerare anche altri elementi determinanti.

Innanzitutto, l’accordo di pace non incluse alcun provvedimento in materia di educazione e dunque trascurò di indicare chi dovesse occuparsene e in che modo. Una delle linee guida dell’accordo era che qualunque materia non specificatamente assegnata fosse da considerarsi responsabilità delle due entità, la Federazione e la Republika Srpska (RS), entrambe aventi il proprio Ministero dell’Educazione. Mentre nella RS il sistema educativo fu centralizzato con un unico curriculum, nella Federazione i diversi cantoni crearono propri curricula.

Questa diversificazione dei curricula non si è sviluppata solo su base territoriale, ma è anche stata differenziata su base etnica, in quanto l’accordo di pace ha ufficializzato le tre lingue nazionali nello stato Bosniaco: il Bosniaco, il Croato e il Serbo. Inoltre, la Bosnia aveva aderito alla Convenzione ONU sui Diritti del Bambino, che sancisce il diritto di ciascun bambino ad avere accesso all’insegnamento nella sua lingua madre.

Questi due elementi hanno fortemente politicizzato l’insegnamento, che è diventato uno degli strumenti fondamentali per promuovere il nazionalismo etnico e “preservare” la tradizione di ciascuna etnia. Emblematico è l’insegnamento di quelle materie chiamate national subjects, tra cui la storia, considerate fondamentali per la trasmissione dei valori culturali di un gruppo etnico e che spesso includono interpretazioni degli eventi che divergono in relazione al gruppo etnico in questione.

In aggiunta, le stesse strutture scolastiche sono fortemente etnicizzate. In Bosnia sono presenti scuole mono-etniche e scuole strutturate sul modello “Two Schools Under One Roof”, promosso dalla comunità internazionale e presente solo nella Federazione. In queste ultime, all’interno dello stesso edificio si trovano due apparati scolastici divisi su base etnica. Quindi, i bambini croati e bosniak vanno a scuola nello stesso edificio ma in classi diverse, seguendo curricula e orari diversi. Questo modello venne inizialmente considerato un successo in quanto evitava l’emergere di conflitti e problemi, ma fu presto al centro di critiche perché impediva l’incontro tra bambini di etnie diverse, ostacolando il superamento dei pregiudizi tra gruppi e perpetuando le dinamiche divisive sviluppatesi durante il conflitto.

Le risposte locali

Il sistema educativo bosniaco è quindi caratterizzato da due elementi fondamentali: frammentazione e politicizzazione, entrambi derivanti dall’accordo di pace. La frammentazione deriva dal fatto che nel processo di pace non fosse stata data importanza all’educazione e, di conseguenza, si lasciasse la creazione del sistema educativo alle molteplici entità politiche. La politicizzazione caratterizza i curriculum e i libri di testo, rendendoli  decisamente etnocentrici. Secondo diversi autori, molti politici nazionalisti non sono intenzionati a cambiare il sistema educativo e anzi lo sfruttano per rafforzare le narrazioni conflittuali e rimanere al potere. La politicizzazione dell’educazione rappresenta una strategia deliberata di promozione delle politiche divisive: la promozione di memorie collettive diverse a seconda dell’appartenenza etnica attraverso l’insegnamento fa sì che si affermi la diffidenza verso altre etnie già tra i bambini.

Vi sono tuttavia dei fenomeni locali in controtendenza, che meritano attenzione. Il primo è l’associazionismo locale e l’esistenza di centri educativi, come l’associazione Nansen Dialogue Centre, che promuove attività extracurriculari: bambini di etnia bosniaca e croata frequentano la stessa classe e vengono coinvolti in attività di peace education. Queste iniziative sono particolarmente importanti non solo per i bambini, ma anche per genitori e insegnanti; in questo modo i temi della pace e della riconciliazione si estendono all’intera comunità. Il secondo è la protesta del 2016 degli studenti di una scuola mista croata-bosniaca di Jajce, nella Federazione, che scesero in piazza per manifestare contro la decisione dell’amministrazione locale di trasformare la scuola in una struttura mono-etnica per studenti di etnia bosniak. In seguito a queste proteste, l’amministrazione ha abbandonato la proposta di riforma.

Nonostante una riforma nazionale della struttura scolastica sia auspicabile per porre fine a questo sistema d’istruzione segregato, questi fenomeni locali mostrano come vi siano degli spiragli di speranza e come, negli ambienti dove i giovani entrano in contatto, integrazione e condivisione siano una forza motrice del cambiamento.


A cura di Irene Baraldi

Articolo tratto dalla tesi di laurea dell’autrice

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