Anti-renziano della prima ora e noto giornalista del Fatto Quotidiano, dopo le ultime elezioni politiche Andrea Scanzi si è trovato costretto ad abdicare al ruolo di arciere sempre pronto a colpire, con le sue accuse pungenti, l’esecutivo “piddino” di turno.

Davanti alle prodi gesta del governo gialloverde, Scanzi si è permesso di avanzare delle critiche soltanto nei confronti di Danilo Toninelli, ribattezzandolo “The New Nardella”. È noto tuttavia che a Scanzi piaccia vincere facile, visto che il suo bersaglio pentastellato preferito, fino a qualche mese fa, era Carlo Sibilia (uno che non crede allo sbarco sulla Luna, in passato ha proposto il matrimonio fra specie diverse “purché consenzienti” e che ha paragonato l’obbligo vaccinale al Tso per i bambini).

Nei confronti di Matteo Salvini, invece, il giornalista del Fatto Quotidiano pare nutrire una sorta di innamoramento mediatico. Elogi su elogi per la sua comunicazione e praticamente mai una critica nel merito al suo operato di governo. Ma andiamo con ordine.

 

Chi è Andrea Scanzi?

Andrea Scanzi, nato ad Arezzo nel 1974, è un giornalista del Fatto Quotidiano. Autore di “Renzusconi” e del più recente “Salvimaio”, negli anni ha sempre coltivato numerose passioni al di là della politica. Lo si può intuire spulciando le sue opere: come non citare, ad esempio, “I cani lo sanno. Elogio dello sguardo rasoterra”, oppure “Canto del cigno. Gol, gesti e bellezza in Van Basten”. Il nostro protagonista risulta anche un esperto di musica, tanto che nel maggio del 2017 è ha intervistato Roger Waters, membro storico dei Pink Floyd, mentre l’anno scorso è stato nominato da Claudio Baglioni come componente della Giuria degli Esperti a Sanremo.

Per non farsi mancare niente, il noto “tuttologo” di Arezzo ha anche redatto un libro sul vino, “Elogio dell’invecchiamento: viaggio alla scoperta dei dieci migliori vini italiani”.

Oltre ai libri, agli articoli per il Fatto Quotidiano e ai molteplici spettacoli teatrali (ci sono pure quelli), Scanzi è comodamente reperibile anche in tv. Nelle vesti di ospite ad Otto e Mezzo da Lilly Gruber “si trova molto a suo agio”, presumibilmente perché può approfittarne per sfoggiare in prima serata la sua accattivante collezione di giubbotti di pelle. Il suo look è un mezzo indispensabile per mandare al settimo cielo le sue turbofan, fanciulle di ogni età che trascorrono intere giornate a idolatrarlo su Facebook, e alle quali Scanzi non nega mai l’emozione di un like.

Proprio la sua pagina Facebook, dalla quale l’autore di questo articolo, come tanti, è stato bannato, è il raccoglitore ufficiale di ogni esternazione del nostro protagonista: dalle considerazioni politiche, ai commenti alla giornata di serie A con la fortunatissima rubrica “Ten Talking Points“, ai selfie col cane.

Bye bye coerenza

Nel corso della passata legislatura Scanzi ha tenuto posizioni estremamente critiche nei confronti di tutti i governi, con non indifferenti punte di avversione nei confronti dell’esecutivo presieduto da Matteo Renzi.

Il suo giudizio, a differenza della grande maggioranza dei giornalisti, è stato assolutamente coerente. Sia quando Renzi era “il nuovo che avanzava”, che quando è stato l’uomo più potente d’Italia, Scanzi ha assiduamente palesato il suo profondo scetticismo verso la dialettica renziana ed il “renzismo di governo”.

La ciliegina sulla torta dell’anti-renzismo è stata posta(ta) il giorno seguente alla debacle referendaria del 4 dicembre 2016, direttamente sulla sua pagina Facebook: per celebrare la vittoria del “No” alla riforma costituzionale, ha pubblicato un balletto sulle note di “Another Brick in The Wall” dei Pink Floyd, con tanto di gesto dell’ombrello ai danni del premier.

Non contento, ha poi inviato un sms all’ex leader del Partito Democratico che recitava così: “Ciao Matteo. Sei stato il peggior presidente immaginabile, circondato dalla peggiore classe dirigente immaginabile. Quando esci, chiudi la porta. E – se ce la fai – non tornare. Un caro saluto: a te, Sensi, Carrai, Benigni, il Volo, Andrea Romano e Zucconi. Ah, dimenticavo: se gli avanza tempo, puoi dire a Jim Messina se può diventare anche lo spin doctor di Murray, così in dieci giorni esce dai primi 100? Ci terrei. Stammi bene. E grazie per tutte le belle parole che hai sempre dedicato a noi del Fatto”.

 

4 marzo 2018: niente “Renzusconi”, arrivano il “Salvimaio” e lo Scanzi di Governo

In una fase nella quale un governo a stampo Salvini gode di un consenso superiore al 60%, un giornalista che si professa culturalmente di sinistra, affezionato a Berlinguer, ai testi di Gaber e De André, non dovrebbe incorrere in chissà quali difficoltà a compiere il proprio mestiere. Scanzi invece, da quando governano “gli altri”, sempre più spesso si imbatte in assordanti silenzi. Un evidente sintomo di complicità e imbarazzo.

Quando Farinetti ad Otto e Mezzo, gli chiede, ironicamente, se si definisse marxista, il giornalista risponde “direi proprio di no”. Ci eravamo arrivati, tranquillo Andrea.

Da quando governano i gialloverdi, nella lista dei “paraculati” da Scanzi sono stabilmente entrati due nuovi membri: Mimmo Lucano e Roberto Saviano. L’autore di Gomorra viene posto allo stesso livello di Salvini, per effetto di una nuova democristianità tutta scanziana. Salvini e Saviano sono reputati “l’uno l’opposto dell’altro”: due facce della stessa medaglia.

Eppure, con Salvini il giornalista del Fatto Quotidiano sta vivendo un’interminabile luna di miele, quasi fosse accecato dal consenso di cui gode il leader della Lega in questi mesi. Su Saviano al contrario ironizza, come se fosse un Brunetta o uno Sgarbi qualunque, perché l’autore di Gomorra ha osato affermare che “certe azioni di questo governo sono pericolose per la democrazia”.

Caro Saviano, come ti permetti di porre certe accuse? Al governo non c’è mica più il PD!

Scanzi sbeffeggia clamorosamente chi parla di “rischio democratico”, e non a caso un altro punto in comune con Salvini sono le critiche perenni a Mimmo Lucano. Nel suo ultimo post su Facebook ne parla così: “Il fatto che la sinistra si sia ridotta a elevare uno così a mito contemporaneo la dice lunga su quanto sia alla canna del gas. Accontentatevi pure di questi vessilli posticci, compagni”.

Peraltro, il giornalista del Fatto Quotidiano non fa che elogiare la comunicazione di Salvini, come se ci volesse un genio a capire che si tratta di una strategia comunicativa estremamente efficace. Si scorda però di essere un giornalista e si accontenta della persuasione e della narrazione. Comprensibilmente, verrebbe da dire, dal momento che non potrà mai spingersi più di tanto nel merito.

In effetti, egli non può soffermarsi troppo sulle azioni di Governo: non può aprire bocca sulla nave Diciotti o Aquarius, sugli sgomberi del Centro Baobab, sui tagli agli SPRAR, sul condono edilizio e su quello fiscale, su una manovra-vergogna che ci impone delle clausole di salvaguardia fuori da ogni logica (per giunta a seguito di un’imbarazzante figura con la Commissione europea).

Lui non vede e non sente. Il motivo è molto semplice: ha finito le cartucce su “Renzusconi”. L’egocentrismo intergalattico di Scanzi non gli permetterà mai di mettere in discussione il suo credo. Egli parte dal presupposto che il governo Renzi è stato il peggiore della storia della Repubblica e l’ex sindaco di Firenze il peggior Presidente del Consiglio; pertanto ogni esecutivo, a prescindere da tutto, non potrà che far meglio.

Se le figure barbine fatte da Di Maio (su tutte gli annunci in “pompa magna” di impeachment a Mattarella e la presunta abolizione della povertà) le avesse fatte un Guerini o un Marcucci, per non dire Renzi o la Boschi, a quest’ora Scanzi sarebbe a fare spettacoli teatrali da mattina a sera su quello che, senza mezzi termini, definirebbe “un orrido scempio”.

Non è un caso che, sull’attuale governo, in più di una occasione abbia dichiarato “a me questo governo non piace, darei un 5/5.5, però…” che ricorda tanto un altro grande classicoio non sono razzista, ma questi neg**…”.

Il suo parere più vigoroso e sincero si coglie al minuto 3.20 di questo video: “Io non appartengo minimamente a coloro che scrivono che questo è il Governo più di destra e più fascista della storia repubblicana; è un’emerita cazzata, totale”. L’abbiamo capito Andrea. Non a caso, hai completamente ignorato il “decreto sicurezza”, una misura che per te evidentemente non esiste. Chissà se, prima di esporti, attendi una sentenza della Consulta che ne sancisca l’incostituzionalità.

Scanzi non teme le azioni sovversive di Salvini forse perché egli stesso gode nel placare a ritmi di ban gli autori di ogni commento che si dissocia dallo “scanzino ammaestrato” medio.

Un’altra vetta toccata dal nostro Andrea da Arezzo si è avuta quando, sempre con un post su Facebook, non si è fatto problemi a criticare il senatore De Falco per la sua posizione di “dissidente” all’interno dei 5S: in fondo, che vuoi che sia un condono edilizio? Su, caro De Falco, vuoi davvero che tornino “quelli di prima”?

Esattamente, gentile Scanzi, viene allora da domandarsi quale fosse il tuo reale pensiero quando Renzi (in un modo da molti considerato ignobile) ha rimosso i membri della commissione Affari Costituzionali della Camera, tra i quali Bersani, Bindi e Cuperlo, per agevolare l’approvazione dell’Italicum? Perché in quella circostanza reprimere le posizioni di dissenso di alcuni parlamentari di minoranza era una vergogna e oggi invece non più?

Bispensiero, o bipensiero è un termine in neolingua coniato da George Orwell per il suo libro di fantascienza distopica 1984, utilizzato dal Partito del Grande Fratello per indicare il meccanismo psicologico che consente di credere che tutto possa farsi e disfarsi: la volontà e la capacità di sostenere un’idea e il suo opposto, in modo da non trovarsi mai al di fuori dell’ortodossia, dimenticando nel medesimo istante, aspetto questo fondamentale, il cambio di opinione e perfino l’atto stesso del dimenticare” (Wikipedia).

Forse, più semplicemente, Scanzi potrebbe prendere esempio da Giannini: Direttore di Radio Capital, dichiaratamente di sinistra. Se non si fece problemi in passato a criticare più volte Renzi ed il suo governo, oggi non si vergogna affatto ad attaccare, nel merito, l’attuale maggioranza. Se la politica non è calcio, i giornalisti non siano ultras.

Un piccolo auspicio

Caro Andrea, non diventare vittima del tuo personaggio. Torna tra noi e abbi il coraggio di mettere in discussione, prima di tutti, te stesso. Se persisti con il tuo “gialloverdismo” e “allorapiddismo” imperante, che credibilità potrai avere quando, tra qualche mese o anno, per giustificare una perdita di consenso degli attuali governanti, sarai costretto ad esporti in modo radicalmente diverso?

Sperando di poter presto dire: “Buongiorno Scanzi. Dormito bene?”

Con tutto l’affetto possibile,

Michele Seremia

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Michele Seremia

Nato a Fiesole il 25/02/1993, sono iscritto al corso magistrale di Scienze Politiche - Politica, istituzioni e mercato. Fedelmente al mio percorso di studi seguo con sinistro interesse la politica nel suo complesso, con patologica fissazioni per elezioni e campagne elettorali. D'estate mi trasformo in casellante. Autunno, inverno e primavera tifo Milan.
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Michele Seremia

Nato a Fiesole il 25/02/1993, sono iscritto al corso magistrale di Scienze Politiche - Politica, istituzioni e mercato. Fedelmente al mio percorso di studi seguo con sinistro interesse la politica nel suo complesso, con patologica fissazioni per elezioni e campagne elettorali. D'estate mi trasformo in casellante. Autunno, inverno e primavera tifo Milan.
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