Negli ultimi dieci anni Berlino è stata una delle destinazioni preferite dagli italiani emigrati. A farne meta prediletta per giovani dall’Italia e da tutta Europa sono stati diversi fattori: un costo della vita inferiore a quello di molte metropoli europee, l’essere capitale dell’unico grande paese in crescita durante la crisi e l’immagine di una città molto internazionale ma anche accattivante e fuori dagli schemi. Berlino tuttavia è cambiata profondamente in questi anni, anche a causa di questo afflusso di persone, e chi vi giunge ora trova un insieme di opportunità e di rischi ben diverso da ciò che si incontrava alla vigilia o nei primi anni della crisi. Gli ostacoli e le difficoltà più grandi si trovano nel campo del lavoro e della casa. Sapere quali sono e come affrontarli è importante per vivere serenamente la propria permanenza nella città.

Dal 2005 Berlino ha visto una crescita economica sostenuta: la disoccupazione è diminuita significativamente rispetto alle percentuali pre-crisi e trovare un lavoro è oggi più facile in generale rispetto a prima. Allo stesso tempo è aumentata però anche la concorrenza in quanto a offerta di lavoro. Gli italiani arrivati alla vigilia della crisi, specie se laureati, si sono trovati spesso nella condizione di muoversi come veri e propri pionieri. Tra i pochi a parlare l’italiano – non solo a Berlino, ma in tutta l’area ex-DDR – hanno potuto costruirsi un futuro quelle attività che si rivolgevano a un mercato italiano, quando molte imprese stavano appena scoprendo la capitale.

Chi arriva oggi deve competere con migliaia di coetanei e affrontare un mercato del lavoro differenziato, le cui caratteristiche non sono riflesse pienamente dai dati sull’occupazione. La possibilità di trovare rapidamente un lavoro stabile e qualificato dipende innanzitutto dai propri studi e dalla propria conoscenza del tedesco. L’immagine di Berlino come città in cui si può vivere tranquillamente con l’inglese è molto diffusa ma riflette solo parzialmente la realtà. Esistono senz’altro alcuni settori molto internazionalizzati, spesso accessibili con la sola conoscenza dell’inglese, ma aperti anche solo a chi ha titoli ben specifici e determinati (sono per esempio l’ingegneria biomedica, l’industria dei software e l’industria culturale e dei media). Accanto a questi si trova un vasto insieme di occupazioni più radicate nel contesto nazionale, sia dal punto di vista linguistico sia dal punto di vista legale-istituzionale. Si tratta soprattutto dei servizi educativi, sociali e di cura, per i quali è spesso necessario il riconoscimento (Anerkennung) dei titoli di studio e quindi, come requisito, la conoscenza del tedesco.

Per chi deve imparare il tedesco i tempi di attesa si allungano: la sfida è mantenersi e riuscire allo stesso tempo ad acquisire le competenze necessarie per accedere alle posizioni desiderate. Il rischio è di rimanere intrappolati in lavori sottopagati, logoranti e senza prospettive, soprattutto se non si può attingere a risorse familiari.

La componente dominante dello sviluppo e dell’occupazione berlinese resta infatti quella dei servizi poco qualificati, legati all’accoglienza e alla ristorazione in primis e nutriti da turismo e mobilità. La facilità di accesso a quest’area vastissima e dalle regole evanescenti può trasmettere un’illusione di accoglienza e di sicurezza, soprattutto per chi, come gli italiani, può fare affidamento sulla presenza di una ristorazione etnica sempre in cerca di nuova forza lavoro. Lavorare “in italiano” però, spesso sottopagati e con orari estenuanti, rischia di ritardare l’apprendimento del tedesco. Quella che si vedeva come un’occupazione transitoria finisce per protrarsi ben oltre il desiderato e l’obiettivo si allontana indefinitamente.

Ciò tanto più se si è impegnati costantemente nella ricerca di una nuova casa. È la casa infatti, ancora più del lavoro, il vero problema di Berlino. Le dinamiche immobiliare e abitative sono quelle che hanno subito le trasformazioni più drastiche negli ultimi dieci anni, fino a produrre un’emergenza abitativa acuta. La causa del disagio non è tanto il costo degli affitti, cresciuto con strabiliante rapidità ma tuttora inferiore rispetto a molte città europee, quanto la difficoltà a trovare affatto una sistemazione duratura. La concorrenza è altissima e i tempi di permanenza spesso ridotti a causa di una cronica mancanza di abitazioni e di un’estrema diffusione dei subaffitti (legali in Germania). Spesso si trova un posto solo perché un affittuario (Hautpmieter) è temporaneamente assente e bisogna dunque andarsene quando ritorna. Se si abita in subaffitto si dipende poi completamente dalle decisioni dell’affittuario: quando quest’ultimo disdice il contratto, anche il subaffittuario deve fare le valigie.

Non poche sono poi le situazioni di sfruttamento da parte degli Hauptmieter e i casi di irregolarità. Il rischio è di non poter registrare il proprio domicilio a Berlino: la Anmeldung (registrazione) ha come condizione una sistemazione regolare ed è molto importante perché senza di essa non si può stipulare un contratto di lavoro. Diversamente dai subaffittuari, i locatari godono di forti protezioni in Germania, ma per avere un contratto d’affitto sono richieste ampie garanzie. Solo chi ha un lavoro regolare può accedervi facilmente (bisogna presentare almeno tre buste paga), ma come si è detto proprio trovare un lavoro regolare è tutt’altro che scontato. Molti riescono a stabilizzare la propria situazione, dopo un periodo iniziale più o meno lungo, ma è possibile anche cadere in circoli viziosi da cui diventa difficile uscire, soprattutto se il proprio progetto lavorativo stenta a decollare.

Berlino è una città tutt’altro che facile, anche se meno cara e probabilmente più accessibile di altre. Le dinamiche abitative e il mercato del lavoro sono meno accoglienti di quanto si possa immaginare, e per quanto internazionale è pur sempre la capitale tedesca: tedesca è la lingua e tedesche le istituzioni che ne regolano la vita. Per chi non è un informatico, un ingegnere o un grafico (e poche altre figure professionali) è importante partire ben preparati e possibilmente con una certa disponibilità economica per affrontare l’arrivo. Una buona conoscenza del tedesco è sicuramente un elemento essenziale per intraprendere un percorso positivo ed evitare che una situazione di instabilità cronica costringa alla fine a un ritorno amareggiato.


A cura di Fabio Santoro

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Fabio Santoro

Nato nel 1992, sono cresciuto tra la bassa parmense e Parma città, dove ho frequentato le scuole fino al liceo. Mi sono trasferito a Torino ormai cinque anni fa per studiare Filosofia, e quindi Scienze Internazionali, di cui sto frequentando l'ultimo anno. Da sempre attratto da tutto ciò che ha a che fare con la politica, i miei interessi sono vari, a volte anche un po' dispersivi, ma concentrati per lo più nell'area del nostro vecchio continente.
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Nato nel 1992, sono cresciuto tra la bassa parmense e Parma città, dove ho frequentato le scuole fino al liceo. Mi sono trasferito a Torino ormai cinque anni fa per studiare Filosofia, e quindi Scienze Internazionali, di cui sto frequentando l'ultimo anno. Da sempre attratto da tutto ciò che ha a che fare con la politica, i miei interessi sono vari, a volte anche un po' dispersivi, ma concentrati per lo più nell'area del nostro vecchio continente.
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