24 anni di campagne elettorali di Silvio Berlusconi e quelle promesse sul fisco

In vista delle elezioni politiche del 4 marzo, Silvio Berlusconi ha rispolverato quella promessa fatta ai tempi della sua “discesa in campo”, quando, per quanto riguarda la riforma fiscale, promise una flat tax al 30% (un sistema di imposte proporzionale e non progressivo, a meno che non sia accompagnato, in quest’ultimo caso, da deduzione o detrazione fiscale). Negli anni, il leader di Forza Italia è passato poi all’impegno di introdurre due aliquote Irpef, per arrivare, nel 2011, a dichiarare che “il nostro cuore gronda sangue”, per aver messo mano nel portafoglio degli italiani. Ripercorriamo i 24 anni di promesse riguardanti la riforma dell’amministrazione finanziaria non mantenute da Berlusconi, da prendere in considerazione prima di recarsi alle urne il prossimo 4 Marzo.

Era il Febbraio del 1994 quando l’allora cinquantottenne Silvio Berlusconi, con un messaggio televisivo preregistrato (della durata di 9′) che fu trasmesso (almeno parzialmente) da tutti i telegiornali delle reti televisive nazionali, annunciava il suo ingresso in politica, rinunciando alle cariche fino ad allora occupate all’interno di Fininvest S.p.a. Il suo programma elettorale per il neonato partito Forza Italia si annoverava in 45 punti, e per quanto riguarda il tema della fiscalità, l’idea fu da subito chiarissima: “meno tasse per tutti”. La proposta si sostanziò in tre punti programmatici: aliquota Irpef non superiore al 30%, riduzione delle aliquote Iva di allora a 2 e riduzione delle 200 tasse a non più di 10. Le promesse sono sicuramente allettanti (dentro e fuori il tema della fiscalità), tant’è che Berlusconi vince le elezioni, e nella primavera dello stesso anno, è chiamato a formare il primo dei sui governi: l’ispiratore di quella che era la riforma della flat tax in senso più proporzionale, Antonio Martino, finirà però al Ministero degli Esteri, mentre quello dell’Economia sarà occupato da Giulio Tremonti. Per giustificare la non realizzazione di quanto proclamato in campagna elettorale, Berlusconi dirà che la colpa è dei suoi alleati, che non gli hanno consentito di realizzare quanto annunciato. Il resto è storia: qualche mese più tardi la Lega, inizialmente alleata di Forza Italia, passerà all’opposizione, in aperta polemica con la riforma delle pensioni proposta dal governo, costringendo l’ex Cavaliere a rassegnare le dimissioni. Tornerà in maggioranza nel 2001, quando la Casa delle Libertà, rientrerà a far parte della nuova maggioranza di governo. La marcia verso la meta si inaugura l’anno prima, quando, oltre alla fondazione del nuovo partito, Berlusconi riempirà di vane promesse i titoli di giornali e notiziari. Signori e signore, si cambia: non più dieci tasse, ma solo otto; due aliquote per le persone fisiche, una soltanto per le imprese; via la tassa di successione e sulle donazioni. La sera dell’8 Maggio a Porta a Porta, sottoscrive il Contratto con gli italiani (recentemente sottoscritto nuovamente, seppur con le opportune modifiche, ancora a Porta a Porta, la sera di Mercoledì 14 Febbraio), nel quale l’allora leader dell’opposizione si impegnava a varare alcune riforme, riassunte in cinque punti, se avesse vinto le successive elezioni politiche: secondo il Contratto, la mancata realizzazione di almeno 4 punti proposti, avrebbe comportato per Berlusconi l’impossibilità di ripresentarsi alla seguente tornata elettorale. La riforma del fronte fiscale è una bomba, lanciata dritta nello stomaco degli italiani: esenzione totale dei redditi fino a 22 milioni di lire, riduzione al 23% per i redditi fino a 200 milioni di lire, riduzione al 33% per i redditi sopra i 200 milioni di lire (tutto calcolati su base annuale). Silvio Berlusconi rivince le elezioni, ma anche a questo giro finisce tutto con un nulla di fatto, eccezion fatta per l’imposta sulla successione, che si, viene abolita: L’Espresso, calcolerà poi in 9,8 miliardi il risparmio per ognuno dei suoi cinque figli grazie all’abolizione della legge. Il 17 Febbraio del 2004, da Presidente del Consiglio in carica, durante una conferenza stampa a Palazzo Chigi ammette: “se le tasse vanno oltre il 50% allora è morale evaderle”. Il tempo passa, e il 22 Aprile del 2005, per colui che aveva più volte insistito sulla perentorietà di una riforma fiscale, arriva il rinvio a giudizio nel processo Mediaset sulla compravendita dei diritti tv, che si concluderà nel 2013 con una condanna in via definitiva per frode fiscale a quattro anni di reclusione, e che lo porterà, per effetto della legge Severino, a decadere da senatore e all’integrazione perpetua dai pubblici uffici. Ma è il tempo di una nuova campagna elettorale e, nell’Aprile del 2006, durante l’ultimo faccia a faccia televisivo con Prodi, promette, fra le altre cose, di abolire l’imposta sulla prima casa (Ici). L’ex Cavaliere è sicuro della vittoria, e durante la chiusura della sua campagna elettorale in Piazza del Plebiscito a Napoli, arringa la folla: “Volete affidare il vostro futuro agli eredi di Stalin? Con la sinistra più tasse per le clientele. Vinceremo perché non siamo coglioni.”. Vince quindi la coalizione di centrosinistra (l’Ulivo), che però cadrà poco dopo, nel Gennaio 2008, non prima di aver ripristinato quella tassa sulle successioni, a sua tempo abolita dal governo Berlusconi. È quindi già tempo di una nuova campagna elettorale, combattuta con le promesse di abolire l’Ici, arrivare ad una eliminazione progressiva dell’Irap, avere la possibilità di versare l’Iva solo dopo aver realmente incassato quanto riportato in una fattura. Niente viene rispettato, dopo che, ad Aprile, Berlusconi è chiamato a formare un nuovo governo. Ci sarà però un’eccezione, anche a questo giro: si tratta dell’abolizione dell’Ici (sbandierata almeno in due campagne elettorali), che verrà salutata dall’inserimento in normativa della Robin Hood Tax, ossia quella tassa che ricadrà sugli utili delle imprese energetiche, banche ed assicurazioni, e che sarà in gran parte pagata dai consumatori, come rilevato successivamente dall’Authority per l’energia: nel 2015 verrà dichiarata incostituzionale. Negli anni seguenti, l’Ocse segnalerà l’Italia al terzo posto fra i Paese industrializzati per pressione del fisco. “Il nostro cuore gronda sangue”, afferma Silvio Berlusconi nell’Agosto del 2011, dopo aver approvato una manovra che tagliava i fondi agli enti locali, aumentava le accise sul tabacco e la Robin Tax sul settore energetico, oltre a introdurre un contributo di solidarietà a carico di dipendenti, lavoratori autonomi e pensionati che rientravano nella fascia dei redditi più alti. Nel Novembre del 2011 Berlusconi salirà al Quirinale per rassegnare le dimissioni: in quello stesso mese lo spread arriverà a quota 574 punti, mentre sempre l’Ocse comunicherà che la pressione fiscale si attesta attorno al 43%, contro il 38,7% del 1994. Se il cuore di Berlusconi e dei suoi colleghi di partito ha grondato sangue, figuriamoci quello degli italiani.

A cura di Sacha Tellini


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Immagine di copertina: Berlusconi_occhiali (1) Credit by: http://stradeonline.it Licenza: CC BY2.0

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Sacha Tellini

Nato il 12 Febbario 1991 a Bagno a Ripoli (FI), ho alle spalle una formazione nel mondo della comunicazione: prima ho conseguito la laurea in Comunicazione, Media e Giornalismo presso la facoltà di Scienze Politiche "Cesare Alfieri" di Firenze, poi ho concluso un Master in Pubblicità Istituzionale, Comunicazione Multimediale e Creazione di Eventi, presso la facoltà di Lettere e Filosofia, sempre a Firenze. Amante della semplicità e animato da un forte spirito di condivisione, mi piace andare alla ricerca di novità che portino curiosità all'interno della mia vita.
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