Nel 1973 nacque il primo organismo geneticamente modificato (OGM). Era un batterio al cui genoma era stato aggiunto un gene di rana.

Da allora le tecniche di modificazione genetica si sono molto sviluppate, diventando sempre più precise. Di pari passo, però, sono cresciute anche le paure della popolazione per questa nuova tecnologia e le discussioni sull’argomento si sono accese in tutto il mondo; in particolare, per quanto riguarda le applicazioni nell’ambito dell’alimentazione.

I timori che maggiormente spaventano i consumatori sono legati ai possibili effetti degli OGM sulla salute, ulteriormente alimentati dallo spopolare sul web di clamorose fake news. Un esempio? La colossale panzana della fragola-pesce; scienziati non meglio identificati avrebbero modificato questa fragola con un gene di pesce artico per renderla resistente al gelo. Il terribile effetto collaterale sarebbe però la produzione del glicole etilenico, il tossico liquido antigelo dei radiatori. Questa sciocchezza incredibile, nonché biologicamente impossibile, ha spopolato sul web tanto da mobilitare grandi aziende come Coop.

Ma gli OGM sono così pericolosi?

Nonostante tante ansie e preoccupazioni, a quasi 25 anni dall’introduzione sul mercato della prima pianta transgenica, nessuno studio è riuscito a provare una maggiore tossicità di questi prodotti in confronto ai comuni alimenti non OGM. Anzi, molteplici studi dimostrano che hanno la stessa sicurezza per l’uomo e per l’ambiente dei prodotti non modificati.

Inoltre, le maggiori modifiche genetiche che finora sono state fatte su queste piante non hanno l’obiettivo né di stravolgere il valore nutrizionale del prodotto finale né di aumentarne la resa. Vogliono invece semplificare e rendere più sicura la loro produzione.

Attualmente, infatti, i prodotti OGM commercializzati in Europa possiedono tre tipi di mutazioni che donano alla pianta resistenza agli insetti, ai virus o ai diserbanti. Particolarmente eco-friendly è la resistenza agli insetti. Infatti, queste piante non hanno bisogno di essere trattate con insetticidi che, essendo tossici per tutti gli esseri viventi (compreso l’uomo), sono un problema per la sicurezza dei coltivatori e dell’ambiente.

Inoltre, a livello mondiale gli OGM hanno addirittura dato una spinta alle piccole aziende. Il Joint Research Center (il centro di ricerca della Commissione Europea) sostiene infatti che l’introduzione di colture OGM ha permesso un miglioramento delle condizioni economiche dei piccoli agricoltori, specialmente nei paesi in via di sviluppo.

OGM: una parola che vuol dire tutto e niente

Un’altra questione molto importante e poco conosciuta è la definizione stessa di OGM. Dal punto di vista giuridico un organismo è considerato geneticamente modificato se l’uomo ha direttamente introdotto o eliminato un gene attraverso metodi biotecnologici. Questa definizione taglia fuori dalla categoria OGM tutti gli organismi ottenuti con altri metodi più “antichi”, tuttora largamente utilizzati; ad esempio, l’utilizzo di prodotti chimici che inducono mutazioni nel genoma. Questi metodi sono meno precisi e non controllati da nessuna norma, e non garantiscono lo stesso livello di sicurezza.

Un esempio eclatante sono le piante modificate attraverso irradiazione. Queste piante NON sono considerate OGM eppure, per produrle, i semi vengono irradiati e perciò il loro genoma è modificato casualmente, senza sapere quali geni sono stati colpiti. Significa che queste piante sono pericolose per l’uomo? No, o meglio dipende. Alcune modifiche possono essere pericolose, ma altre no. È quindi necessario fare una selezione per ottenere solo le piante sicure per la salute.

Un caso abbastanza noto è quello del grano Creso, una tra le 5 varietà di frumento più diffuse al mondo. Questo grano è stato ottenuto tramite irradiazione nel 1974 e ha una maggiore resistenza alle intemperie perché è a basso fusto (70-80cm rispetto ai 130-150cm dei frumenti presenti all’epoca). Dopo 40 anni di utilizzo di questa pianta si può affermare che non presenti rischi per la salute umana. Eppure, il fatto stesso che questa tecnologia potenzialmente pericolosa non sia regolamentata pone un grosso problema.

Al contrario, i prodotti classificati OGM devono sottostare a regole estremamente rigide per ottenere l’approvazione per essere coltivate e vendute in Unione Europea. Perciò, come affermò nel 2001 l’allora commissario europeo alla ricerca Philippe Busquin,l’uso di una tecnologia più precisa e le più accurate valutazioni in fase di regolamentazione rendono probabilmente queste piante e questi prodotti ancora più sicuri di quelli convenzionali”.

 

In conclusione, le tecniche di modificazione genetica sono senza dubbio strumenti potenti in mano all’uomo. Tuttavia, le stesse problematiche degli OGM possono riproporsi per tutti i tipi di modificazione genetica, anche quelli più tradizionali. Le proprietà di una molecola, inoltre, non dipendono dal processo di produzione ma solo dalla sua conformazione. Quindi, la sicurezza di una pianta dovrebbe essere valutata in base alle sue caratteristiche e proprietà nutritive, non in base alla tecnologia utilizzata per ottenerla.

Demonizzare questa nuova tecnologia è sciocco e impedisce di vedere i vantaggi che indubbiamente offre. A maggior ragione se fatto utilizzando fake news mirate a confondere e intimorire i consumatori.


A cura di Giulia Crivello

Immagine di copertina: Licenza Creative Commons CC BY 2.0, Credits to Tyler Yeo

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Giulia Crivello

Da sempre affascinata dal mondo della ricerca scientifica, mi sono recentemente laureata a pieni voti al Politecnico di Torino in ingegneria biomedica. Studentessa Master dell'Università di Losanna (Svizzera), collaboro col laboratorio di ricerca universitario nel campo degli studi sperimentali sulle cellule.
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Giulia Crivello

Da sempre affascinata dal mondo della ricerca scientifica, mi sono recentemente laureata a pieni voti al Politecnico di Torino in ingegneria biomedica. Studentessa Master dell'Università di Losanna (Svizzera), collaboro col laboratorio di ricerca universitario nel campo degli studi sperimentali sulle cellule.
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